tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/20/giornata-api-rischio-estinzione-pesticidi-notizie/8392154/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=fatto-for-future&utm_term=2026-05-20

Pesticidi, cambiamenti climatici: tutti i fattori che mettono a rischio le api, anche di estinzione
dall'articolo di Elisabetta Ambrosi: "Minacciate dai cambiamenti climatici ma ancor di più dai pesticidi. Oltre 20.000 specie di api, tante sono quelle conosciute a livello globale, sono a rischio. Ma le più vulnerabili, spiega nella Giornata mondiale dedicata a questo prezioso insetto Silvia Visca, responsabile biodiversità di Greenpeace, “non sono tanto le api mellifere (da miele), allevate in maniera sia intensiva che estensiva. A differenza infatti di qualche anno fa, i dati e le conoscenze attuali raccontano questa realtà: le specie di api più in pericolo sono quelle selvatiche e non solo la mellifera, tanto che l’IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura), l’ente che si occupa di catalogare le specie minacciate, ha evidenziato come su 1.100 apoidei selvatici noti in Italia 151 siano a rischio e 34 a rischio concreto di estinzione o prossimi ad esso. Può sembrare un numero piccolo ma a livello ecosistemico è drammatico”.
Un collasso invisibile che impoverisce le comunità
Quello delle api è un collasso poco visibile e che dunque colpisce poco l’opinione pubblica. Eppure, come spiega in un rapporto l’European Environment Agency, gli impollinatori selvatici sono essenziali per la resilienza degli ecosistemi e la produzione alimentare, visto che circa l’84% delle specie coltivate in Europa dipende dall’impollinazione degli insetti. La drastica perdita di impollinatori selvatici, tra cui api selvatiche, sirfidi, farfalle e falene, mette a grave rischio il servizio di impollinazione con gravi ripercussioni e sulla natura e sulla sicurezza alimentare. E soprattutto nelle comunità più vulnerabili, denuncia il saggio pubblicato a maggio sulla rivista Nature, il declino delle specie di impollinatori locali esacerba i tassi di povertà e la carenze di micronutrienti, come nelle comunità di piccoli agricoltori del Nepal da cui parte lo studio."
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