tratto da https://ambientenonsolo.com/e-bbasta/
E bbasta!

Siamo immersi nell’energia, ma continuiamo a importarla
di Angelo Tartaglia (ingegnere nucleare e fisico. Già professore di fisica presso il Politecnico di Torino. Si occupa da anni di sostenibilità e di comunità energetiche rinnovabili).
Il nostro paese dipende da altri per il 75% del suo fabbisogno energetico (1) e questa dipendenza comprende l’importazione diretta di petrolio e gas, oltreché quella di energia elettrica generata altrove. Da qui i guai connessi con le guerre e il tormentone su “Da chi compriamo? Da questi o da quelli? E sono buoni o sono cattivi?”.
Petrolio e gas provengono comunque da “serbatoi” sotterranei riempiti nel corso di milioni di anni e che noi svuotiamo in pochi anni per trasferirne il contenuto in atmosfera (dopo avergli fatto attraversare qualche motore o combustore). Ai primi di aprile del corrente anno il contenuto di CO2 in atmosfera ha raggiunto le 433 parti per milione (2) (nel 1960 erano meno di 320) continuando a crescere a ritmo accelerato. Ovviamente qualunque serbatoio, man mano che vi accedo, si svuota e in effetti, per quanto riguarda gli idrocarburi fossili, le “riserve” economicamente accessibili potrebbero durare ancora qualche decennio: tantissimo per chi è prigioniero del “qui e ora” e poi “Perché dovrei preoccuparmi dei posteri? Cos’hanno mai fatto i posteri per me?” (3).
Adesso la guerra nel golfo ci mette anche più in difficoltà manifestando in forma acuta la nostra dipendenza. In questa situazione chi ha responsabilità decisionali si inventa la necessità di “differenziare le fonti” senza nulla cambiare nell’impostazione di fondo. Ecco quindi il rilancio di una “quota di nucleare”: anche in questo caso la materia prima (uranio): a) dipende da altri e la dobbiamo importare; b) se davvero il nucleare divenisse una fonte importante del fabbisogno globale la durata economicamente accettabile dei giacimenti sarebbe comparabile con quella del petrolio. Poi, piccolo dettaglio, la fissione lascia un’eredità nociva che resta tale per migliaia di anni, in forma di residui radioattivi (“Perché dovrei preoccuparmi… etc.”).
Il colmo dell’assurdo però è che in sé l’energia non ha alcun bisogno di essere importata. Noi nell’energia ci siamo immersi; tutt’al più il problema che abbiamo è quello di convertirla localmente, dalla forma in cui si presenta, in elettricità o calore: insomma abbiamo bisogno di impianti di conversione e di distribuzione, mentre la materia prima non è una merce da acquistare chissà dove.
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