tratto da https://ambientenonsolo.com/il-ritorno-dei-nazionalismi/
Il ritorno dei nazionalismi

di Fabio Cavallari
[Gli articoli di Fabio Cavallari per Ambientenonsolo]
Ogni epoca ha la sua paura. La nostra è la paura della perdita. Perdita di controllo, di identità, di orientamento. Quando questa paura cresce, la politica cerca un oggetto a cui affidarla. Oggi quell’oggetto ha un nome antico. Nazione.
Il nazionalismo non nasce soltanto da un progetto politico. Nasce da un sentimento. Dalla percezione che il mondo si sia allargato troppo e che dentro questo allargamento qualcosa di familiare si stia dissolvendo.
La sovranità, in questo contesto, diventa una promessa emotiva prima ancora che giuridica. Non indica solo la capacità di uno Stato di decidere. Indica l’illusione che esista ancora un luogo dove il disordine del mondo possa essere fermato.
La nazione appare allora come un recinto rassicurante. Un dentro riconoscibile, un fuori da cui difendersi.
È una risposta che parla alla parte più profonda della psicologia collettiva. Quando l’incertezza cresce, le società cercano simboli di appartenenza più netti. La bandiera diventa un rifugio. Il confine diventa un argine.
La psicanalisi conosce bene questo movimento. Quando il soggetto si sente attraversato dall’angoscia tende a restringere il proprio campo simbolico. Riduce il mondo a uno spazio più controllabile. Trasforma l’insicurezza in identità.
Nessun commento:
Posta un commento