tratto da https://ambientenonsolo.com/il-metano-non-e-un-amico-perche-e-una-minaccia-per-clima-e-salute-e-cosa-fare-entro-il-2030/
Da combustibile “ponte” a problema climatico
Per anni il metano è stato raccontato come energia “pulita” di transizione. Oggi quella narrazione non regge più: è un gas serra potentissimo, con un potenziale di riscaldamento fino a 85 volte superiore alla CO₂ nel breve periodo. Le perdite lungo filiere di estrazione, trasporto e uso finale (le cosiddette emissioni fuggitive) amplificano ulteriormente l’impatto climatico.
Secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), oltre un terzo del riscaldamento globale già registrato è attribuibile proprio al metano. Le concentrazioni atmosferiche continuano a crescere e, in Italia, misure recenti indicano valori tra i più alti mai osservati.
Picco in Pianura Padana: il peso dell’agro-zootecnia
Il problema non riguarda solo l’energia. Circa due terzi del metano emesso dall’uomo deriva dal sistema agroalimentare: fermentazione enterica degli allevamenti, gestione dei liquami, risaie allagate e rifiuti organici in discarica.
In Italia:
- 46% delle emissioni di metano proviene dall’agricoltura
- la Pianura Padana è l’area più critica
- la Lombardia da sola produce circa 230.000 tonnellate/anno, oltre il 30% del totale nazionale
A febbraio si è registrato il picco più alto di sempre nell’area padana, confermando un trend in crescita che preoccupa sia per il clima sia per la qualità dell’aria.
Non solo clima: il legame con l’inquinamento
Il metano è anche il principale precursore dell’ozono troposferico, responsabile dello smog estivo. Ridurne le emissioni significa quindi agire contemporaneamente su:
- cambiamento climatico
- qualità dell’aria
- salute pubblica
Il ritardo delle politiche italiane
L’Italia ha aderito al Global Methane Pledge, che prevede una riduzione del 30% entro il 2030. Tuttavia, mentre l’Unione europea ha già introdotto norme sul metano nel settore energetico, il settore agricolo – principale fonte – resta sostanzialmente fuori dalle politiche nazionali.
Il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) prevede per l’agricoltura una riduzione delle emissioni di appena 2% al 2030, un obiettivo considerato insufficiente.
La proposta di Legambiente: un piano nazionale sul metano
A Milano, presso Cascina Nascosta, Legambiente ha presentato i risultati della campagna “MetaNO! Coltiviamo un Altro Clima”, proponendo un Piano nazionale per la riduzione delle emissioni di metano in agricoltura.
L’obiettivo è ambizioso ma realistico: -26% di emissioni entro il 2030, attraverso una doppia strategia.
1. Mitigazione immediata (retrofit)
- miglioramento dell’alimentazione animale
- selezione genetica
- gestione più efficiente dei liquami
- sviluppo del biometano agricolo a basse emissioni
2. Transizione agroecologica
- riduzione del numero di capi, soprattutto in Pianura Padana
- passaggio a modelli estensivi nelle aree interne
- valorizzazione delle produzioni di qualità (“meno ma meglio”)
- cambiamento delle pratiche agricole, come:
- irrigazione alternata nelle risaie
- rotazioni e diversificazione colturale
Un cambio di paradigma necessario
Il Piano non si limita alla tecnologia: propone un ripensamento del sistema agroalimentare. Come sottolinea Legambiente, la transizione deve integrare:
- politiche agricole (PAC)
- energia e rinnovabili
- gestione dei rifiuti organici
- economia circolare
Ridurre il metano significa anche ridurre ammoniaca, polveri sottili, nitrati e consumi idrici, con benefici diffusi per ambiente e salute.
Una scelta urgente
La crisi climatica e quella energetica stanno convergendo. Continuare a considerare il metano come soluzione significa ritardare la transizione.
Affrontarlo come problema, invece, è una delle leve più rapide ed efficaci per raffreddare il pianeta e migliorare la qualità dell’aria.
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