La questione più delicata riguarda le modalità con le quali, fino ad ora, è avvenuto lo smaltimento delle rocce e del terreno proveniente dallo scavo di Cravasco. La procura vuole accertare se le operazioni siano avvenute nel pieno rispetto delle leggi, senza quindi causare pregiudizio alla salute dei residenti. Il Cociv finora ha sostenuto in un comunicato che tutte le operazioni svolte dopo il ritrovamento di rocce amiantifere “si sono svolte nel pieno rispetto del piano di lavoro approvato dagli enti preposti, finalizzato ad evitare che da queste stesse attività scaturissero danni per i lavoratori e i cittadini. Le terre sono state immediatamente trattate con un prodotto incapsulante e dopo averle riposte negli appositi big bag, sono state trasportate in discarica autorizzata con camion, garantendo l’apposita copertura dei carichi”.
Implicitamente si ammetteva l’esistenza di rocce amiantifere negli scavi. Il sospetto della procura è che le ditte subappaltatrici incaricate dello smaltimento del materiale amiantifero (che fanno capo alla romana HTR, leader nel settore ambientale), abbiano aggirato le rigide norme sullo stoccaggio e il trasporto delle rocce pericolose. Le risultanze delle perizie confermano il rischio per la salute umana insito nel cantiere della Tav a Cravasco, che è fermo da un paio di mesi. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/19/terzo-valico-nel-cantiere-concentrazioni-di-amianto-fuori-norma-si-indaga-su-smaltimento/2050082/