domenica 31 gennaio 2016

Eolico selvaggio: la speculazione territoriale più estesa dopo quella edilizia degli anni ’60

L’eolico selvaggio nasce grazie a un peccato originale: la programmazione di incentivi spropositati prima ancora di qualsivoglia informazione, confronto, regole o pianificazione.

Tutto ciò è stato impedito e ostacolato nel tempo grazie all’auto-alimentazione della lobby eolica, che ha “reinvestito” quote degli enormi profitti derivati dagli incentivi in azioni di condizionamento delle istituzioni, trasformando quella che era una opzione di energia pulita – ma con tutti i limiti di produzione e di sostenibilità da valutare – inuna colossale speculazione territoriale, la più estesa dopo quella edilizia degli anni ’60. Inoltre, di fronte alla mancanza di regole, si è proceduto all’emanazione di norme quadro nazionali strumentalmente tardive – solo nel 2010 – e per di più con ulteriori, ampi margini di deregolamentazione del settore, arrivando a consolidare l’attribuzione di “pubblica utilità” per i progetti autorizzati a dei privati, con la possibilità di contemplare procedure di esproprio tipiche, appunto, delle opere pubbliche. Paradossalmente ciò ha comportato il condizionamento al contrario delle regole urbanistiche: ad esempio, l’aborto di vincoli e pianificazione o perfino di aree protette, i parchi veri, per fare posto ai parchi finti, quelli eolici, disseminati nel Mezzogiorno.
Anche i Piani paesaggistici sono rimasti in ostaggio e malgrado i danni già prodotti su vasta scala, la lobby continua a invocare altri sussidi che si tradurrebbero in un nuovo disastro con altre centinaia e centinaia di macchine eoliche.
Un processo ingovernato e riferito a null’altro che non alla libera iniziativa di “prenditori” che per quasi un quindicennio hanno presentato progetti a raffica ingolfando gli uffici competenti, del tutto inadeguati e incapaci, e con la perenne minaccia del ricorso al TAR in caso di rigetto. Come se non bastasse hanno poi inventato il mini eolico – che in realtà tanto “mini” non è – con la possibilità di realizzare macchine eoliche singole di qualche centinaio di KW e fino a 1 MW (macchine prossime ai 100 metri di altezza complessivacon semplice Dichiarazione di Inizio Attività (oggi PAS, Procedura Abilitativa Semplificata). Questa è un’ulteriore sciagura, con lo strumentale spacchettamento di potenze sottratte alla pur blanda verifica ambientale precedente e alle convenzioni con i Comuni.

In sostanza, invece di realizzare 2 macchine da 2,5 MW, con qualche prestanome ne realizzi 5 da 1 MW o 10 da 0,5 MW.

La prima vittima della frenesia eolica nelle regioni meridionali è stata la trasparenza dei procedimenti, con tutto quello che ne consegue per la valutazione di progetti lucrosissimi e privi di rischio di impresa che valgono milioni di euro all’anno. In tutto il Mezzogiorno e nelle isole sono nate improvvisamente come funghi centinaia di srl, spesso con sedi legali estere, per mimetizzarsi con opacità negli intrecci societari. Perfino le mafie hanno avuto partita facile nel business eolico privo di regole, in contesti territoriali dove per altri lavori irrisori si applicano formule di controllo ben più rigide. Le conseguenze sono quelle che la LIPU e altre associazioni o comitati sensibili alle sorti del territorio denunciano da anni. Ecosistemi agricoli e pastorali umiliati e trasformati in piantagioni di acciaio con la frammentazione del territorio a cui hanno contribuito anche le cosiddette opere accessorie: elettrodotti, piste, stazioni elettriche e relativo degrado territoriale. Mega elettrodotti, come il Bisaccia-Deliceto, sono stati proposti o realizzati nel tentativo di compensare una produzione elettrica imprevedibile, e quindi di scarsa qualità, allocata in aree prima ben conservate, con una magliatura elettrica quasi inesistente e per giunta distante dai centri di domanda energetica.
La biodiversità è stata duramente colpita addirittura nei suoi santuari: popolazioni di nibbio reale sono state azzerate, progetti eolici vergognosamente proposti o realizzati a ridosso di importanti siti di nidificazione di cicogna nera, aquila reale, falco lanario e altre specie rare senza contare le conseguenze su vasta scala per uccelli migratori, pipistrelli e altre specie tipiche dei sistemi pastorali. Si assiste cosi alla follia tutta italica: grazie all’eolico, ad Aquilonia (il cui nome è già un programma) scompare un sito di svernamento di nibbi reali più importanti d’Italia che contava un centinaio di esemplari. E invece, mentre in Irpinia come in Basilicata si distruggono le roccaforti di nidificazione di questa specie, in Toscana e nelle Marche, si cerca di salvarle con la reintroduzione di esemplari e con programmi di promozione turistica legati ad animali simbolo di grande bellezza.
Le aree archeologiche o storiche e i piccoli centri urbani con i loro paesaggi rurali vengono profanati e assediati perdendo il loro contesto identitario trasformato in accozzaglia di macchine industrialiIl celebrato paesaggio italiano e quello del centro sud in particolare, primario bene collettivo e valore inalienabile, che nessun cinese avrebbe mai potuto comprare o copiare,spazzato via e ridotto meschinamente a mero contenitore di speculazioni a vantaggio dei soliti noti. Fiumi di denaro hanno in gran parte favorito “investitori” e brevetti esteri, anche cinesi, con buona pace della vera green economy fatta di piccoli artigiani o agricoltori ormai al collasso. Perfino sul piano sociale, le vulnerabili democrazie dei piccoli centri rurali sono state soggiogate e condizionate dall’abbaglio di royalties che poi si sono tradotte in briciole e, con la normativa odierna, azzerate.
Infine, l’analisi energetica è impietosa: malgrado il tappezzare di eolico ovunque, a costi altissimi, il contributo di questa fonte non arriva nemmeno al 5% del fabbisogno elettrico. Ma se lo andiamo a rapportare all’intero fabbisogno energetico (comprensivo di trasporti, riscaldamento, eccetera) l’eolico consegue un misero 1,4%! E questo pur in presenza di una situazione favorevole di depressione della domanda energetica e quindi di maggiore penetrazione delle rinnovabili nel mix complessivo. Valeva la pena una riflessione preventiva prima di devastare molte delle aree più delicate e preziose del Paese? E ancor più oggi, alla luce di questo scandalo, perché si vuole silenziosamente continuare a foraggiare questa immane speculazione e devastare quello che rimane di un bene cosi prezioso?
Dopo l’era dei Certificati Verdi della durata di 15 anni, nel 2012 il Governo Monti aveva cambiato il sistema di sussidi alle rinnovabili elettriche non fotovoltaiche – eolico, biomasse, solare termodinamico e mini idro, che pure sta sfasciando tanti corsi d’acqua – introducendo le aste annuali per i tre anni successivi, onde accedere a sussidi di durata addirittura ventennale, quindi con una base suscettibile di possibile riduzione in base alle offerte delle società partecipanti sulla scorta dei progetti candidati già autorizzati. Con lo scorso anno, l’ultimo previsto, tale processo sembrava ormai chiuso, sia per l’esaurimento delle risorse programmate, per altro in periodo di crisi, che per il caotico superamento degli obiettivi comunitari di contributo rinnovabile elettrico al 2020 già nel 2012, con 8 anni di anticipo. Infatti era previsto il 17% di rinnovabile nel sistema energetico, con il 26% nel solo comparto elettrico. Non è un caso che, proprio per giustificare il superamento di tale obiettivo comunitario,l’Italia ha fatto finta di dotarsi di una cosiddetta “strategia energetica nazionale” con il semplice intento di fornire un assist giustificativo ed elevare, di propria sponte, tale soglia al 36-38% che però è stato anch’esso superato per mera inerzia nel caos energetico, per la crisi che si riverbera sui consumi e per la fuga all’estero di produzioni energivore. Lo scorso anno tutte le rinnovabili elettriche hanno contribuito per oltre il 37% ma grazie soprattutto ai grandi bacini idroelettrici, che da un secolo caratterizzano l’Italia e che da tempi immemorabili non sono più sussidiati. Nel 2014 il sistema idroelettrico, nonostante la trascuratezza della sua manutenzione, ha contribuito – da solo – a metà di questa produzione nazionale da FER. E, scandalosamente ma silenziosamente, non è parimenti un caso che quest’anno, in presenza di bacini idroelettrici pieni, si stia tenendo la produzione da tale fonte con il “freno a mano tirato” a un meno 20%, in nome di una prontezza di intervento per compensare le erratiche produzioni eoliche ma, di fatto, mantenendo una soglia di rinnovabile più bassa a giustificazione di altro eolico!
Non ci sarebbe più territorio da perdere. Intanto, però, è stato approvato il Decreto Ministeriale per nuovi incentivi alle rinnovabili elettriche non fotovoltaiche, da assegnare in larga parte ai grandi impianti eolici. 
Provocatoriamente, di fronte a questa truffa legalizzata, i soldi dovrebbero essere impegnati per smantellarle, le torri eoliche.
Ora invece il nuovo Decreto è stato impacchettato dal Governo ed è pronto per sovvenzionare ulteriori nuovi impianti, soprattutto eolici ma anche biomasse ed altro con ulteriori due aste annuali. Il Decreto Ministeriale Rinnovabili è stato invocato dall’ANEV – associazione di categoria che incredibilmente fu riconosciuta anche come associazione ambientalista – e predisposto da quella politica ormai genuflessa a tali istanze, allo scopo di riaprire i cordoni della borsa per i sussidi a nuovi impianti industriali rinnovabili.
Non rimaneva che l’ultimo passaggio, l’approvazione in Conferenza Stato Regioni, dove i rappresentanti delle Regioni, soprattutto quelle più martoriate e che rischiano di subire ulteriori aggressioni, avrebbero dovuto respingerlo senza appello, se davvero avessero avuto a cuore la propria terra, magari invocando un dirottamento di quelle risorse verso opzioni non impattanti, ad esempio nel trasporto pubblico. Invece, il 5 novembre scorso il provvedimento ha avuto l’ok delle Regioni e la moltitudine di impianti eolici, grandi e meno grandi, già autorizzati – o che, non a caso, hanno intrapreso i procedimenti autorizzativi farsa – continueranno a seppellire i nostri territori e ad arricchire i notabili di sempre, mentre le stesse Regioni continueranno a versare lacrime di coccodrillo. Ci sono solo blande speranze che in sede comunitaria, dove è richiesta una approvazione, vengano mossi dei rilievi per la palese violazione della legislazione comunitaria sugli aiuti alle imprese o che i tempi dilatati favoriscano l’esaurimento delle risorse residue.

Oggi in Italia sono disseminati oltre 9.000 MW, ma non si riescono a conteggiare le potenze installate con impianti “singoli” da 1 MW o meno.

Questa potenza di targa è installata con un numero di macchine anch’esso scandalosamente occulto, ma sono stimabili circa 7000 macchine. Infatti l’anagrafe degli impianti rinnovabili, in primis eolico e fotovoltaico, da sempre invocata dalla LIPU, è rimasta lettera morta e non è un caso: nella mancanza di informazioni e nell’occulto si possono perpetrare meglio le peggiori nefandezze. Con una anagrafe di tali impianti si permetterebbe anche un controllo sociale di tali insediamenti da parte della popolazione che, con qualche semplice click al computer, potrebbe accedere a informazioni relative a una centrale energetica e alla coerenza tra ciò che vede realizzato e ciò che è stato autorizzato e da chi! Questo è doppiamente valido in un periodo in cui le istituzioni preposte al governo e controllo del territorio arretrano sempre di più afflitte da tagli di risorse. Una cosa è certa: il dato, qualunque esso sia, sarà destinato a peggiorare con il nuovo Decreto Ministeriale. Sarebbe possibile ricostruire una banale situazione di ciò che è stato autorizzato o di ciò che è in procinto di esserlo, andando a verificare le istanze presentate in tal senso o le autorizzazioni rilasciate tramite il BURC o semplicemente tramite gli archivi delle istanze regionali; ma chi farebbe questo lavoro? E come potrebbero essere ricercati gli impianti autorizzati con semplice DIA dalla miriade di Comuni? Ci vorrebbero degli obblighi normativi che però nessuno vuole emanare, perfino per una necessità cosi oggettiva.
Bisogna poi essere consapevoli che le rinnovabili odierne hanno grandi limiti, in termini di capacità produttiva e di qualità (continuità e programmabilità) della stessa. Non prendere atto di ciò significa solo sprecare preziose risorse nel tentativo di “fare qualcosa” che però si rivela scarsamente incisivo nella lotta ai gas climalteranti. Appare utile in proposito volgere uno sguardo alla decantata Germania, Paese paragonabile all’Italia per estensione e popolazione e per di più con effetti della crisi meno evidenti, anche sulla domanda energetica, e quindi con relative conseguenze sulla penetrazione delle rinnovabili nei bilanci energetici. La “ventosa” Germania, dopo aver saturato il territorio con oltre 23.000 mega pale ovunque per una capacità di oltre 31.000 MW, consegue con il solo eolico un apporto rinnovabile modesto: 7,7% del contributo elettrico, pari all’1,8% sul fabbisogno energetico totale. Per il suo fabbisogno energetico complessivo (elettrico, trasporti, riscaldamento) la nazione tedesca si basa per oltre il 90% su fossile e nucleare.
Proprio perché le rinnovabili oggi si caratterizzano per una bassa densità produttiva, che va compensata con ampi spazi, e per immaturità tecnologica, bisogna puntare su alcuni principi:
– privilegiare solo quelle fonti che riescono ad associarsi allo sfruttamento di territori già compromessi e urbanizzati;
– puntare non solo sulla produzione ma anche e soprattutto su efficientamento in settori trascurati e dall’alto valore aggiunto per l’economia del Paese (ad esempio pompe di calore in cui la tecnologia italiana è leader) e per gli interessi sociali (trasporto pubblico, trasporto merci via mare, eccetera);
 valorizzare la ricerca con un approccio multidisciplinare, che non contempli solo aspetti energetici ma anche aspetti sociali, ambientali, territoriali.
Sul primo punto faccio notare che dall’indagine dell’urbanista Berdini emergono 750.000 ettari di superfici urbanizzate con il consumo di suolo, solo dal 1995 al 2005, senza nemmeno considerare gli altri decenni di urbanizzazioni e scempi urbanistici. Per contro, in Italia, con il “tutto e subito” invocato da una parte dell’ambientalismo, sono stati insediati quasi 18.000 MW di fotovoltaico in gran parte su suoli agropastorali. Si tenga conto che mediamente 1 MW di potenza da fotovoltaico occupa 2 ettari di superficie. Per avere una cognizione dei numeri in gioco, pur in via assolutamente teorica, con la resa odierna e tutti i limiti finanziari e di intermittenza, in evoluzione, per ottenere il 100% di apporto elettrico dal fotovoltaico (solo del comparto elettrico), sarebbero necessari circa 250.000 MW pari a 500.000 ettari. Insomma, basterebbe sacrificare l’equivalente del Molise o poco più e il gioco sarebbe fatto, oppure cercare spazio in quei 750.000 ettari già compromessi senza oltraggiare i suoli agricoli.
Enzo Cripezzi
(LIPU) http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2015/12/eolico-selvaggio-la-speculazione-territoriale-piu-estesa-dopo-quella-edilizia-degli-anni-60/
-degli-anni-60/

Sulle trivellazioni petrolifere la Regione Puglia difenda la propria dignità e il proprio ruolo

http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2016/01/sulle-trivellazioni-petrolifere-la-regione-puglia-difenda-la-propria-dignita-e-il-proprio-ruolo/

Capaccio compatta è un esempio per l'Italia contro inquinamento cancerogeno delle centrali a biomasse e biogas

Ieri pomeriggio il dottor Vincenzo Patella ha spiegato perché qualsiasi combustione emette sostanze cancerogene, nano e micro particelle, polveri sottili.
Una spiegazione chiarissima che illustra il pericolo folle delle centrali a biomasse per l'umanità e per l'agricoltura.
Ieri mattina oltre 2 mila persone e 14 sindaci hanno manifestato davanti ai Templi di Paestum per difendere le tante eccellenze del territorio che ha due riconoscimenti dell'Unesco.
Il documento a tutela della valle del Cilento e di Paestum è stato firmato da 14 sindaci e da decine di associazioni.
Nessuno capisce perchè degli amministratori che amano il proprio territorio, che ne vogliono difendere i pregi e le peculiarità, che non vogliono lasciare scorie e materiali inquinanti dovrebbe approvare una centrale di cui non c'è alcun bisogno considerato che in Italia ci sono impianti con produzione pari a 2 volte il consumo di punto e a 3 volte quello medio.
Impianti che non danno posti di lavoro e che non creano alcun indotto e che dovrebbero incenerire biomasse di cui nemmeno la società proponente ne sa indicare la provenienza.
Questa rara unità d'intenti è un esempio per tante realtà territoriali corrotte da intrighi, speculazioni, interessi, malavita, dalla vigliaccheria dei tanti giuda che vendono i propri diritti e la salute umana per i 30 denari e a volte anche meno.
A Capaccio sono tornato diverse volte, grazie all'amicizia e all'ospitalità del Comitato Sorvella Sabatella e di tante belle persone, oltre, ma questo lo sanno tutti a cominciare dall'Unesco, delle tante bellezze caratteristiche.
Questi impianti non hanno alcuna compatibilità con l'agricoltura e con le aziende agricole, sono sovradimensionati per sfruttare i finanziamenti, con una normativa scritta apposta per favorirli, con ridotti o nulli controlli, approfittando spesso dell'incapacità di ammistratori e funzionari locali di fronteggiare il fenomeno dilagante.
Non è scontato che la Chiesa, come le associazioni di categoria, i medici si schierino in modo forte e unanime contro questo mostro.
A parte l'amicizia che mi lega con alcuni esponenti del Comitato (che non conoscevo fino a che non ho iniziato ad occuparmi della centrale) è importante la difesa di Capaccio che sta diventando un esempio per l'Italia che non vuole morire avvelenata, senza dignità ed autodeterminazione.
Capaccio è un esempio positivo da esportare, come è avvenuto all'expo dove gli agricoltori locali erano fieri rappresentanti del mangiare sano, proprio perchè il veleno delle centrali a biomasse e biogas non è ancora arrivato.
Le manifestazioni sono riuscite per l'impegno, il lavoro, la dedizione di tutti.
Al di là dei complimenti sinceri, ho scambiato molte opinioni private con i cittadini e gli esperti che erano ieri a Capaccio, ma è importante che ciascuno faccia qualcosa per difendere la propria libertà, ma anche la bellezza del paesaggio, il valore di ciò che ha conquistato o ereditato, per il rispetto che dobbiamo per il Creato, la Natura, per le generazioni che ci hanno preceduto regalandoci questa ricchezza e sopratutto per tutelare chi verrà dopo di noi.
La storia la possiamo cambiare, con la coscienza, l'informazione, la consapevolezza, la conoscenza e con l'amore per il nostro territorio, allontaniamo progetti incompatibili e speculatori che ci vogliono avvelenarePoi nel pomeriggio la Sala Erica con il doppio dei posti in piedi rispetto a quelli seduti.
Le associazioni del mondo agricolo, i comitati, i produttori tutti sono schierati in difesa della produzione agricola di qualità della zona.
I medici di base si sono riuniti in coordinamento e all'unanimità hanno dichiarato di essere stanchi di contare malati e morti di tumore, malattie cardiovascolari, delle malattie che vengono accentuate dall'inquinamento e che comprendono anche autismo, dislessia, alzheimer, morbo di parckinson.
Anche il Parroco è intervenuto contro questo impianto e a sollecitare informazione e condivisione anche con riunioni di gruppi parrocchiali di sensibilizzazione.
Anche le scuole, le associazioni sportive, come tutte le altre realtà positive del territorio si sono schierati contro il progetto incompatibile.



Capaccio, biomasse: oltre 2mila persone per dire 'no' alla centrale. Comitato: "Ora tocca a De Luca"

http://www.stiletv.it/index.php/news/33817/Capaccio_biomasse:_oltre_2mila_persone_per_dire_no'_alla_centrale_Comitato:_Ora_tocca_a_De_Luca
CAPACCIO. Oltre 2mila persone hanno preso parte questa mattina, a Capaccio, alla maxi mobilitazione per dire ‘no’ alla realizzazione della centrale a biomasse in località…
STILETV.IT|DI REDAZIONE 

migliaia contro le emissioni cancerogene e la speculazione della centrale a biomassa di Capaccio Paestum

http://vocedistrada.it/articoli-2/primo-piano/capaccio-centrale-a-biomassa-tutti-contro-limpianto/
http://vocedistrada.it/…/capaccio-centrale-a-biomassa-tutt…/ migliaia contro le emissioni cancerogene e la speculazione della centrale a biomassa di Capaccio Paestum

Capaccio.Per dire no alla centrale in strada migliaia di manifestanti, cittadini, associazioni, scuole, amministratori, imprenditori agricoli. Alla manifestazione hanno preso […]
VOCEDISTRADA.IT

Banche, Visco scarica le colpe sull’E u ro p a BAIL IN Il “p re z z o ” delle sofferenze imposto da Bruxelles



Un discorso e molti documenti sul sito web: Bankitalia risponde alle accuse sulla vigilanza. Chiede che le regole europee sulle crisi bancarie pagate dai risparmiatori cambino. L’Ue replica subito: “No
Ogni giorno ha la sua st ra ge : nel mar Egeo muoiono 39 persone, tra cui cinque bambini. Ma a nessuno importa più. E l’Europa nasconde il flop di F ronte x
 FAMILY DAY Alfano riceve gli organizzatori al Viminale, mentre l’esecutivo tace Unioni civili: il governo è pro, ma anche contro
GALLETTI & C. E IL CONTO DA PAGARE ALLA PIAZZA
IL VERBALE  Banca Etruria, il colpo di grazia dato da Bankitalia, dopo quello dei Boschi
CIRCO MASSIMO, IL BUON CRISTIANO E LA SPECIALITÀ DI ALZARE MURI
ANNO GIUDIZIARIO Renzi disse: “ La blocco” “Prescrizione, colpevoli impuniti fino al 50%”
PIERO IGNAZI “Quella folla delusa da Renzi lo punirà”
SENTENZA Querela “il Fatto”, ma il gip archivia “Salvini non ha mai lavorato” » FERRUCCIO SANSA P olitico di professione con certificazione dop. Con tanto di garanzia e timbro della Repubblica Italiana. Povero Matteo Salvini, voleva far condannare un giornalista – il nostro Davide Vecchi –e invece ha ottenuto che perfino il magistrato lo ha sancito pubblicamente: non ha mai lavorato. Salvo la politica, si intende. “Neppure Salvini ha potuto dimostrare di aver fatto ‘qualcosa’ al di fuori della Lega”, scrive il gip Tino Palestra di Bergamo che ha archiviato la querela.
CITTÀ AL VOTO/3 Bagnoli, Apple e Bassolino nel destino
 IN ALTO MARE Riunione al Vomero, meetup diviso Napoli, M5S valuta di non fare le liste Non è stato ancora studiato un percorso per le amministrative. Roberto Fico spiega a un centinaio di aderenti: “Il rischio di non partecipare non è del tutto fugato”. De Magistris potrebbe trarne vantaggio
tratto da www.ilfattoquotidiano.it


Due vecchissime centrali nucleari in Belgio minacciano una nuova Chernobyl nel cuore dell’Europa!

Gli esperti di nucleare sono preoccupati: il Belgio ha appena riattivato due centrali nucleari vecchissime e con migliaia di crepe, che minacciano una nuova Chernobyl nel mezzo dell’Europa.

Uno dei vecchi reattori ha preso fuoco in seguito a un’esplosione appena qualche settimana fa, e dopo aver scoperto 16mila (!) crepe in altri due, lo stesso responsabile sulla sicurezza nucleare del Belgio ha chiesto degli accertamenti. I paesi confinanti hanno alzato il livello di allerta, e la Ministra per l’Ambiente tedesca Barbara Hendricks andrà a protestare lunedì col il governo belga. Se nelle prossime 24 ore faremo arrivare lo scandalo in tutta Europa, la Germania potrà chiedere al Belgio lo stop alle centrali fino a quando non sarà effettuata una revisione approfondita degli impianti. Dobbiamo fermare questa follia.

Una incubo nucleare in un’area così densamente popolata riguarda tutti noi in Europa. Consegniamo 1 milione di firme alla Ministra Hendricks e ai paesi confinanti prima della riunione di domani, e facciamo capire che i cittadini europei non permetteranno al Belgio di rischiare una nuova Chernobyl. Firma ora e condividi su Facebook, Twitter, posta elettronica, ovunque mentre siamo ancora in tempo:

https://secure.avaaz.org/it/belgian_nuclear_shutdown_loc/?byJxJbb&v=72243&cl=9387701164

Stiamo entrando in una nuova era di rischio nucleare. Le 25 centrali nucleari più vecchie d’Europa hanno raggiunto o addirittura superato i 40 anni di attività. E più le centrali invecchiano, più aumenta il numero di incidenti e malfunzionamenti: c’è già stato un aumento del 50% di guasti inaspettati tra il 2000 e il 2006.

E il Belgio è diventato il simbolo mondiale del pericolo a cui ci espongono vecchie centrali nucleari. Nel 2014, il paese ha battuto il record di imprevisti ai reattori nucleari, con perdite, crepe e addirittura un’esplosione lo scorso dicembre. E non è finita qui: secondo gli esperti alcune crepe sono localizzate in “una delle parti più vulnerabili” della centrale e “un crollo di pressione del reattore potrebbe causare un incidente catastrofico come quello di Chernobyl o Fukushima”.

Il governo belga sostiene che mantenere attive queste centrali è necessario per dare energia elettrica al paese, ma negli ultimi due anni sono rimaste chiuse metà del tempo a causa di guasti. E ora il Belgio conta sulla maggioranza in parlamento per ottenere il via libera a mantenereattive questi centrali nucleari a rischio... per altri 10 anni!

Ma tra 24 ore avremo un’occasione per fermare questa follia: il Belgio, infatti, non ha mai effettuato una valutazione di impatto ambientale congiunta col Lussemburgo, la Germania e gli altri paesi confinanti. Se lunedì la Germania esigerà questa valutazione, potremo bloccare il voto e costringere il Belgio a fare marcia indietro. È la nostra occasione, firma ora per mettere fine a questa minaccia nucleare in Europa:

https://secure.avaaz.org/it/belgian_nuclear_shutdown_loc/?byJxJbb&v=72243&cl=9387701164
Avaaz ha lavorato senza sosta per spingere i leader mondiali a un accordo ambizioso alla Conferenza sul Clima di Parigi per salvare il pianeta dagli effetti devastanti dei combustibili fossili. Ora facciamo in modo di non mettere in pericolo l'Europa per una assurda minaccia nucleare.

Con speranza e determinazione,

Luca, Luis, Alaphia, Ana, Marigona, Emma, Alice, Spyro e tutto il team di Avaaz

Maggiori informazioni

Centrale nucleare Doel, Belgio: incendio nel reattore 1 (Scienze Notizie)
http://scienzenotizie.it/2015/11/02/centrale-nucleare-doel-belgio-incendio-nel-reattore-1-297930

Nucleare: 22 reattori a rischio nel mondo. Problemi in Belgio (Greenstyle)
http://www.greenstyle.it/nucleare-22-reattori-a-rischio-nel-mondo-problemi-in-belgio-11285.html

Belgio, i problemi della centrale nucleare di Doel preoccupano l'Olanda (Agenzia Nova)
http://www.agenzianova.com/a/0/1273485/2016-01-04/speciale-energia-belgio-i-problemi-della-centrale-nucleare-di-doel-preoccupano-l-olanda

Belgio: prolungato il ciclo di vita di due vecchie centrali nucleari (Agoravox)
http://www.agoravox.it/Belgio-prolungato-il-ciclo-di-vita.html

Nucleare: a Fukushima perdita radioattiva, in Belgio crepe nei reattori (Rinnovabili.it)
http://www.rinnovabili.it/ambiente/nucleare-fukushima-radioattiva-belgio-crepe-reattori-333/

Belgio, fuga d’acqua dalla centrale nucleare, fermato un reattore (Euronews)
http://it.euronews.com/2015/12/25/belgio-fuga-d-acqua-dalla-centrale-nucleare-fermato-un-reattore/ 

Il clima e lo scisma di realtà

Il recente accordo sul riscaldamento climatico è sicuramente un passo avanti, ma ha anche molti limiti. Uno fra tutti meriterebbe molta più attenzione e comprensione: la divaricazione – o scisma di realtà – tra la lentezza dei negoziati internazionali e la grande accelerazione dei processi materiali che degradano il clima. Governi e grandi imprese sostengono infatti – e si comportano di conseguenza – che la principale contraddizione dei nostri tempi resta la disoccupazione, che la crescita economica potrebbe sanare, se gli investimenti si concentrassero soprattutto nella riconversione verde di alcuni settori importanti come l’isolamento termico degli edifici, l’efficienza energetica e l’agroecologia. La riqualificazione di questi ed altri settori è auspicabile ma non risolutiva del problema clima.
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La causa di fondo del riscaldamento climatico è infatti la contraddizione tra crescita illimitata e  finitezza delle risorse. Per risolvere questa contraddizione, non basta l’intervento in alcuni settori che, anzi, potrebbe far aumentare la domanda e i consumi, e quindi la Co2. Serve piuttosto una economia diversa, più lenta e più dolce, che abbia le sue radici nel locale, orientata dalla logica qualitativa del prendersi cura di sé e della biosfera, non dalla logica quantitativa della produttività.
Solo un’economia più lenta e più dolce potrebbe ridurre il riscaldamento climatico, riqualificando e riducendo a monte i consumi. Ma risolverebbe anche il problema della disoccupazione, che nell’economia attuale è creato dalla logica della produttività. Produrre in modo pulito, verde e sano, in condizioni di lavoro sicure, richiede infatti più lavoro e più posti di lavoro ricchi di senso: nell’agricoltura agrobiologica, ad esempio, dal 30 al 40 per cento in più rispetto a quella industriale. di  | 30 gennaio 2016 http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/30/il-clima-e-lo-scisma-di-realta/2413255/

Alluvione Cinque Terre, dieci indagati. “Opere private con soldi pubblici”

Amministratori e imprenditori, secondo l'ipotesi degli inquirenti, avrebbero approfittato dei fondi stanziati dalla Regione per mettere in sicurezza il territorio compiendo atti falsi e gonfiando fatture. Realizzate anche opere "private" con fondi pubblici
Dieci avvisi di garanzia sono stati notificati, anche ad amministratori del Comune di Monterosso, per i lavori post alluvione del 2011 che fece 13 morti. La polizia ha scoperto “rendicontazioni gonfiate e tangente da imprenditori per ringraziare i politici”. Sul caso indagano i sostituti procuratori Tiziana Lottini e Luca Monteverde. Nel gennaio del 2015 c’era già stata un’inchiesta che aveva portato ai domiciliari quattro persone.
Amministratori e imprenditori, secondo l’ipotesi degli inquirenti, avrebbero approfittato dei fondi stanziati dalla Regione per mettere in sicurezza il territorio compiendo atti falsi e gonfiando fatture. Realizzate anche opere “private” con fondi pubblici.Secondo l’accusa i protagonisti della vicenda, che vanno dal sindaco dell’epoca ad alcuni imprenditori di ditte edili locali, avrebbero approfittato dell’urgenza data dal dopo alluvione che permetteva l’affidamento diretto dei lavori. La notizia è riportata da Il Secolo XIX.
I magistrati “ipotizzano un episodio di corruzione” per il sindaco in carica nel 2011, Angelo Betta e per l’amministratore di un’impresa edile, che secondo le indagini avrebbe garantito al primo cittadino alcuni lavori nella casa di proprietà della figlia. Un intervento di circa 35mila euro messo però poi in conto alla Regione. Nei lavori anche un’altra fattura da 66mila euro ancora per lavori privati. E poi lavori gonfiati fino a 300 mila euro per un valore reale di circa 195 mila.
Nel registro degli indagati sono finiti anche tecnici comunali,professionisti, imprenditori coinvolti secondo i magistrati nella vicenda scaturita dopo il 25 ottobre 2011. Gli inquirenti contestano poi anche la gestione di alcune risorse derivanti da una raccolta fondi di solidarietà dopo l’evento catastrofico di cinque anni fa. Solo un anno fa il comune delle Cinque Terre finì sotto la lente della magistratura per i lavori sul torrente Morione, relativi ancora al post alluvione. E ancora, l’attenzione torna sul parcheggio multipiano di Monterosso, già al centro dell’inchiesta Parcopoli sugli abusi edilizi nel Parco Nazionale delle Cinque Terre. Parcheggio per altro dissequestrato appena tre giorni fa.  di  | 30 gennaio 2016 http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/30/alluvione-cinque-terre-dieci-avvisi-di-garanzia-realizzate-opere-private-con-soldi-pubblici/2419039/ 

storia i colpi sui muri come monumenti. Ventotene un carcere che vale 80 milioni. Aprilia politici in comune presenze e costi. Formia minacce al dirigente interpellato il sindaco



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Bellegra scoperto allevamento lager dei bovini - Tivoli rifiuti sversati scatta la denuncia . A24 perfino legambiente contro i lavori nella Valle dell'Aniene perchè il progetto sarebbe inutile, assurdo e devastante



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giustizia minata dalle prescrizioni, all'udienza monocratica si estingue il 25% dei reati, monografia del tribunale molte carenze e tanta criminalità. Tagli al Cotral il caso Lenola approda in Senato, il trasporto pubblico massacrato dalla regione Lazio e dalle aziende controllate. Formia la curatela rivendica gli incassi del multipiano. Scippano un medico cattura lampo. Poi la solita violenza, truffe, rapine, incidenti stradali nella provincia presa di mira dai delinquenti e da pd e pdl

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unioni civili, il governo è pro ma anche contro il fatto quotidiano del 31 gennaio 2016

UNIONI CIVILI, IL GOVERNO È PRO MA ANCHE CONTRONel giorno della mobilitazione in difesa della “famiglia naturale”,
Alfano riceve gli organizzatori al Viminale e l’esecutivo tace.Di Wanda Marra
I PICCIONI E LA FAVA – L’editoriale di Marco TravaglioC’era molta gente ieri al Family Day. Non i 2 milioni sbandierati
dagli organizzatori, ma tanti. Tutti omofobi, fanatici, oscurantisti,
sanfedisti? No di certo, anche se la presenza dei Gasparri, dei
Giovanardi, dei Brunetta e dei Galletti lo faceva pensare.
“CIRINNÀ DA CANCELLARE”. LA PIAZZA NON SENTE RAGIONIAl Circo Massimo gli ultrà cattolici contro le unioni civili. Tra
appelli ai bambini (“Ci siete?”) e slogan d’altri tempi: “Il sesso non
è piacere, è procreazione”. Di Enrico Fierro
VISCO AMMETTE: IL RISCHIO DEL BAIL IN NON ERA CHIAROIl governatore di via Nazionale difende la sua gestione e spiega che
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fretta. Di Stefano Feltri
LA FOSSA A ETRURIA L’HANNO SCAVATA GLI UOMINI DI BANKITALIANon sono Rosi e Boschi, la situazione economica dell’istituto di
credito aretino è precipitata proprio nei nove mesi di gestione dei
commissari. Di Giorgio Meletti
L’INTERVISTA – IL NO VUOLE VINCERE? FACCIA PROPOSTE POSITIVE E PARLI A TUTTIL’autore della campagna pubblicitaria che nell’88 fece cadere Pinochet
in Cile parla del referendum di ottobore sulla riforma costituzionale.
Di Wanda Marra
LO SPECIALE – DA BAGNOLI ALLA APPLE, NAPOLI CI RIPROVA (A FATICA)
Terza puntata dell’inchiesta nelle città al voto. Questa volta
nel capoluogo campano. Di Enrico Fierro
“GIUSTIZIA IN PRESCRIZIONE” MA LA LEGGE È RIMASTA AL PALOVia l’anno giudiziario con l’allarme dei giudici per i processi in
fumo e le carenze d’organico. Di Valeria Pacelli
CAPACI BIS, ESCLUSA LA PERIZIA CHE PORTA AL “DOPPIO CANTIERE”La Corte respinge la consulenza della genetista che faceva ipotizzare
un secondo commando per far saltare l’autostrada. Di Sandra Rizza
L’INCHIESTA – IL CAVALLO DI TROIA CHE ENTRA NEI VOSTRI PC (E LI CONTROLLA)Settima puntata dell’inchiesta Dentro Darknet. Per hackerare i
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e la configurazione giusta. Di Virginia Della Sala
PAZZA IDEA, UN REPUBBLICANO “ILLUMINATO” ALLA CASA BIANCAIl magnate ed ex sindaco di New York Michael Bloomberg ha pronto un
miliardo di dollari per tornare nell’arena. Di Giampiero Gramaglia
MIGRANTI, REPORT SEGRETO SUL GRANDE FLOP DI FRONTEXUn’inchiesta interna rivela le falle dell’agenzia di coordinamento che
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L’INTERVISTA – MI HANNO USATO E MESSO AL TAPPETO, MA A 56 ANNI VOGLIO
COMBATTERE ANCORAIl Muhammad Ali italiano, Nino La Rocca: “Sono passato dall’Olimpo al
dimenticatoio”. Di Malcom Pagani  di  | 30 gennaio 2016 http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/30/in-edicola-sul-fatto-del-31-gennaio-unioni-civili-il-governo-e-pro-ma-anche-contro/2420287/