martedì 1 novembre 2016

i verdi per il no al referendum sulla riforma costituzionale e connessa legge elettorale

DOCUMENTO PER IL “NO” NEL REFERENDUM SULLA RIFORMA COSTITUZIONALE E SULLA CONNESSA LEGGE ELETTORALE

DOCUMENTO PER IL “NO” NEL REFERENDUM SULLA RIFORMA COSTITUZIONALE E SULLA CONNESSA LEGGE ELETTORALE
  1. I Verdi italiani che sottoscrivono il presente documento ritengono sbagliato e inaccettabile che il referendum sulla riforma costituzionale, previsto per il 4 dicembre 2016, venga tramutato in una sorta di plebiscito a favore del Presidente del Consiglio Renzi e del suo Governo. Qualunque sia il giudizio che qualunque forza politica e qualunque cittadino o cittadina abbia nei confronti del Governo Renzi, che può essere positivo o negativo o anche articolato rispetto ai singoli provvedimenti del suo programma, nel referendum deve prevalere esclusivamente il giudizio sull’insieme della riforma costituzionale approvata dalla maggioranza del Parlamento secondo le procedure previste dall’art. 138 della Costituzione. Il quale art. 138 prevede anche la possibilità di promuovere un referendum (senza quorum di validità) su ogni legge di revisione costituzionale, qualora tale legge non sia stata approvata nell’ultima lettura da entrambe le Camere con i due terzi dei propri componenti. La riforma costituzionale è stata approvata con maggioranze di poco superiori al 50% e condizionate anche dagli effetti “drogati” determinati dalla legge elettorale “Porcellum”, poi dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale. Il prossimo referendum è stato promosso tanto dalle forze politiche di opposizione, quanto dalle forze politiche di maggioranza: nel primo caso si tratta di un referendum “oppositivo” e nel secondo caso di un referendum “confermativo”, a seconda delle intenzioni politiche dei proponenti.
  1. I Verdi che sottoscrivono il presente documento condividono la necessità del referendum, ma intendono esprimersi soltanto sulla materia costituzionale, e sulla strettamente connessa (anche se non sottoposta a referendum) legge elettorale per la Camera dei deputati (il cosiddetto “Italicum”), che ne costituisce il logico completamento, anche se si tratta di legge ordinaria e non di legge costituzionale. Noi riteniamo che una riforma costituzionale non debba mai essere legata alle sorti di alcun Governo “pro tempore”, perché la Costituzione, anche se riformabile e riformata, è la legge fondamentale che riguarda tutti i cittadini e le cittadine e anche tutte le forze politiche, a prescindere dalle transeunti maggioranze politiche che sostengono di volta in volta uno specifico Governo, e deve avere la capacità e possibilità di una lunga durata e validità, al di là delle singole contingenze politiche. Il popolo sovrano si è già pronunciato due volte con un referendum popolare su complesse riforme costituzionali. Nel 2001 il referendum ha confermato la riforma del Titolo V della seconda parte della Costituzione proposta dal centrosinistra, mentre nel 2006 il referendum ha bocciato la più ampia riforma costituzionale proposta dal centrodestra nel 2005. Nel primo caso la riforma era stata votata dal Parlamento durante il Governo Amato e confermata nel referendum durante il Governo Berlusconi. Nel secondo caso la riforma era stata votata dal Parlamento durante il Governo Berlusconi ed era stata bocciata nel referendum durante il secondo Governo Prodi. In nessuno dei due casi precedenti, dunque, il pronunciamento referendario ha avuto alcuna ripercussione sulle sorti dei Governi in carica.
  1. La riforma elettorale, approvata con ripetuti voti di fiducia ed entrata in vigore il 1° luglio 2016, è strettamente connessa alla riforma costituzionale pur se attualmente non sottoposta a referendum, mentre nel prossimo futuro, dopo il referendum, sarà sottoposta al giudizio della Corte costituzionale anche alla luce della sentenza n. 1 del 2014 sulla incostituzionalità di alcuni aspetti essenziali della precedente legge elettorale (il cosiddetto “Porcellum”). Noi riteniamo che l’”Italicum” sia una legge inaccettabile sotto diversi profili. In particolare riteniamo sbagliato:
  1. che il premio di maggioranza possa essere dato anche a chi non ha raggiunto il 50% dei voti espressi e quindi non condividiamo il doppio turno, che permetterà di ottenere il premio di maggioranza anche sulla base del consenso di una ristretta minoranza di elettori (nell’attuale sistema tripolare e con i crescenti tassi di assenteismo, potrebbe realisticamente trattarsi anche solo del 20-25% degli aventi diritto al voto);
  2. che sia esclusa la possibilità di formare coalizioni, come invece è previsto sia per le elezioni regionali che per le elezioni comunali, senza che questo abbia comportato problemi di governabilità a livello regionale e locale, permettendo anzi una più ampia rappresentatività e un più ampio pluralismo sia tra le forze di governo che tra quelle di opposizione;
  3. che siano previsti i capilista bloccati decisi dalle segreterie dei partiti, senza possibilità per gli elettori e le elettrici di esprimere su di loro il voto di preferenza, e che per di più sia prevista per i capilista la possibilità di candidature plurime (fino a dieci!), mettendo in questo modo esclusivamente nelle mani dei segretari di ciascun partito la scelta verticistica e autocratica degli eletti, espropriando le elettrici e gli elettori di ogni possibilità di scelta e ritornando a realizzare conseguentemente una Camera dei deputati in grande prevalenza di “nominati” e non di eletti;
  4. che tutto questo comporti di fatto una modificazione surrettizia della forma di Governo, arrivando ad una “democrazia di investitura” ed espropriando sostanzialmente il Presidente della Repubblica del potere di scegliere il Presidente del Consiglio incaricato, come previsto dalla Costituzione, arrivando invece ad una sorta di “investitura” obbligata al “capo” sulla base dei risultati consentiti dalla legge elettorale.
  1. Per quanto riguarda la riforma costituzionale, riconosciamo che un giudizio analitico può far emergere sia luci che ombre, ma riteniamo che, nel suo insieme, si tratti di una riforma non condivisibile per il suo impianto complessivo. Tra gli aspetti positivi possono essere citati, ad esempio, la più rigorosa disciplina della decretazione d’urgenza (inflazionata in modo crescente anno dopo anno e ormai
giunta a livelli inaccettabili anche col Governo Renzi) e la soppressione del CNEL, organismo ormai totalmente obsoleto per una classe politica, sindacale e imprenditoriale “a fine carriera”, divenuto irrilevante rispetto alle finalità originariamente immaginate (ma mai pienamente realizzate) per un simile organismo. Tuttavia entrambi gli obiettivi avrebbero potuto essere raggiunti con singole leggi costituzionali “ad hoc”, che avrebbero realisticamente trovato il consenso della quasi totalità del Parlamento e comunque, in caso di vittoria dei NO nel referendum, potranno essere realizzati nel prossimo futuro appunto con singoli provvedimenti di natura costituzionale, anche nell’ambito temporale dell’attuale legislatura.
  1. Tuttavia le ombre e gli aspetti critici della riforma prevalgono nettamente sui pochi aspetti positivi. Il superamento del bicameralismo perfetto o paritario, obiettivo pur condivisibile, è stato realizzato in modo confuso e pasticciato, sia sotto il profilo della composizione del futuro Senato, sia sotto il profilo delle sue competenze legislative e del suo rapporto con la Camera dei deputati e con il Governo. Appaiono inaccettabili e contradditorie tanto le modalità di elezione indiretta, del resto demandate ad una futura legge ordinaria di cui non si conoscono le caratteristiche, quanto la sua natura politica: i futuri senatori rappresenterebbero le rispettive forze politiche e non certo i territori. E per di più i cittadini e le cittadine sarebbero espropriati del loro potere sia di elettorato attivo che di elettorato passivo. Inoltre la ripartizione delle competenze legislative tra Camera e Senato è stata effettuata, con il nuovo art. 70, in modo talmente confuso e complesso, da rendere incomprensibile il testo alla grande maggioranza dei cittadini e da rendere probabili innumerevoli conflitti di competenza difficilmente risolubili se non ricorrendo alla Corte costituzionale.
  1. Per quanto riguarda l’altro fondamentale aspetto della riforma, e cioè la modifica del Titolo V in materia di autonomie regionali, anziché individuare alcune limitate e specifiche correzioni rispetto alla riforma introdotta nel 2001 dalla maggioranza di centrosinistra e confermata dal referendum popolare, si è scelta la strada di un totale stravolgimento dell’impianto precedente. Anziché arrivare ad una forma di federalismo o di regionalismo ben articolato ed equilibrato, si è arrivati ad una vera “controriforma” con una fortissima ricentralizzazione dei poteri in capo allo Stato, svuotando di poteri, competenze e responsabilità il sistema delle Regioni a Statuto ordinario, inserendo inoltre una “clausola di supremazia” e congelando invece gli effetti della riforma stessa per quanto riguarda le cinque Regioni a Statuto speciale. In questo modo si mette in discussione anche il dettato dell’art.5 della Costituzione, che ne è uno dei princìpi fondamentali. Inoltre la riforma costituzionale triplica le firme necessarie per le leggi di iniziativa popolare e riduce il quorum di validità per i referendum popolari solo a prezzo di un forte aumento (da 500.00 a 800.000) delle firme necessarie per la loro promozione, a fronte delle enormi difficoltà per la certificazione delle firme dei cittadini.
  1. Complessivamente il combinato disposto del testo della riforma costituzionale e della complementare legge elettorale darebbe vita ad un assetto costituzionale e istituzionale fortemente squilibrato sul lato della presunta “governabilità” e a scapito della altrettanto essenziale, e fondamentale in democrazia, rappresentatività. Non sarà la campagna demagogica e populista sui costi della politica a poter strumentalmente coprire gli squilibri politici e istituzionali, il surrettizio cambiamento della forma di Stato e della forma di Governo, le incoerenze e le numerose complicazioni del procedimento legislativo, le ripercussioni negative sul sistema delle garanzie costituzionali e dei “pesi e contrappesi”, che dovrebbero sempre caratterizzare una autentica democrazia politica e una democrazia costituzionale, quali erano state delineate dal disegno dei padri costituenti nella Costituzione vigente.
  1. Per tutti questi motivi, i Verdi che sottoscrivono il presente documento decidono di prendere posizione per il NO nel referendum costituzionale, fermo restando che i referendum chiamano in causa in primo luogo il voto delle cittadine e dei cittadini nella loro autonomia di scelta, mentre il ruolo delle forze politiche dovrebbe essere principalmente di informazione e di orientamento verso il voto popolare. In ogni caso, noi eviteremo di schierarci in organismi e comitati, pur legittimi, che perseguano il duplice obiettivo della vittoria dei NO nel referendum (obiettivo ovviamente da noi condiviso per le motivazioni indicate), ma anche della caduta del Governo Renzi. A livello nazionale e locale, noi parteciperemo liberamente a quei comitati per il NO che si caratterizzino esclusivamente per la presa di posizione critica, informata e motivata sul merito della riforma costituzionale e della connessa legge elettorale.
  1. Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, e con lui la Ministra Boschi, a nostro parere sbagliano radicalmente nel mettere sullo stesso piano l’esito del referendum del prossimo 4 dicembre e le sorti del Governo. Se il Governo dovesse dimettersi, sarà per sua autonoma e discutibile scelta, non per la volontà delle elettrici e degli elettori, che sono chiamati a pronunciarsi sul merito della riforma costituzionale e non sulla ipotizzata sconfitta del Governo. In ogni caso, se per propria decisione cadesse il Governo Renzi, non ci sarà alcun obbligo o automatismo di scioglimento delle Camere, essendo questa una esclusiva responsabilità del Presidente della Repubblica, il quale, per dettato costituzionale, dovrà eventualmente o rinviare l’attuale Governo alle Camere (non avendo ricevuto da esse la sfiducia) oppure, dopo opportune consultazioni parlamentari, individuare un altro Presidente del Consiglio. Se prevarranno i NO, è falso inoltre affermare che si chiuderà il capitolo delle riforme. È invece un capitolo che si potrà tempestivamente riaprire già in questa legislatura, sia per quanto riguarda le leggi elettorali per la Camera e il Senato, sia con singole modifiche costituzionali per le parti più largamente condivise e, nella prossima legislatura, con un Parlamento più democraticamente legittimato rispetto a quello espresso dal “Porcellum”, con la capacità di elaborare una riforma più equilibrata, più condivisa e più largamente partecipata.
Primi firmatari: Marco Boato, Angelo Bonelli, Luana Zanella, Natale Ripamonti, Paolo Galletti, Sauro Turroni, Fulvia Gravame, Elena Grandi, Lucia Coppola. Francesco Alemanni, Gianfranco Mascia, Giovanni Spedicati, Dino Barrera, Andrea Artioli, Maurizio Migliarini, e molte/i altre/i.

Energia, infrastrutture e clima: perché dobbiamo preoccuparci se vince il Sì al referendum

L’intenso, e non sempre equilibrato, dibattito sulla revisione alla Carta costituzionale vede quasi assenti gran parte del mondo ambientalista e dei movimenti sociali. Riteniamo invece che un approfondimento, in particolare sugli effetti che tali modifiche potrebbero avere su questioni che riguardano l’ambiente, il territorio, l’energia, il clima, e sulle forme e i modi di incidere e partecipare da parte dei movimenti sociali, sia assolutamente necessario, pur senza entrare in più complesse argomentazioni di diritto costituzionale.
Partiamo da alcune modifiche che a noi sembrano rilevanti.
Nel 2001 la riforma del Titolo V Parte seconda della Costituzione, pur con i suoi limiti, aveva stabilito nell’art. 117 gli ambiti in cui lo Stato aveva potestà legislativa esclusiva e quelli in cui le Regioni potevano esercitare potestà legislativa concorrente, pur riconoscendo allo Stato il mantenimento delle funzioni di indirizzo generale (leggi cornice e leggi quadro). Oggi diventerebbero di competenza esclusiva dello Stato, oltre che l’energia e le infrastrutture strategiche, anche la produzione, il trasporto e la distribuzione dell’energia (materia finora concorrente), nonché le infrastrutture strategiche e le grandi reti di trasporto e di navigazione e relative norme di sicurezza; i porti e gli aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale.
Inoltre, diventano di competenza legislativa esclusiva dello Stato il governo del territorio (disposizioni generali e comuni); la valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici; disposizioni generali e comuni sulle attività culturali e sul turismo; il sistema nazionale e il coordinamento della protezione civile, ed altro ancora; aggiungendo infine un’ulteriore clausola di supremazia statale.
Non ci nascondiamo le contraddizioni e le difficoltà applicative della riforma del Titolo V, né che le Regioni oggi siano spesso male amministrate e inquinate da malcostume e corruzione(elementi non certo qualificanti per chi deve rappresentare il Senato della Repubblica) ma la “visione del mondo” (la weltanschauung) che ispira l’attuale proposta di riforma, rappresenta una profonda e antistorica marcia indietro ed è molto indicativa della tendenza accentratrice su temi che non possono prescindere dalla partecipazione e dal confronto con i territori.
Tali implicazioni, oltre ad amplificare ulteriormente il divario amministrativo tra Regioni a Statuto speciale e le altre, non sono prive di conseguenze, a partire dalle questioni legate al governo del territorio. Pensiamo a cosa questo può voler dire nel caso di autorizzazioni di grandi infrastrutture, di impianti energetici o, ad esempio, sulle trivellazioni, e avere una forte ricaduta sul percorso verso la decarbonizzazione del nostro sistema produttivo, sulla transizione energetica, sullo sviluppo di un modello energetico fondato sulla generazione distribuita e sull’uso razionale delle risorse di ogni territorio.
Materie delicate che hanno urgenza di un quadro unitario di riferimento nazionale, e per altri versi europeo, ma la cui gestione e articolazione va declinata sui territori e la possibile sperimentazione di innovazioni, necessita di poteri decentrati, che siano interlocutori con la dialettica sociale, nella quale i movimenti e le associazioni possono meglio articolare le loro posizioni e raggiungere dei risultati.
La compressione e lo svilimento delle forme di partecipazione inoltre sono evidenti anche nelle modifiche agli art. 71 e 75 della riforma della Costituzione: le modifiche alle norme per l’indizione di referendum abrogativi e per proporre leggi di iniziativa popolare non aumentano le possibilità di partecipazione dei cittadini, anzi, per certi versi, aumentano gli ostacoli, alzando il numero delle firme necessarie.
La dialettica sociale – che non riguarda solo gli ambientalisti, ma anche i lavoratori, i consumatori e i cittadini in generale – non può delegare al “capo” del governo (usiamo questo termine perché per la prima volta è stato inserito nella legge elettorale) che ha “vinto” (la sera delle elezioni), ma va stimolata attraverso la partecipazione e la democrazia che non può esaurirsi nella scadenza elettorale ogni 5 anni (oltretutto sempre meno partecipata), ma deve alimentarsi di momenti di ascolto e di confronto continuo a livello centrale e periferico.
Respingiamo le accuse di essere “difensori dell’esistente”, “conservatori dello status quo”, “sostenitori delle lungaggini burocratiche”, proprio perché i movimenti in cui siamo impegnati si battono per il cambiamento, qui ed ora, ma sono anche consapevoli che la direzione del cambiamento è importante ancor più dei tempi. Non a caso, e non per colpa del “bicameralismo perfetto”, ma per mancanza di volontà politica del governo, che il nostro Parlamento non ha ancora ratificato gli accordi di Parigirinunciando così ad un ruolo protagonista nella Cop 22 di Marrakech del prossimo novembre.
Queste considerazioni possono sembrare sommarie e non affrontare argomenti ben più corposi che vengono portati a critica della revisione della Costituzione, ma abbiamo voluto partire proprio dal nostro “vissuto”, dalle questioni specifiche di cui ci occupiamo, per maturare la convinzione che questa riforma va in contraddizione con quanto, con tenacia e fatica, cerchiamo di costruire con e nei movimenti.
Mancano meno di due mesi al voto. E’ necessario che la galassia dei movimenti sociali e ambientali, i comitati locali, i cittadini che ogni giorno difendono i territori dagli scempi, entrino con determinazione in questo dibattito, evitando un falso luogo comune, ossia che questo ci porterebbe a prendere parte in contrapposizioni tra schieramenti politici che non ci appartengono. La questione invece ci riguarda e ci riguarda molto da vicino!
di Mario Agostinelli (Ass. Energiafelice), Vittorio Bardi (Ass. Si rinnovabili No nucleare), Emilio Torreggiani (RSU Almaviva) di  | 31 ottobre 2016 http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/31/energia-infrastrutture-e-clima-perche-dobbiamo-preoccuparci-se-vince-il-si-al-referendum/3133943/

dopo il crollo del cavalcavia di Lecco (spiegati i motivi tecnici) quelli della provincia di Latina sono sicuri e controllati?

nell'analisi tecnica che segue ci sono elencati un insieme di criticità sui ponti e sulle strade, che possono essere derivati da errori (o meglio da dati di progetti poi superati dalla realtà) progettuali, dall'uso (in questo caso anche di sale per contrastare gli effetti del freddo), la manutenzione, di controlli e verifiche oltre che di un uso sbagliato, cioè gravato da pesi che per i dati di progetto la struttura non poteva sopportare. Dalle disgrazie dovremmo imparare a prevenirle altre di simili. Nella provincia di Latina, negli ultimi anni abbiamo avuto diversi casi, dal cedimento del ponte sulla SR 148 Pontina sul canale delle acque Medie (tra la Plasmon e Borgo San Donato), ma anche cedimenti nella nuova SR 156 dei Monti Lepini nel comune di Sezze, della Migliara 47 all'incrocio con l'Appia, della stessa Appia (nel comune di Pontinia tra la Migliara 48 e la Migliara 50) sulla via Lungobotte (sempre nel comune di Pontinia) e diverse segnalazioni di caduta intonaco (o copriferro) di alcuni cavalcavia sulla Pontina (tra Latina e Pomezia). Senza voler cadere nell'allarmismo (che potrebbe fare il gioco di un sabotaggio per favorire la realizzazione dell'autostrada Roma Latina come già per l'Aurelia) sulle varie opere d'arte e ponti (molti sono ancora dell'epoca della bonifica) sarebbe opportuno adeguare le verifiche, i controlli periodici alla luce di queste tristi esperienze. In altre parole, nella provincia di Latina esistono ponti con caratteristiche simili a quelle di Lecco? sono stati attenzionati in seguito a questo evento?
31/10/2016 - “Agghiacciante. Difficilissimo capire tutto da lontano, senza vedere i luoghi e senza poter consultare le carte, ma una certa esper...
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31/10/2016 - “Agghiacciante. Difficilissimo capire tutto da lontano, senza vedere i luoghi e senza poter consultare le carte, ma una certa esperienza in dissesti di ponti stradali aiuta”.
 
L’esperienza è quella di Antonio Occhiuzzi, Professore Ordinario di Tecnica delle Costruzioni all’Università Parthenope di Napoli e Direttore dell’Istituto per le Tecnologie della Costruzione del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che ha pubblicato un’analisi del crollo del viadotto in provincia di Lecco.
 
“1. Cavalcavia isostatico su schema Gerber, 2 spalle e 2 pile; campate di riva in appoggio con sbalzo verso la mezzeria, selle Gerber, campata centrale più lunga a semplice appoggio sulle selle Gerber. Sezione diffusa aperta ‘a pettine’,  costituita da travi con sezione a “I” affiancate. È significativo osservare, con riferimento a notizie apparse sulla stampa, che le selle appaiono avere una geometria correttamente dimensionata.
 
2. Lo schema Gerber va benissimo, ma invecchia, come tutti i ponti e come tutte le cose. I giunti strutturali sono proprio in corrispondenza delle selle Gerber, e da lì, se non sono in opera appositi apparecchi di giunto, si infiltra l’acqua proveniente dalla piattaforma stradale. In Lombardia, dove lavoro, si comincia a gettare sale sulle strade di questi tempi e si va avanti fino a fine Aprile. Inutile sottolineare l’effetto dei cloruri di sodio presenti in acqua sulle armature del calcestruzzo. Le foto dall’estradosso mostrano che apparecchi di giunto non ce n’erano: calcestruzzo e armature erano presumibilmente ‘invecchiati’ dal sale , quando non ammalorati, proprio in corrispondenza delle selle Gerber.

cavalcavia Lecco


3. Il cantoniere addetto alla sorveglianza (lo fanno, lo fanno tutti i giorni) si accorge che il calcestruzzo delle selle si sta rapidamente deteriorando, ma non può capirne le potenziali conseguenze. È preoccupato che pezzi di copriferro in caduta possano colpire gli autoveicoli in transito, e fa quello che è nelle sue possibilità: chiude una corsia della strada sottostante, la corsia immediatamente al di sotto della sella Gerber, concentrando il traffico sulla sola corsia di sorpasso. L’immagine della sua telecamera (foto qui sotto a destra) mostra che già prima del passaggio del mezzo, le linee di intradosso di campata centrale e mensola non sono più allineate, come lo erano in precedenza (foto qui sotto a sinistra, da Google Streetview).

Cavalcavia Lecco

4. L’autoveicolo oggetto dell’incidente non può definirsi un semplice TIR. Il carico massimo lordo per gli autotreni previsto dal codice della strada è intorno ai 450 kN (45 tonnellate); da circa trent’anni, i calcoli dei ponti stradali si fanno considerando il transito di uno o più mezzi di peso pari a 600 kN (60 t); considerando anche gli altri carichi previsti dalle norme vigenti, si è a circa 1,5 volte il carico massimo che può transitare in Italia. Il camion in questione è un bestione a 8 assi, con 30 impronte di carico (gomme). La tara è intorno ai 150-200 kN (15-20 t) e il carico, da quanto si capisce due grossi coil di acciaio pesanti oltre 250 kN ciascuno, potrebbe essere superiore ai 500 kN (50 t). In totale, un peso superiore ai 700 kN, probabilmente ancora maggiore (anche se non credo che si possa arrivare a oltre 1000 kN come riferito dai giornali). NESSUNO ha progettato il cavalcavia per quel carico, NESSUNO ha costruito il cavalcavia per quel carico.
 
5 Esistono, ogni giorno, numerosi trasporti eccezionali, per geometria (sagoma), per carichi o per entrambe le cose. Si studiano con attenzione i percorsi, si evitano tratti a rischio - in manutenzione o sotto ‘osservazione’, si transita di notte chiudendo al traffico gli itinerari da utilizzare. In queste condizioni, il mezzo eccezionale transita al centro della carreggiata quando percorre gallerie e ponti. Nel caso in questione, in cui la geometria aperta della sezione trasversale definisce un comportamento torsionale completamente ‘secondario’ (il bimomento della sezione globale indotto dal mezzo che percorre il ponte accostato al margine della carreggiata, e non al centro, si trasforma in extra-taglio e extra-momento flettente per le singole travi (1), che si aggiungono al comportamento flessionale tradizionale), il trasporto eccezionale avrebbe dovuto percorrere il cavalcavia a cavallo della linea centrale. 

6. Non va così: il mezzo percorre il cavalcavia a traffico aperto (sopra e sotto), transitando sulla destra. I valori di taglio e flessione sono superiori a quelli di progetto e la posizione di transito eccentrica rispetto all’asse del ponte fa ‘schizzare in cielo’ il taglio nella sezione della sella Gerber sulla trave di bordo dal lato dell’autoarticolato. Appena questo è interamente sul cavalcavia, salta la sella Gerber della trave di bordo in corrispondenza della fine del mezzo (non serve tracciare la linea di influenza del taglio per carichi viaggianti per capire che è la posizione del mezzo che comporta il massimo taglio nella sella). Manca l’apparecchio di giunto, come visto prima, gli assi avranno anche impattato sulla piattaforma stradale dopo aver attraversato il giunto, dando anche un ‘tocco dinamico’ all’impennata del taglio. Saltata la prima sella Gerber continua la torsione dell’impalcato e saltano in sequenza anche le altre. Non tutte però: l’ultima resiste (non cederà neanche nel prosieguo) e, per qualche istante regge da sola il carico (peso del ponte e dei carichi in transito) che prima condivideva con le altre quattro. L’equilibrio dinamico del cavalcavia dal momento in cui si rompe la prima sella è di difficilissima interpretazione: fatto sta che per qualche momento il peso del ponte e del carico straordinario vengono sostenuti dall’unico appoggio rimasto, generando nello sbalzo della campata di riva, al di sopra della pila, un momento flettente negativo dal valore inimmaginabile: la sezione sostiene una mostruosa rotazione plastica senza scomporsi troppo (congratulazioni a progettista ed esecutore per la straordinaria performance!), ma il miracolo dura solo qualche attimo.

Cavalcavia lecco


7. L’autoarticolato ruota lungo il proprio asse e, precipitando sulla statale in basso, si ribalta quasi a 180°. L’autista della vettura bianca in transito sulla statale, si accorge di quanto sta accadendo (nel video in rete si vedono, chiari, gli stop che si accendono) e quasi riesce a fermarsi a tempo.
 
8. Nonostante la straordinaria duttilità della sezione di appoggio del cavalcavia, gli spostamenti assumono valori troppo elevati, la campata centrale perde l’appoggio e - praticamente integra - precipita sulla strada sottostante con il suo carico di morte, del quale non ha nessuna colpa.
 
Conclusioni: non basta mai un solo errore, ce ne vogliono tanti per fare un disastro. Ed errori (e responsabilità) appaiono abbastanza chiari: difetto di manutenzione, mancata comprensione di quanto sarebbe successo, viaggio temerario del carico “eccezionale” accadono questa volta in Lombardia, la più avanzata regione italiana, dove è piacevole vivere e lavorare, ma dove - come dappertutto - si sbaglia”.
 
(1) Aldo Raithel, Costruzioni di Ponti, Liguori Editore.
 


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tratto da www.ilfattoquotidiano.it

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Sisma infinito – Consiglio dei ministri straordinario: molte promesse, pochi soldi, in edicola su Il fatto quotidiano del 1 novembre 2016

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L’inchiesta

L’Inps: “Ispezionate l’Espresso”. La patata bollente di Tito Boeri

La grana – “Organici gonfiati prima della crisi del Gruppo”, l’Ente scrive al ministero: “Fate verifiche”. Da mesi tensioni tra il capo e il dg Cioffi
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COMMENTI

Il peggio della diretta

Gramellini, un alias Veltroni ma con due ore e mezzo di meno

Doveva essere davvero molto emozionato Massimo Gramellini per il debutto delle Parole della settimana (sabato alle 20.30, Rai3), altrimenti non si sarebbe giocato il jolly prima della prima mano. E il jolly chi era? Alex Zanardi naturalmente, la cosa più simile a un eroe che si possa vedere in televisione, comprensibilmente conteso in tutti i […]

Il Papa e Lutero, il progetto è politico

Ci sono almeno due chiavi di lettura della partecipazione del Papa alla commemorazione dell’avvio della Riforma protestante. La prima vede questo gesto come l’ultimo prodotto di una “distensione” tra cattolici e protestanti avviato ormai dal Concilio Vaticano II, e proseguiti, a diverse velocità, durante i papati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Non possiamo […]
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Monte dei Paschi, non esiste un piano senza esuberi

  Caro Furio Colombo, arriva il piano di rinascita del Monte dei Paschi di Siena che piace ai competenti e piace in Borsa. E il primo punto del piano di rinascita è l’esubero di 2600 lavoratori e la chiusura di 500 filiali. Siamo sicuri che la parola chiave sia “rinascita” e non ridimensionamento o chiusura? […]

POLITICA

Scritto da voi

Dite #perchéNo. L’iniziativa è anche social

Sul web il No al referendum potete anche scriverlo grazie all’iniziativa social del Fatto che vi permette di compilare online il modello grafico del No con le vostre motivazioni o con le vostre proposte alternative. Collegatevi a fattodavoi.ilfattoquotidiano.it/io-voto-no/) e sbizzarritevi. Poi, potrete scaricare l’immagine sul computer e diffonderla sui social network. O usarla come sfondo, come […]

“Confindustria sbaglia: non sarà questa riforma a farci ripartire”

Confindustria si schiera per il Sì: sostiene che la riforma velocizzerà il processo normativo per una stabile ripresa economica. Sono un imprenditore e non sono d’accordo. Primo: le leggi non devono essere approvate velocemente, ma scritte in maniera chiara, per evitare ricorsi. A dettare i tempi, poi, è sempre la volontà politica. Secondo: l’economia cresce […]
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Fatto da voi

Il No è creativo e fai da te: inviateci i vostri

Il talento e la creatività a difesa della Costituzione: basta collegarsi al sito fattodavoi.ilfattoquotidiano.it e da lì seguire le istruzioni per inviarci i vostri No personalizzati: foto, video, testi, loghi, aforismi, racconti brevi, poesie, vignette, canzoni, rap e tutto ciò che vi riesce meglio per dire No. I lavori più riusciti e originali verranno segnalati […]

CRONACA

Il clan di Sandokan

I Casalesi a Firenze: un ristorante con il genero di Cavalli

Incroci pericolosi tra il clan dei Casalesi e il bel mondo fiorentino. Li trovi nelle carte dell’arresto di Giordano Arbolino, 33 anni, fedelissimo di Carmine Schiavone, il figlio del superboss ‘Sandokan’ Francesco Schiavone. Arbolino, che diversi pentiti indicano come autore di estorsioni alle discoteche del Casertano, è accusato di associazione camorristica. Avrebbe reinvestito i proventi […]
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L’assedio alla caserma che ospita i migranti

Milano, Casa Pound e abitanti del quartiere contro l’ospitalità di 300 profughi
Il metrò milanese

Sei operai morti per amianto: a giudizio gli ex vertici di Atm

Il gup di Milano ha rinviato a giudizio due ex manager di Atm, l’azienda dei trasporti milanesi, in relazione alla morte per tumore di sei dipendenti e ai casi di altri due lavoratori che si sono ammalati per la presenza di fibre e polveri di amianto nei tunnel della metropolitana milanese e nei depositi destinati […]

ECONOMIA

La legge sull’editoria

Stop ai giornali di partito

Il 4 ottobre è stata approvata in via definitiva dalla Camera dei deputati la legge sull’Editoria. La nuova normativa istituisce un Fondo per il pluralismo e l’innovazione presso il ministero dell’Economia, finanziato con le risorse destinate all’editoria quotidiana e a quella locale. Inoltre è previsto che possa confluire nel fondo anche una quota fino a […]
Il titolo fa -7,39%

Il No al referendum in vantaggio fa crollare Mps

Mps si prepara ad aprire la data room riservata ai grandi investitori, fondi di investimento e sovrani, che vogliono analizzare in modo approfondito lo stato di salute dell’istituto senese mentre i vertici della banca volano in giro per il mondo alla ricerca di anchor investor disponibili a sottoscrivere l’aumento di capitale. In Borsa il titolo […]
Istat: -0,1% a ottobre

Torna la deflazione, mentre l’Europa mette il segno più

La deflazione torna a fare capolino, con i prezzi che a ottobre scendono di nuovo sotto lo zero. Un -0,1% che basta a bruciare il rialzo registrato dall’Istat a settembre e allontana l’Italia dal resto dell’eurozona, dove i listini continuano a salire raggiungendo quota 0,5%. Dati, questi, ancora distanti dagli obiettivi della Bce, che come […]

MONDO

Aoun e il ritorno di Machiavelli alla guida del Libano

Incontrai il generale Michel Aoun (da ieri tornato presidente dopo 26 anni dal primo mandato) sulle alture di Souk El Gharb che incombono sul palazzo presidenziale di Baadba a Beirut. È la primavera del 1988 e gli “avvenimenti”, come veniva chiamata la guerra civile libanese, stavano volgendo al termine. La Siria di Assad padre metterà […]
Il protagonista

“Io sconfitto da faide e poteri forti”

Spagna – L’ex segretario socialista Sánchez: “Nessuno voleva un governo di sinistra”
di 
Turchia

Smantellato il giornale che non piace al Sultano

Cumhuriyet, 15 giornalisti arrestati con il direttore: “Complici di Pkk e Gulen”
di 

CULTURA

Sinergie

“Gioca con l’arte” a Caserta e vincerai il centro commerciale di Marcianise

L’applicazione da scaricare alla Reggia per andare a “a caccia di tesori”. Al “fortunato” vincitore 700 di buoni acquisto
Mode

L’estate-lampo dei mostriciattoli. Che fine ha fatto Pokémon-Go?

Per mesi, ovunque, fronde di ragazzini (e non) a caccia di Pikachu & C. Ora sembra estinto. Con la App, Nintendo ha guadagnato 115 milioni. Gli esperti: “Hanno smesso i giocatori occasionali”
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I 50 anni del marinaio di Hugo Pratt

Corto di mezza età

1967, quando il fumetto è rinato nel mare salato

SPORT

Bisogna saper perdere

Grigio Alessandria: una favola dal sapore antico

Questi fanno sul serio. E vincono. Più del Bayern, più del Real Madrid, più del Manchester City o del Nizza di Balotelli. Non si gioca in Bundesliga e neanche al Santiago Bernabeu, è solo Lega Pro, ma gli applausi non hanno categoria. Non ha mai perso l’Alessandria e 31 punti, dieci successi in undici partite […]
Da zero a dieci

Il neurone di Balotelli non si ferma più: fa anche i gestacci a Mourinho

Mario sempre più protagonista in Ligue 1 con il Nizza. L’ex Special One arranca sulla panchina dello United
Juventus

Gioca bene o gioca male? Gli altri discutono, lei vince

Il sito inglese FourFourTwo ha censito le cinquanta migliori squadre della storia. La prima Vecchia Signora (Trap & Platini) solo al 18º posto: non è un caso
di di  | 1 novembre 2016 http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/11/01/in-edicola-sul-fatto-quotidiano-del-1-novembre-sisma-infinito-consiglio-dei-ministri-straordinario-molte-promesse-pochi-soldi/3150425/