martedì 3 novembre 2026

Rovigo, oltre lo smog: la qualità dell’aria si misura anche nella salute delle persone, dall'articolo di Marco Talluri

 tratto da https://ambientenonsolo.com/rovigo-oltre-lo-smog-la-qualita-dellaria-si-misura-anche-nella-salute-delle-persone/

La presentazione di Zagolin ha spiegato la particolare vulnerabilità della Pianura Padana, dove Alpi e Appennini ostacolano il ricambio delle masse d’aria e favoriscono l’accumulo degli inquinanti prodotti dalle numerose attività umane. Una condizione che rende più impegnativo il risanamento e richiede di agire su più sorgenti contemporaneamente.

I dati ARPAV illustrati mostrano quanto il problema riguardi anche il Polesine. Nel 2025, le concentrazioni medie annue di PM10 sono state pari a 25 microgrammi per metro cubo a Rovigo Borsea, 28 a Rovigo Largo Martiri, 22 ad Adria e 28 a Badia Polesine: valori inferiori al limite annuale di 40 microgrammi, ma tutti superiori alla soglia di 20 microgrammi prevista per il 2030. Per il biossido di azoto, Largo Martiri ha registrato una media annua di 24 microgrammi, anch’essa superiore al futuro limite di 20. Il nuovo quadro europeo prevede inoltre un limite annuale di 10 microgrammi per il PM2,5. 

Sul versante dei superamenti giornalieri, nel 2025 la soglia di 50 microgrammi di PM10 è stata oltrepassata per 37 giorni a Rovigo Largo Martiri e 39 a Badia Polesine, oltre i 35 consentiti. La criticità rilevata anche in una stazione di fondo rurale aiuta a comprendere la dimensione territoriale del fenomeno e il ruolo delle trasformazioni chimiche in atmosfera. Accanto alle polveri emesse direttamente, una parte del particolato si forma infatti da precursori gassosi, fra cui gli ossidi di azoto del traffico e l’ammoniaca delle attività agrozootecniche. Secondo la presentazione ARPAV, nei mesi freddi la componente secondaria può rappresentare mediamente il 40–50% del PM10.

Un’attenzione particolare è stata dedicata al riscaldamento domestico a legna e pellet, utilizzati abitualmente, secondo i dati richiamati, da circa una famiglia su tre in Veneto. Le emissioni dipendono molto dagli apparecchi e dalla loro gestione: tecnologie più efficienti, manutenzione e uso corretto possono ridurre sensibilmente le polveri. La combustione delle biomasse contribuisce anche alle emissioni di benzo(a)pirene, mentre durante l’estate assume particolare rilievo l’ozono, che si forma attraverso reazioni favorite dalla radiazione solare.

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