domenica 22 gennaio 2017

“Eni, compiacevo Bisignani perché era uomo di Scaroni” ESCLUSIVO Il verbale Ecco la versione che l’ad Claudio Descalzi a giugno ha dato ai pm di Milano che indagano sulla presunta maxi-corruzione


STEFANO FELTRI
E CARLO TECCE
Claudio Descalzi aveva
capito che dietro il giro
di intermediari intorno
al grande affare
del giacimento nigeriano Opl
245 acquistato nel 2011 per 1,3
miliardi c’era odore di tangenti,
ma non sapeva come arginare
il suo capo di allora,
Paolo Scaroni, e il mediatore
Luigi Bisignani. Nega però di
aver saputo che tutto il miliardo
pagato dall’Eni era destinato
a finire a politici nigeriani,
invece che allo Stato, trasformandosi
in una colossale
tangente. È questa la versione
che mette a verbale l’attuale
amministratore delegato
dell’Eni il 27 giugno 2016, interrogato
a Milano dai pm Fabio
De Pasquale e Sergio Spadaro,
assistito dal suo avvocato,
l’ex ministro Paola Severino.
Descalzi, insieme ad altre
10 persone, è indagato per
corruzione internazionale,
reato che scatta quando sono
stati corrotti funzionari di
Stati esteri, a prescindere che
poi una parte dei soldi sia tornata
ai corruttori (cosa di cui i
pm di Milano sono comunque
convinti). I pm vogliono capire
due cose: Descalzi sapeva
che c’era un possibile schema
corruttivo dietro l’ac q u i s t o
del giacimento Opl245 che
passava per il mediatore nigeriano
Emeka Obi e per Luigi
Bisignani? E sapeva a chi sarebbero
finiti i soldi che poi
sono stati pagati al governo
nigeriano, dopo l’es cl us io ne
di Obi?
IL RUOLO DI SCARONI.Descal -
zi racconta: “N e ll ’estate del
2009, Scaroni mi telefonò e mi
chiese se eravamo interessati
a un blocco petrolifero in Nigeria
denominato 245. Io gli
dissi che questo blocco aveva
una lunga storia, che si trattava
di una concessione che aveva
delle criticità legate a un
contenzioso molto risalente
nel tempo tra Shell e la società
Malabu che era la formale titolare
della licenza di esplorazione.
(...) Lui mi disse che c'era
una società riconducibile a
un uomo d'affari nigeriano, Obi,
che aveva un rapporto con
Malabu e che ci poteva aiutare
in un eventuale acquisto del
blocco e quindi mi invitava a
prendere contatto con Obi.
(...) Scaroni mi disse che il nome
Obi gli era stato fatto da
‘ambienti della Nunziatura”.
Descalzi incontra questo misterioso
Obi spinto da Scaroni,
un capo a cui era difficile dire
di no, il 4 febbraio 2010, in una
cena all’hotel Principe di Savoia
di Milano, organizzata
dallo stesso Obi: “A un certo
punto arrivò un signore nigeriano
che mi fu presentato come
Chief Dan Etete. Io ero un
po' a disagio per l'arrivo di Etete
e sono andato via dopo poco
tempo. Prima di andare via
ho saldato il conto per tutti”,
dice a verbale Descalzi. Che sa
benissimo chi sia Etete: da ministro
del Petrolio della Nigeria,
nel 1998, ha assegnato la
concessione per il giacimento
Opl245 alla società Malabu, di
cui è il proprietario occulto.
Nel 2007 Etete è stato condannato
per riciclaggio da un tribunale
francese.
I pm chiedono se alla cena si
sia parlato della “titolarità del
b lo c co ”, cioè se Etete negoziasse
da vero proprietario del
giacimento. “Con Etete ci fu una
discussione informale sulla
situazione della Nigeria e sulle
passate vicende di quel Paese.
Ma non si entrò nel merito
delle questioni riguardanti il
blocco ”. I pm non sembrano
credere che si sia parlato del

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