domenica 22 gennaio 2017
Nigeria tangenti Eni De Scalzi Scaroni Chi ha preso il miliardo
NEL 2011 il governo nigeriano attribuisce a
Eni e all’olandese Shell (50% ciascuna) i diritti
di esplorazione di un grosso giacimento
petrolifero, chiamato Opl 245. Le due
compagnie versano 1,3 miliardi di dollari su un
conto del governo nigeriano a Londra presso la
banca Jp Morgan Chase. Quei soldi poi
vengono spediti alla Bsi in Svizzera che si
insospettisce e li rimanda indietro. Viene
congelata la mediazione di 215 milioni di euro
al faccendiere Obi, che intenta una causa
legale.
n ALTRI 801,5 MILIONI di dollari arrivano
comunque ai conti nigeriani di Malabu, la
società titolare dei diritti di esplorazione che è
lo schermo per l’ex ministro del Petrolio Dan
Etete che si era assegnato la concessione
quando era al governo. Etete trattiene 250
milioni di dollari, “utilizzati a profitto proprio e
di numerosissimi altri beneficiari per acquisto
di immobili, auto blindate, aerei e altro”;
scrivono i pm. 54,4 milioni li ottiene Aliyu
Abubaker “che operava quale agente di
Goodluck Jonathan”, allora presidente della
Nigeria
n UNA PARTE DI QUEI SOLDI, secondo
quanto sostengono i pm di Milano, finisce
anche ad alcuni dirigenti dell’Eni, in particolare
a Roberto Casula (50 milioni), anello più basso
della catena che faceva capo a Claudio
Descalzi e Paolo Scaroni. Altri 917.852
arrivano a Vincenzo Armanna, all’epoca
dirigente Eni
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