sabato 19 marzo 2016

“La scuola cade a pezzi ma a rischiare siamo noi” Gli edifici sono degli enti locali. I soldi non ci sono, ma in caso di incidenti è colpa dei presidi

 Dietro la lavagna
I “manager” hanno più
strutture da gestire
ma poco personale
Stipendi fermi da anni
Le associazioni
L’anagrafe delle scuole
ha dati parziali e non
aggiornati. Risultano
aperti istituti inagibili
EDILIZIA
I presidi
delle scuole
non hanno
voce
in capitolo
sulla messa
in sicurezza
degli edifici
perché
compete a chi
è proprietario
della
struttura,
spesso
i Comuni
n REGGENZA
I pochi
concorsi
indetti negli
ultimi anni
hanno
generato una
coincidenza di
incarichi:
i dirigenti
scolastici si
ritrovano così
a coprire due
o tre scuole
alla volta
senza poter
essere
sostituiti
VIRGINIA DELLA SALA
Non di soli docenti è
fatta la scuola: a rotazione,
le vittime di
anni di riforme si
presentano a chiedere il conto.
Stavolta tocca ai dirigenti
scolastici che guidano la campagna
Liberare la scuola”:
troppe responsabilità, troppa
burocrazia e troppe scuole da
gestire i punti problematici, a
cui si aggiunge il blocco degli
stipendi. Nonostante siano
stati dipinti come “super mana
ger ” con la riforma della
Buona Scuola, non se la passano
benissimo. Lo dimostra
il quadro tracciato dalla rivista
specializzata Tuttoscuola:
in Italia i presidi guadagnano
57 mila euro all’anno, i dirigenti
amministrativi della
pubblica amministrazione
circa 100 mila, i dirigenti del
settore privato in media 107
mila. I dirigenti scolastici
guadagnano, poi, il 43% in
meno dei dirigenti amministrativi
di II fascia all’interno
de ll ’Amministrazione scolastica,
sia centrale che periferica.
SI PARTE DA QUI per spiegare
il contenuto della campagna,
lanciata da un gruppo di dirigenti
scolastici italiani, con radici
nelle realtà sindacali, ma
che si è sviluppata fino a raggiungere
una comunità di oltre
cinquecento presidi. Hanno
redatto un documento e avviato
una raccolta di firme.
Qui dentro – dicono – c’è la

nostra condizione, il nostro

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