sabato 19 marzo 2016

Bussi, un disastro di Stato: la discarica inquina ancora CHIETI Nove anni dopo la scoperta dell’avvelenamento, l’area continua a rilasciare sostanze cancerogene.

 Venerdì, il verdetto della Cassazione sull’assoluzione di 18 dirigenti Montedison
numeri
160
Tante volte
superiore ai
limiti di legge
risulta essere
il livello
di tetracloroetilene,
sostanza
cancero gena
per l’uomo
12
Gli anni
tra scorsi
dalla
costruzione
della
discarica;
solo sei anni
fa sono stati
avviati i primi
interve nti,
al costo
di almeno
4 milioni
di euro
L’urgenza
L’Agenzia
ambient ale
abruzzese (Arta)
chiede al governo
la “me ssa
in sicurezza”
ANTONIO MASSARI
La discarica di Bussi è talmente
pericolosa che l’Agenzia
regionale per la tutela
ambientale abruzzese
(Arta) ha appena chiesto al Governo
una “messa in sicurezza nel
minor tempo possibile”. Il punto
è che il disastro è noto almeno dal
2007, anno in cui la Guardia Forestale
scoprì l’in quinam ento
provocato dalla discarica, ormai
dimostrato anche in sede processuale.
Eppure, a distanza di nove
anni, il sito continua a inquinare.
I veleni sono ancora lì. E in quantità
esorbitanti.
LO CERTIFICA l’Arta, con i campioni
prelevati tra ottobre e dicembre
2015, divulgati ieri dall’a ssoc iazione
ambientalista abruzzese
H2O. L’Arta ha analizzato le tre
aree fondamentali dell’area, oggi
affidata alla Solvay, un tempo utilizzata
dalla Montedison: parliamo
delle siti 2A e 2B, che si trovano
a monte dell’impianto industriale,
e della discarica Tre Monti,
a poche decine di metri dagli argini
del fiume Pescara.
Le acque a valle della discarica
2B –scrive l’Arta –sono le più contaminate”.
Il tetracloroetilene –
sostanza cancerogena per l’uomo
è presente in misura 160 volte
superiore ai limiti di legge. L’esa -
cloroetano – a nch’essa cancerogena
supera il limite 114 volte.
Ma c’è persino di peggio.
Altri veleni sono stati rilevati a
ridosso dello stabilimento industriale,
proprio dove è stata costruita
la barriera idraulica che avrebbe

dovuto fermare l’inquina -

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