sabato 19 marzo 2016

ACQUA Norme che aggirano o contraddicono il voto, funzionari nei posti chiave che provengono dal settore privato: se lo fai notare, però, Renzi & C. s’arrabbiano Leggi e nomine: ecco come si smonta un referendum 26 milioni di sì inutili

Da Berlusconi a Monti
fino ai 4 interventi di
questo governo: addio
sovranità popolare
MARCO PALOMBI
Ieri Matteo Renzi ha ritwittato
un articolo per
l’Unità di uno dei suoi
consulenti economici,
Luigi Marattin. Titolo: “La
bufala del referendum tradito”.
La cosa, al netto di certe
spiacevoli semplificazioni
delle posizioni che intende
criticare, ha un suo elemento
ironico: Marattin era contrario
ai referendum nel 2011,
quand’era assessore a Ferrara,
e scriveva cose tipo “Il
grande bluff dei referendum
sull’acqua”, oggi ce ne spiega
la corretta interpretazione
cambiando un po’ le parole.
Su Repubblica, invece, Stefano
Rodotà - giurista che
quei quesiti contribuì a scrivere
- dedicava un pezzo proprio
al “referendum tradito”,
cioè alla bufala di Marattin e
Renzi: oggi, scrive, “si cerca di
cancellare quel risultato importantissimo,
approvando
norme che sostanzialmente
consegnano ai privati la gestione
dei servizi idrici”.
IN REALTÀ, l’opera di demolizione
di quei referendum è iniziata
un minuto dopo la scoperta
che li avevano appoggiati
26 milioni di italiani. Breve
riepilogo: con il sì a due quesiti
furono abrogati 1) il decreto
che imponeva la messa a gara
dei servizi pubblici locali (acqua
compresa) e metteva molti
paletti alla gestione pubblica;
2) la voce della bolletta
dell’acqua che prevedeva “adeguata
remunerazione del
capitale investito dai gestori”.
Il combinato disposto di quei
due “sì” e l’impostazione stessa
dell’iniziativa referendaria
erano chiare: il servizio idrico
va sottratto al mercato. La politica
doveva solo prendere atto,
eppure quella volta come
altre non lo ha fatto: al referendum
contro il finanziamento
pubblico dei partiti, ad esempio,
si reagì inventando il rimborso
pubblico ai partiti.
Ecco, allora, come è stato
smontato il referendum
sull’acqua. Erano passati due
mesi dal voto quando il governo
Berlusconi approvò un decreto
(agosto 2011) che riproponeva
la stessa legge abrogata:
la Corte costituzionale lo ha
cancellato l’anno successivo.
A dicembre il governo Monti,
nel cosiddetto “Salva Italia”,
fece una cosa meno rumorosa
ma più efficace: sciolse la
Commissione di vigilanza sui
servizi idrici (Coviri) di Palazzo
Chigi e passò le competenze
all’Autorità per l’energia.
Spiega Roberto Passino, ultimo
presidente del Coviri: “Il
passaggio fu rapidissimo e assecondò
tutte le richieste dei
gestori. L’Autorità non aveva
le competenze e infatti pescò
tra le risorse di Federutility (le
imprese del settore, ndr). Una
roba da Paese delle banane”.
L’Authority


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