sabato 19 marzo 2016

Trivelle, il Pd si astiene È contro le sue Regioni Serracchiani e Guerini: “È inutile”. Minoranza Dem e ambientalisti in rivolta Botta e risposta ”Il voto costa 300 milioni”. La replica di Emiliano: bastava accorparlo alle amminist rative Nel 1991

Bettino Craxi
invitò gli
elettori
a non votare
al referendum
per la
prefe renza
unica alla
Camera; per
farlo suggerì
di “a ndare
al mare”.
Un appello
simile è stato
fatto dal
cardinale
Camillo Ruini
quando, nel
2005, gli
italiani si sono
espressi sulla
legge sulla
fecondazione
assistita
A sorpresa
Il Pd ha deciso
l’astensio -
ne per il referendum
sulle
trivelle. L’i ra
del governatore
Michele
Emiliano
VIRGINIA DELLA SALA
Perché un partito che
porta nel proprio nome
il richiamo alla sovranità
popolare svilisce
così gravemente un istituto
fondamentale di democrazia
diretta come il referendum?
Per una forza nata in risposta
al crollo della prima
Repubblica, riecheggiare il
Craxi che invitava gli italiani
ad andare al mare invece di votare
non mi pare un bel traguardo”.
Domanda e osservazioni
sono legittime, poste da
Andrea Boraschi, responsabile
della campagna clima ed energia
di Greenpeace, il primo
ad accorgersi della presenza
del Partito democratico tra i
soggetti politici favorevoli
all’astensione per il referendum
del 17 aprile.
In effetti, nella giornata di
ieri, dentro e fuori dal Pd di
democratico c’è stato ben poco.
Dentro, perché la decisione
di schierarsi per l’a s t e n s i one
non è stata discussa in assemblea
né tantomeno era
prevista nell’ordine del giorno
della direzione nazionale
di lunedì prossimo (“a n al is i
della situazione economica,
ratifica commissariamento
Pd provinciale di Caserta, varie
ed eventuali”i punti all’o rdine
del giorno) . Fuori, perché
per molti parlamentari
dem istigare ad astenersi dal
confronto elettorale, nato poi
dalla legittima richiesta di nove
consigli regionali come
previsto dalla Costituzione
(ne basterebbero cinque) è un
atto “fortemente antidemocratico”.
UNA COSA è certa: il referendum
sulle trivelle sta spaccando
il Pd più di quanto non lo sia
già. Fratture tra maggioranza
e minoranza, tra Roma e Regioni,
tra elettori e rappresentanti.
Ieri, per tutta la giornata,
nelle stanze di governo un po’
tutti chiedevano spiegazioni
su quella parola, “astensione”,
segnata nell’area Par Condicio
dell’Agcom: dai civatiani a Sinistra
Italiana, da Roberto
Speranza ai parlamentari dem
passando per Stumpo, Cuperlo
e Gotor –da Legambiente
ai Verdi e fino ai Cinque Stelle
(che hanno anche scritto al
direttore editoriale Rai Verdelli
per segnalare la criticità
dell’informazione sul referendum).
Finalmente, un segno di
vita nel pomeriggio. A rispondere,
i vicesegretari del partito
Debora Serracchiani e Lorenzo
Guerini: quello sulle trivellazioni
è un referendum “inu -
tile”, la decisione l’hanno presa
loro “come vicesegretari”, e
lunedì “sarà ratificata durante
la direzione”.
Poi, il colpo basso della spesa,
quei 300 milioni di euro che
si spenderanno per la consultazione
e che sarebbero potuti
essere destinati ad “asili nido,
a scuole, alla sicurezza, all’am -
biente”. Ma che, è stata la
pronta risposta trasversale, si
sarebbe potuto evitare di



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