Bettino
Craxi
invitò
gli
elettori
a
non votare
al
referendum
per
la
prefe
renza
unica
alla
Camera;
per
farlo
suggerì
di
“a ndare
al
mare”.
Un
appello
simile
è stato
fatto
dal
cardinale
Camillo
Ruini
quando,
nel
2005,
gli
italiani
si sono
espressi
sulla
legge
sulla
fecondazione
assistita
A
sorpresa
Il
Pd ha deciso
l’astensio
-
ne
per il referendum
sulle
trivelle.
L’i ra
del
governatore
Michele
Emiliano
VIRGINIA
DELLA SALA
Perché
un partito che
porta
nel proprio nome
il
richiamo alla sovranità
popolare
svilisce
così
gravemente un istituto
fondamentale
di democrazia
diretta
come il referendum?
Per
una forza nata in risposta
al
crollo della prima
Repubblica,
riecheggiare il
Craxi
che invitava gli italiani
ad
andare al mare invece di votare
non
mi pare un bel traguardo”.
Domanda
e osservazioni
sono
legittime, poste da
Andrea
Boraschi, responsabile
della
campagna clima ed energia
di
Greenpeace, il primo
ad
accorgersi della presenza
del
Partito democratico tra i
soggetti
politici favorevoli
all’astensione
per il referendum
del
17 aprile.
In
effetti, nella giornata di
ieri,
dentro e fuori dal Pd di
democratico
c’è stato ben poco.
Dentro,
perché la decisione
di
schierarsi per l’a s t e n s i one
non
è stata discussa in assemblea
né
tantomeno era
prevista
nell’ordine del giorno
della
direzione nazionale
di
lunedì prossimo (“a n al is i
della
situazione economica,
ratifica
commissariamento
Pd
provinciale di Caserta, varie
ed
eventuali”i punti all’o rdine
del
giorno) . Fuori, perché
per
molti parlamentari
dem
istigare ad astenersi dal
confronto
elettorale, nato poi
dalla
legittima richiesta di nove
consigli
regionali come
previsto
dalla Costituzione
(ne
basterebbero cinque) è un
atto
“fortemente antidemocratico”.
UNA
COSA è
certa: il referendum
sulle
trivelle sta spaccando
il
Pd più di quanto non lo sia
già.
Fratture tra maggioranza
e
minoranza, tra Roma e Regioni,
tra
elettori e rappresentanti.
Ieri,
per tutta la giornata,
nelle
stanze di governo un po’
tutti
chiedevano spiegazioni
su
quella parola, “astensione”,
segnata
nell’area Par Condicio
dell’Agcom:
dai civatiani a Sinistra
Italiana,
da Roberto
Speranza
ai parlamentari dem
– passando
per Stumpo, Cuperlo
e
Gotor –da Legambiente
ai
Verdi e fino ai Cinque Stelle
(che
hanno anche scritto al
direttore
editoriale Rai Verdelli
per
segnalare la criticità
dell’informazione
sul referendum).
Finalmente,
un segno di
vita
nel pomeriggio. A rispondere,
i
vicesegretari del partito
Debora
Serracchiani e Lorenzo
Guerini:
quello sulle trivellazioni
è
un referendum “inu -
tile”,
la decisione l’hanno presa
loro
“come vicesegretari”, e
lunedì
“sarà ratificata durante
la
direzione”.
Poi,
il colpo basso della spesa,
quei
300 milioni di euro che
si
spenderanno per la consultazione
e
che sarebbero potuti
essere
destinati ad “asili nido,
a
scuole, alla sicurezza, all’am -
biente”.
Ma che, è stata la
pronta
risposta trasversale, si
sarebbe
potuto evitare di

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