IL
NESSO tra
esposizione all’uranio
impoverito
dei militari in teatri di guerra
e
l’insorgenza di patologie tumorali è dimostrato
da
numerosi studi, ma il Comitato
di
verifica per le cause di servizio (che opera
al
ministero dell’Economia) nega questo legamein
tutti
i casi emersi, aderendo alla posizione
del
ministero del Difesa “con una abusata
tecnica
a ‘stampone’”, che è “inspiegabile
”e“sorprendente
”. Ciò denota “grave
negligenza
”perché si ingenera un massiccio
contenzioso
che si traduce in un consistente
esborso
per l’erario “per oneri processuali,
maggiori
somme per interessi e quant'altro”.
Anche
laCorte deiConti dovrà dunque
valutare
questa situazione. Lo indica una
sentenza
del Tar Toscana che ha accolto in
parte
il ricorso di un sottufficiale di Carabinieri,
Giovanni
Manfredini, ammalato di poliadenopatia
inguinale
dopo aver partecipato
tra
il 1991 ed il 2005 a numerose missioni
internazionali
di pace in territori dove è stato
fatto
uso di proiettili all’uranio impoverito (Iraq,
Somalia,
Bosnia, Albania). Il militare ha
quindi
chiesto il riconoscimento della causa
di
servizio e adesso ha incassato una sentenza
favorevole
da parte del Tar Toscana.

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