domenica 16 marzo 2014

Gela brucia, Priolo teme lo stop IERI UN INCENDIO ALLA RAFFINERIA ENI DOPO LE FIAMME DI SIRACUSA. INCUBO LICENZIAMENTI

di Chiara Paolin Le fiamme erano alte, l’incendio è divampato nell’isola “7 Nord” dello stabilimento Eni di Gela. Il fumo nero ieri mattina ha oscurato il cielo del petrolchimico, ed è rimasto visibile a chilometri di distanza per diverse ore. Nella raffineria è subito scattato il piano d’emergenza, con l’intervento dei vigili del fuoco aziendali. Il segretario provinciale dell’Ugl Chimici Caltanissetta, Andrea Alario, ha trovato l’aspetto positivo: “Per fortuna non ci sono stati feriti. Auspichiamo che questo incidente non causi ritardi agli investimenti già pianificati e concordati per la raffineria, e che si siano incentivi costanti all’attività di perfezionamento delle misure di prevenzione”. Insomma l’importante è non fermare gli impianti mettendo a rischio l’occupazione; magari migliorando la sicurezza, per quanto possibile. Ma mentre i tecnici spiegavano che l’incidente è avvenuto precisamente tra il sito “Topping 1” e “Coking 1”, nella cui tubazione di collegamento si era sviluppato il fuoco a causa di una improvvisa perdita di prodotto idrocarburico ad alta temperatura, i siciliani si sono domandati che stia succedendo alle raffinerie dell’isola. Lo scorso 27 febbraio a Priolo, vicino Siracusa, un boato e una grande esplosione riempirono il cielo di fumo tossico per ore: era l’impianto Isab. “Siamo molto preoccupati per la salute dei cittadini” disse quel giorno Erasmo Palazzotto, deputato Sel. “Da mesi denunciamo la criticità della condizione ambientale nel petrolchimico: come hanno dimostrato un recente studio dell’Oms e la richiesta dell’Arpa Sicilia di rivalutare l’autorizzazione integrata ambientale concessa, rischia di trasformarsi ben presto in un disastro ambientale senza precedenti” concludeva Palazzotto. IERI I FATTI DI GELA HANNO scatenato il Movimento il M5S: “Basta con false promesse e vuoti giri di parole. Gli incidenti nei petrolchimici siciliani sono ormai una tremenda costante. I cittadini non possono e non devono più tollerarli, si ribellino e chiedano i danni, noi li sosteremo in qualsiasi modo” ha detto il presidente della commissione Ambiente della Regione Siciliana, Giampiero Trizzino. A ruota, il leader dei Verdi Angelo Bonelli: “La Sicilia è immobile in modo preoccupante di fronte all’emergenza che persiste nelle tre aree più inquinate della Sicilia come Gela, Milazzo e Priolo. La rete di monitoraggio della qualità dell’aria in questi tre siti non è conforme alla legge, per stessa ammissione di Arpa Sicilia; inquinanti importanti come le Pm 2,5 non sono misurate ed è assente il campionamento in continuo di diossine e benzo(a)pirene”. L’Unione petrolifera, che rappresenta i produttori, ha da aggiungere dati sconfortanti: in seguito alla crisi, la domanda nazionale di petrolio continua a calare, e nel 2014 l’Italia avrà “una overcapacity per non meno di 30 milioni di tonnellate”. Cioè raffiniamo più di quanto consumiamo, perciò ne Mediterraneo ci sono almeno una decina di impianti destinati a chiudere. il fatto quotidiano 16 marzo 2014

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