domenica 16 marzo 2014
Eni parte l'inchiesta per l'affare nigeriano con l'ex ministro trattativa Bisignani e Scaroni, Nigeria vuole cancellare concessione
ENI: PARTE L’ I N C H I E S TA
PER L’AFFARE NIGERIANO
CON L’EX MINISTRO
IL PM DI MILANO DE PASQUALE INDAGA SULLA TRATTATIVA DI CUI
PARLAVANO BISIGNANI E L’AD SCARONI NELLE INTERCETTAZIONI
SULLA P4. E LA NIGERIA VUOLE CANCELLARE LA CONCESSIONE
LA BOCCIATURA
Il Parlamento locale dice
che quell’accordo non era
regolare, un investimento
che per il gruppo italiano
vale a bilancio
600 milioni di euro
di Marco Lillo
inviato a Milano
Brutte notizie sul
fronte nigeriano per
l’Eni. La Procura di
Milano ha avviato in
gran segreto un’indagine sull'acquisto
da 1,3 miliardi della
concessione petrolifera Opl 245
nel 2011 con una complessa
transazione nella quale Eni e
Shell (50 per cento ciascuno)
pagavano formalmente il governo
Nigeriano per la concessione.
Eni però aveva trattato
per un anno, fino a fine 2010,
con il titolare effettivo che poi
incasserà: la Malabu Oil & Gas
Ltd di Dan Etete, ex ministro del
petrolio nigeriano, fino al 1998
nel regime del generale Abacha
(il figlio vanta una quota del 50
per cento in Malabu), già condannato
in Francia per riciclaggio
nel 2007.
Il percorso dei soldi pagati da
Eni è noto alla Procura grazie alle
cause civili tra Malabu e i mediatori
(il russo Agaev e il nigeriano
Obi) lasciati a bocca
asciutta. Si copre che nel maggio
2011 solo un bonus di 205
milioni va al Governo della Nigeria
per stendere un velo sulle
liti relative alla titolarità del
blocco 245. Il vero prezzo della
concessione, un miliardo e 92
milioni di dollari, finisce su un
conto escrow (accordo di garanzia)
della Jp Morgan di Londra e
i fondi, fisicamente negli Stati
Uniti, sono destinati alla Malabu
di Etete.
IL 18 FEBBRAIO SCORSO, il
Parlamento della Nigeria approva
una risoluzione che mette
a rischio la concessione iscritta a
bilancio Eni per un valore superiore
ai 600 milioni di euro. La
House of Representatives, all’esito
di un'indagine di un apposito
comitato, chiede al governo
nigeriano di annullare la concessione
petrolifera OPL 245
perché basata su un accordo di
risoluzione tra Eni-Shell; Malabu
e governo Nigeriano che è
“highly flawed”, cioè “molto difettoso”
e “contrario alle leggi
della Nigeria”. Nella risoluzione
c’è una reprimenda ai danni di
Eni: “Nigeria Agip Exploration
Ltd (NAE) deve essere censurata
e formalmente biasimata dalla
House – si legge – per il suo
ruolo nell'accordo di scarsa trasparenza
e non coerente con le
migliori pratiche internazionali
di business”. Eni al Fatto spiega
che “la decisione della Camera
Bassa del Parlamento nigeriano
non è vincolante per il governo
nigeriano e non revoca il blocco
245 a Eni e Shell che ne sono i
legittimi titolari”. La delibera nigeriana
finirà con tutta probabilità
nel fascicolo del pm Fabio
De Pasquale. Nei mesi scorsi il
magistrato (che nel 2013 ha ottenuto
una condanna di Eni per
le tangenti pagate anni fa da
Snam Progetti in Nigeria) si è
incontrato con i colleghi di Napoli
e ha acquisito le intercettazioni
dell'inchiesta P4 su Luigi
Bisignani. Nell’estate-autunno
2010 Bisignani parlava dell'affare
nigeriano con il suo amico
Paolo Scaroni, ad di Eni.
NON CI SONO INDAGATI nel
fascicolo milanese ma certamente
oggi i vecchi verbali e le
intercettazioni dell'indagine P4
di Henry John Woodcock e
Francesco Curcio risultano più
comprensibili. Scaroni l’8 marzo
2011 dichiara al pm Woodcock:
“Tale trattativa non è andata
a buon fine”. Anche se con
uno schema diverso rispetto a
quello descritto nelle telefonate
Scaroni-Bisignani del novembre
2010, l’affare da 1,3 miliardi
è andato in porto due mesi dopo,
alla fine di aprile 2011. Il 14
ottobre 2010, due settimane prima
dell’offerta per il 100 per
cento di OPL 245 a Malabu (non
al governo) Bisignani parla con
un uomo identificato dalla Finanza
di Napoli come Paolo
Scaroni.
Paolo Scaroni (P):: Ah, benissimo,
allora .. . situazione ... status
.... sono qua, stanno negoziando
Luigi Bisignani (L): Ah, bene
P: Direi che le cose stanno, penso,
procedendo bene a parte per
un solo punto, che riguarda il
Settlement Agreeement che poi
è il cappello di tutto, che chiude
il contenzioso con la Repubblica
e i contenziosi fra le parti. Ora,
quello che sta dicendo il nostro
amico, c’ha in mano saldamente
tutto, volevo confortarti su questo”.
SEMPRE SECONDO la Guardia
di Finanza di Napoli il 18 novembre
del 2010 “ Scaroni riferiva
a Bisignani di avere ricevuto
una telefonata dalla Nigeria e gli
avrebbero detto che ’il ministro
presidente quindi viene dal presidente
e vogliono firmare tutto
entro domani’ e di avere mandato
un messaggio a una persona
che il Bisignani conosceva. In
merito il Bisignani - prosegue la
Finanza - si impegnava ad avvisare
qualcuno infatti subito dopo
contattava un uomo su un’utenza
svizzera (Gianluca Di
Nardo, Ndr) riferendo di avvisare
‘il ragazzo che Fortunato e
la signora hanno detto che tra
domani e dopodomani vogliono
fare questa cosa’ ”. I pm si
chiedono: chi è Fortunato? Il
presidente della Nigeria in carica
si chiama Johnatan Goodluck,
cioé “buona fortuna”.
Fortunato quasi certamente è
lui ma Di Nardo, al Fatto non
conferma: “Non so di che sta
parlando”.
I due mediatori nelle trattative
tra Etete e l’Eni, il russo Ednan
Agaev e il nigeriano Zubelum
Chukwuemeka Obi, detto Obi
(l’amico nigeriano di Di Nardo)
hanno trascinato Malabu in giudizio
rispettivamente a New
York e Londra perché sono stati
fatti fuori dall'affare. Di Nardo,
legato a Obi, dice a Bisignani il
13 ottobre 2010: “Ci hanno scavalcato.
Vanno direttamente da
lui”. Di Nardo chiede a Bisignani
di intervenire e nelle telefonate
successive si capisce che
non tutto è perduto. Obi ha vinto
a luglio del 2013 la causa davanti
alla High Court londinese
ottenendo il riconoscimento del
diritto ad avere il 7,5 per cento
dell’affare: 110,5 milioni. Teoricamente
gli amici di Bisignani
potrebbero farsi avanti ma Di
Nardo al Fatto dice: “Non avevo
un mandato professionale dell’Eni,
non ho guadagnato e sono
intervenuto per aiutare il mio
paese”.
ANCHE LE CARTE LONDINESI
sono nel fascicolo del pm De Pasquale
perché descrivono la
trattativa Etete-Eni: c’è la cena
del direttore generale Eni Claudio
Descalzi il 4 febbraio 2010
all’hotel Principe di Savoia di
Milano con Etete, Obi e Agaev;
le due offerte inviate a Malabu
da Eni per il 40 per cento; gli incontri
tra Obi e Descalzi nel periodo
agosto-ottobre 2010 e l’of -
ferta a Malabu per il 100 per cento
di Opl 245 presentata a Malabu
e non al governo il 30 ottobre
del 2010. Eni non nega la
trattativa con Etete: “Ci sono
stati contatti con i rappresentanti
della società Malabu ma
quando è emerso che non vi era
evidenza della piena titolarità
del blocco da parte di Malabu gli
accordi sono stati conclusi da
Eni unicamente con il Governo
e nessun accordo è stato concluso
da Eni con la società Malabu”.
Il fatto quotidiano 16 marzo 2014
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