lunedì 1 febbraio 2016

Sardegna: a Macchiareddu un inceneritore brucerà 58 milioni di fondi pubblici

Poteva essere l’anno della svolta: il bruciatore di rifiuti diMachiareddu da rottamare (obsoleto ed usurato, costretto a continue soste di riparazione – 25 nell’ultimo anno – con un costo medio annuo, per le fermate, di 750.000.000 euro), la pressione crescente dell’Unione Europea per una politica dei rifiuti più razionale (che dissuade l’incenerimento a vantaggio del riciclo), ma soprattutto una nuova sensibilità ecologica tra i sardi.
Le condizioni ideali per lanciare la raccolta differenziata integrale, sfruttare le belle esperienze di tanti comuni del territorio che applicano la differenziata da decenni (una decina ha superato il 75% di differenziata), con costi ridotti per i cittadini, meno residui da bruciare o buttare in discarica, il riutilizzo sistematico e razionale della mezza tonnellata scarsa di rifiuti che ogni sardo produce all’anno. Ed, infine, la realizzazione di impianti di smaltimento con tecnologie disponibili, efficaci e meno costose ed invasive per l’ambiente ed i cittadini, rispetto a quello di Macchiareddu.
La Regione, invece, con l’assenso silenzioso degli amministratori cagliaritani, ha deciso che bruciare i rifiuti non è demenzialeUn piano approvato dalla giunta nel 2014 mette sulla carta obiettivi ambiziosi (ridurre della metà i rifiuti urbani prodotti, aumentare le quote di riciclo, addirittura creare un marchio doc per il compost sardo), ma le risorse principali sono destinate proprio agli impianti di incenerimento. Alla faccia dell’Unione Europea, che ha rifiutato di finanziare l’operazione perché non conforme alle proprie direttive.
L’incenerimento, a prescindere dalla tecnologia e del materiale impiegato per la combustione, produce ceneri e fumi inquinanti contenenti polveri sottili.
Il piano Regionale prevede il potenziamento del brucia-rifiuti di Macchiareddu, capace di ridurre in cenere e liquami (un quarto del totale è da mandare in discarica) 124 mila tonnellate all’anno (delle 123 mila tonnellate di rifiuti indifferenziati prodotti nel cagliaritano nel 2013), cui vanno aggiunte le diecimila tonnellate di compost che nessuno vuole, e che il Tecnocasic brucia.
Poiché le percentuali di riciclaggio dovrebbero continuare a crescere, e la quantità di rifiuti indifferenziati ridursi, Macchiareddu servirà per bruciare rifiuti prodotti altrove, accrescendo magari i ricavi da energia elettrica (un sottoprodotto della combustione dei rifiuti) ma anche il pesante carico ambientale per il territorio del cagliaritano, oltre a disincentivare chi, responsabilmente, ha lavorato per aumentare le quote di rifiuti riciclati e l’educazione ambientale dei cittadini.
Nei 18 mesi di fermata degli impianti è poco evidente, ma certo, il destino in discarica delle 200.000 tonnellate non trattate da smaltire.
Assenti dalla discussione gli amministratori del Comune di Cagliari, maggiore azionista del Tecnocasic (gestore dell’impianto) e primi tributari che per cinque anni hanno, malgrado un chiaro ordine del giorno consiliare del 2011, prodotto chiacchiere sulla raccolta differenziata con il porta a porta. Zedda ed il Pd hanno accettato di far pagare ai propri cittadini la tassa sui rifiuti più alta in Italia, viziandoli alla raccolta indifferenziata con i cassonetti in strada. 
La giunta Zedda/Pd ha proseguito la politica di disinteresse delle precedenti giunte di centrodestra, non intervenendo sul bruciatore di Macchiareddu. di  | 1 febbraio 2016 http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/01/sardegna-a-macchiareddu-un-inceneritore-brucera-58-milioni-di-fondi-pubblici/2423869/

manifestazione davanti ai templi di Paestum a tutela della salute pubblica, dell'ambiente e dell'agricoltura di qualità contro le emissioni cancerogene della centrale a biomasse di Capaccio, il servizio video da Rai 3 TGR Campania della notte del 31 gennaio 2016


Energia rinnovabile, in stallo decreto sui nuovi incentivi. Produttori: “Da governo totale disinteresse, settore a rischio”

Le aziende attendono dalla fine del 2014 l'aggiornamento delle misure in favore delle fonti diverse dal fotovoltaico, dall'eolico alla geotermia. Coordinamento Free: "Per colpa di questo ritardo il 2015 è stato un anno flop come numeri di nuove installazioni". E i posti di lavoro sono diminuiti dai 37mila del 2012 a 26mila
Il 2015 non è stato un anno brillante per le energie rinnovabili. Da una parte i dati sulla nuova potenza installata e sulla produzione sono in calo, dall’altra si è creato un vuoto normativo a causa del ritardo del governo nell’approvare il decreto con  i nuovi incentivialle fonti diverse dal fotovoltaico. Il provvedimento doveva essere pronto a fine 2014 ma ancora non vede la luce. Gli operatori lo aspettano da tempo, preoccupati degli effetti negativi che questo vuoto sta producendo al settore: rallentamento della crescita del numero degli impianti rinnovabili, aziende costrette a fuggireall’estero o a chiudere e drastico calo degli occupati.
Il lungo iter del decreto e lo stop di Bruxelles - I tre ministeri coinvolti – Sviluppo economico, Ambiente e Politiche Agricole – hanno trovato un accordo su una bozza solo a settembre 2015. Dunque quasi un anno dopo. Il testo è stato poi trasmesso all’Autorità per l’energia e alla Conferenza unificata che hanno dato i loro pareri, in base ai quali il governo ha apportato alcune modifiche. Ora è al vaglio della Commissione europea, che deve certificare la compatibilità delle norme con le linee guida in materia di aiuti di Stato. Indiscrezioni dicono però che Bruxelles sarebbe orientata a chiedere modifiche, eventualità che rallenterebbe ulteriormente l’iter del provvedimento. In generale, il fine del decreto nelle intenzioni dell’esecutivo è sostenere la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (non fotovoltaiche) attraverso la definizione di incentivi e di modalità di accesso semplici. Il tutto per promuovere l’efficacia, l’efficienza e lasostenibilità degli oneri di incentivazione nell’ambito degli obiettivi della Strategia energetica nazionale.
I nodi del testo e i tempi troppo stretti - Ci sono però almeno due macigni che incombono sulle buone intenzioni. Il primo è relativo ai tempi: il provvedimento riguarda lo sviluppo di impianti per gli anni 2015 e 2016. Anche se entrasse in vigore immediatamente la sua validità sarebbe limitata a meno di 12 mesi. “Un tale atteggiamento da parte delle istituzioni è scandaloso e sintomatico del totale disinteresse per temi di notevole urgenza, come l’ambiente e i cambiamenti climatici, che rende vana ogni parola spesa in occasione della COP21 di Parigi”, commenta l’Associazione Nazionale Energia Vento (Anev). Sulla stessa linea il presidente di Anie RinnovabiliEmilio Cremona: “E’ necessario che sia data subito la possibilità alle imprese delle rinnovabili di presentare progetti che possano accedere ai pochi sistemi incentivanti rimasti. Oggi sono bloccati tutti quei progetti che possono iscriversi ai registri o partecipare alle aste previste dal nuovo decreto”.
Senza decreto il tetto di spesa sarà raggiunto prima - Il secondo problema, anch’esso legato ai tempi, riguarda più specificatamente il tetto degli incentivi da assegnare: il testo lo fissa a 5,8 miliardi di euro l’anno, introducendo al contempo un nuovo metodo di calcolo che mette indietro al contatore. Ma, spiega l’analista Tommaso Barbetti di eLeMeNS in una intervista rilasciata a Qualenergia.it, finché il provvedimento non entra in vigore vige il vecchio metodo di calcolo con il rischio che il tetto di spesa di 5,8 miliardi venga raggiunto prima (a fine anno mancavano solo 33 milioni). In questo caso, gli incentivi verranno sospesi. Le conseguenze pratiche, spiega Barbetti, in realtà sarebbero trascurabili: non si fermerebbero gli incentivi ma ci potrebbe essere un breve stop and go e si dovrebbe fare un aggiornamento al nuovo decreto. Si andrebbe però a incidere sulla fiducia degli investitori.
Il 2015 “anno flop” per consumi di energia da fonti rinnovabili - Sta di fatto che i numeri parlano chiaro e mostrano come già il 2015 sia stato un anno nero per il settore. Dai datiTerna relativi al 2015 emerge che in Italia, a fronte di una crescita dei consumi di energia elettrica (la prima in tre anni), per le rinnovabili c’è stato un calo del 9% rispetto al 2014. Ben oltre 11 miliardi di chilowattora in meno rispetto al 2014 sono stati generati dalle fonti rinnovabili nel 2015. L’unica fonte con il segno più è il fotovoltaico, che è aumentato dell’1,5%, dopo quattro anni di decrescita. Per il Coordinamento Free il 2015 è stato quindi “un anno flop”: “Da una parte il governo italiano, per bocca del ministro Galletti, ha chiesto di limitare a 1,5 gradi (invece che a 2) l’aumento massimo della temperatura terrestre, dall’altro gli imprenditori eolici, geotermici, idroelettrici e da biomasse non possono realizzare gli impianti che questi obiettivi contribuirebbero a raggiungere”, dice l’associazione, “perché lo stesso esecutivo non emana da oltre un anno un decreto interministeriale che definisce le date per le aste competitive per la realizzazione di impianti da rinnovabili”.
Quanto all’eolico, secondo i dati Anev sono solo 295 i megawatt di nuova potenza installata in Italia nel 2015. Con gravi ripercussioni sul mondo del lavoro. Le aziende del settore secondo l’associazione sono infatti costrette a fuggire all’estero o a chiudere, con il risultato che si è passati da circa 37mila occupati nel 2012 a 34mila nel 2013, 30mila nel 2014 e 26mila nel 2015. di  | 1 febbraio 2016 http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/01/energia-rinnovabile-in-stallo-decreto-sui-nuovi-incentivi-produttori-da-governo-totale-disinteresse-settore-a-rischio/2418034/

Rifiuti: tempi duri per chi getta gomme e fazzolettini in strada. Guai soprattutto a buttare le cicche

Dal 2 febbraio cambierà qualcosa per gli incivili che senza ritegno riempiono le nostre strade di scontrini, mozziconi di sigarette, gomme americane masticate e fazzolettini usati?
Da quella data, infatti, entrerà in vigore l’ultima legge “collegato ambientale” (n. 221 del 28 dicembre 2015) che, tra l’altro, introduce due nuovi articoli (232-bis e 232-ter) nel testo unico ambientale.
sigarette 675
Leggiamoli:
«Art. 232-bis. – (Rifiuti di prodotti da fumo)
1. I comuni provvedono a installare nelle strade, nei parchi e nei luoghi di alta aggregazione sociale appositi raccoglitori per la raccolta dei mozziconi dei prodotti da fumo.
2. Al fine di sensibilizzare i consumatori sulle conseguenze nocive per l’ambiente derivanti dall’abbandono dei mozziconi dei prodotti da fumo, i produttori, in collaborazione con il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, attuano campagne di informazione.
3. È vietato l’abbandono di mozziconi dei prodotti da fumo sul suolo, nelle acque e negli scarichi.
Art. 232-ter. – (Divieto di abbandono di rifiuti di piccolissime dimensioni)
Al fine di preservare il decoro urbano dei centri abitati e per limitare gli impatti negativi derivanti dalla dispersione incontrollata nell’ambiente di rifiuti di piccolissime dimensioni, quali anche scontrini, fazzoletti di carta e gomme da masticare, è vietato l’abbandono di tali rifiuti sul suolo, nelle acque, nelle caditoie e negli scarichi
Diciamo subito che non si tratta proprio di una novità. Già oggi, infatti, se anche si vuole ritenere che questi piccolissimi rifiuti sono esclusi dall’ambito generale del testo unico ambientale, esistono i regolamenti e le ordinanze comunali che vietano di disperderli nell’ambiente, prevedendo apposite sanzioni pecuniarie. Tuttavia il nostro legislatore, proprio per richiamare l’attenzione su questi divieti, ha deciso di riunirli in una norma generale unica, valida per tutta Italia, prevedendo anche opportunamente campagne di informazione e sensibilizzazione.
Fin qui, quindi, tutto bene, salvo solo, a dire il vero, il solito punto nero della carenza di controllo.
Il problema per il giurista, tuttavia, sorge quando si passa alle sanzioni. La nuova legge, infatti, prevede che chi abbandona questi piccoli rifiuti sia punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 30 a 150 euro, che viene raddoppiata se si tratta di cicche (“rifiuti da prodotti da fumo“). Il che vuol dire, in base alle regole generali (art. 16 della legge 689/81), che lo sporcaccione, se “concilia” (paga subito o, comunque, entro 60 giorni), se la cava con un terzo del massimo. Il che dovrebbe essere, a questo punto, 100 euro per le cicche e 50 euro per il resto.
Tuttavia, come bene evidenziato in questi giorni da un esperto in materia (Giuseppe Aiello) su Lexambiente.it, la formulazione delle norme è tale che questa “semplificazione” vale solo per i rifiuti diversi dai mozziconi, per cui c’è sanzione minima e massima; e cioèper i 50 euro. Per le cicche, invece, dove si parla solo di sanzione amministrativa “aumentata fino al doppio“, non si può “conciliare” e quindi il vigile deve fare un verbale ed iniziare una complicata procedura che – altra anomalia dovuta alla collocazione delle nuove sanzioni nel testo unico ambientale – invece di far capo ai Comuni cui spetta installare, con questi fondi, i raccoglitori, si incentra sulle Province, che sono in via di estinzione; le quali dovranno instaurare, per ogni verbale di cicca buttata, un procedimento amministrativo con decreto di determinazione della sanzione ed ingiunzione di pagamento, notificarlo al contravventore ecc.
Insomma, se non si interviene subito per eliminare queste incongruenze, c’è il rischio che le nuove disposizioni – pure utili e significative – abbiano scarsa efficacia pratica per difficoltà di applicazione.
Per fortuna, basta un minimo ritocco legislativo; anche se era meglio pensarci prima.
Intanto, ricordiamoci che, comunque, spetta anche a noi richiedere il rispetto a tutti di queste elementari norme di convivenza. Magari ricordando agli sporcaccioni che chi butta per terra una cicca oggi potrebbe rischiare di dover pagare 300 euro. di  | 1 febbraio 2016 http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/01/rifiuti-tempi-duri-per-chi-getta-gomme-e-fazzolettini-in-strada-guai-soprattutto-a-buttare-le-cicche/2421961/

Ilva, a Taranto discariche di rifiuti pericolosi nell'area naturale: 9 indagati

Nuova inchiesta sul siderurgico: dal 2000 avrebbe accatastato scarti indutriali anche all'interno delle gravine, crepacci naturali tipici della Murgia. I cumuli di rifiuti hanno anche invaso una masseria e deviato un corso d'acqua

Fa troppo caldo e i ricci non vanno in letargo, nel reggiano centro di recupero

Le temperature molto più alte della media in questi ultimi mesi li hanno scombussolati, facendo credere loro che sia già arrivata la bella stagione, e quindi il momento di ritornare attivi. I mammiferi non si sono addormentati affatto, e hanno continuato a vagare in cerca di cibo, senza però ovviamente trovarlo. Con il rischio che il 70 per cento di essi non arrivi a vedere l’estate 
Non ci sono più le stagioni di una volta e i ricci vanno in tilt e si dimenticano di andare in letargo. L’effetto dei primi mesi caldi di questo inverno lo sentono soprattutto questi piccoli mammiferi, che con il sole e i gradi fino a pochi giorni fa molto al di sopra dello zero, pensano di essere già direttamente in primavera. Lo dicono con certezza dal Centro di recupero animali selvatici Matildico di Caverzana di San Polo d’Enza, nel reggiano, dove l’inverno “caldo” ha mandato in confusione gli esemplari della zona, che ora sono ricoverati nella struttura, accuditi dai volontari che badano a loro affinché riescano a sopravvivere alla stagione e alle sue anomalie.
Sì, perché a ottobre, dopo aver preparato la tana, i ricci solitamente cadono in un “sonno profondo” da cui si destano ogni due settimane per mangiare, per poi risvegliarsi definitivamente verso marzo, quando sentono che il sole ricomincia a intiepidire l’aria. Ma le temperature molto più alte della media in questi ultimi mesi li hanno scombussolati, facendo credere loro che sia già arrivata la bella stagione, e quindi il momento di ritornare attivi. Risultato? I simpatici animaletti spinosi non si sono addormentati affatto, e hanno continuato a vagare in cerca di cibo, senza però ovviamente trovarlo. Con il rischio che il 70 per cento di essi non arrivi a vedere l’estate. Una vera e propria emergenza che si ripete già da alcuni anni, a cui cercano di far fronte i centri di recupero animali selvatici come il Matildico. “Gli animali sono quelli che risentono maggiormente di questi cambiamenti climatici – spiega Cristina Canuti, del centro di San Polo – I ricci in questo periodo sono disorientati, spesso si ritrovano a camminare per le strade durante il giorno, ma questo è segnale che qualcosa non va, perché sono animali notturni e solitamente non si dovrebbero incontrare in quelle ore”. Attualmente il centro ha in cura una sessantina di ricci in “letargo assistito”, con i volontari che li nutrono e li tengono sotto osservazione. Tra loro anche molti cuccioli, che con il loro peso esiguo sono i più delicati e non sopravvivrebbero in natura perché incapaci di trovare cibo. “In questi giorni più freddi, alcuni si sono addormentati – continua Canuti – poi li lasceremo liberi quando sarà passato l’inverno e dopo una fase di rieducazione per abituarli a essere indipendenti, a procurarsi da mangiare e a difendersi”.
Solo nel 2015 erano stati 280 i ricci ritornati allo stato selvatico dopo le cure nella struttura, e quest’anno i numeri sono già molto alti per essere solo gennaio. Ma l’emergenza non riguarda solo loro. Anche i ghiri sono ancora svegli, gli uccelli non sono migrati e perfino i parassiti come zecche e pulci, che con le temperature rigide si estinguono per tornare con la primavera, assediano ancora gli animali, aggravando la situazione già critica data dallamalnutrizione e dal cambio di ritmi. Per questo l’appello dei volontari è di rivolgersi ai centri specializzati in caso ci si imbatta in un animale selvatico in difficoltà. “Non tutti sanno come curarli – conclude Canuti – e spesso, volendo aiutare, si fa ancora peggio. Ma è importante seguire le procedure e chiedere aiuto agli esperti. Solo così si può davvero dare una mano”. di  | 31 gennaio 2016 http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/31/fa-troppo-caldo-e-i-ricci-non-vanno-in-letargo-nel-reggiano-centro-di-recupero/2420539/

“Un Election day per voto su trivelle e amministrative” - Lady Riforme, il padre, lo zio e gli altri La Family bank dei Boschi da Arezzo ai Palazzi romani

UNA MOZIONE per accorpare il referendum sulle trivelle con il pri- ci sarebbe nel caso tali consultazioni si ne. E in favore di questa soluzione si è svolgessero in giorni diversi. Nel frattem- schierato anche il governatore della Pu- “Un Election day per voto su trivelle e amministrative” mo turno delle elezioni amministrative. po anche Greenpeace ha lanciato su chan- glia, Michele Emiliano del Pd: “Credo che L’ha presentato alla Camera Sinistra Ita- g e .o rg una petizione a sostegno dell’elec- l’election day rappresenti una scelta obbli- tion day con referendum e Amministrati- liana, con prima firmataria la deputata Se- gatoria, sarebbe folle spendere 350 milio- ve, che in meno di una settimana ha rac- rena Pellegrino, con il chiaro scopo di ga- ni di euro. Lo do per scontato. E poi è nello rantire la più ampia partecipazione dei cit- colto oltre 40 mila firme. “Non è accetta- stile di questo governo fare cose più eco- tadini al voto e per realizzare un risparmio bile che per compiacere i petrolieri si but- nomiche e più utili a favore della parteci- di circa 300 milioni di euro, che invece non tino soldi pubblici” sostiene l’ a ss o c i a z i o - pazione”

prossima udienza 9 febbraio 2016 ore 12,30 processo ad Ecoambiente Bruno Landi, Colucci e Rondoni dovranno rispondere dell'accusa di inquinamento delle falde

Per consentire le prove testimoniali e per la nuova notifica a Colucci è stata fissata la prossima udienza il 9 febbraio 2016 alle ore 12,30 nel processo ai rappresentanti di Ecoambiente (dell'epoca dei fatti contestati) Bruno Landi, Colucci e Rondoni che dovranno rispondere dell'accusa di inquinamento delle falde.

I cittadini residenti davanti alla discarica di Borgo Montello sempre presenti e attenti, erano assistiti nella loro costituzione di parte civile dagli avvocati di Latina Vincenzo Nardelli (presente in udienza) e Stefano Noal.
Oltre alla costituzione di Codici e del Comitato per l'acqua pulita, di legambiente e della Regione Lazio (presente per la prima volta in udienza dopo la richiesta di costituzione di parte civile), si è presentato in aula anche l'Avvocato Cavalcanti per la costituzione di parte civile del Comune di Latina ed un altro gruppo di cittadini e di un'azienda che oggi hanno presentato la Costituzione di parte civile.
Mantenuto quindi l'impegno voluto dall'ex assessore all'ambiente Pansera per il comune di Latina finalmente affianco ai Cittadini di Borgo Montello.
Speriamo nei prossimi giorni che anche il Commissario del Comune di Latina trovi il tempo di incontrare i cittadini e di prendere finalmente posizione contro il danno e la servitù continua subìta dalle famiglie Piovesan.
Il comitato dei cittadini Riuniti di Borgo Montello e Bainsizza, le famiglie Piovesan hanno chiesto alle altre parti civili di coordinarsi per la strategia comune in difesa della salute pubblica, mettendosi a disposizione per spiegare il reale stato di degrado e disastro ambientale provocato dall'inquinamento continuo e giornaliero della discarica anche con emissioni nocive, polveri e cattivi odori.
La lunga e costante difesa del comitato dei cittadini riuniti e le famiglie Piovesan stanno finalmente aggregando altre realtà più lontane (come si vede dalle costituzioni in giudizio) e finora rimaste in disparte verso l'obiettivo comune di superare la discarica e gli impianti superati (come definiti dall'Ing. Tosini della Regione Lazio), con una bonifica di cui non sono certi i benefici (come rilevato dall'ArpaLazio dottor Chiarucci), dal mancato rispetto del progetto di bonifica (dottoressa Valle della provincia di Latina. Chissà che finalmente anche le altre forze politiche che finora assecondato i potenti delle discariche (vedi le varie telefonate e il famoso a Brù ricordate de mì cognato) e che addirittura lo stesso pd ha dimenticato le prese di posizionate contro chi voleva impianti inutili e inquinanti, contrarie al bene comune.
Dopo la costituzione di parte civile dei cittadini residenti nell'area della discarica (in pratica le varie famiglie Piovesan) e la nomina del CTU Dottor Tomaso Munari c'è stata una svolta con le operazioni peritali (delle parti civili sono intervenuti i soli cittadini) e la conseguente relazione di consulenza tecnica di ufficio.
Il Dottor Munari ha dimostrato che le operazioni di monitoraggio dell'ArpaLazio sono state insufficienti e non conformi alle norme di buona tecnica, al progetto approvato dalla stessa ArpaLazio e che le operazioni di bonifica e di messa in sicurezza non sono state effettuati secondo il progetto.
Inoltre la situazione delle falde è rimasta grave con una produzione di percolato eccessiva a dimostrazione del mancato o insufficiente progetto e controllo.
Tale relazione del CTU ha dimostrato le varie responsabilità che hanno portato al rinvio a giudizio dei 3 esponenti di Ecoambiente o imprenditori di fatto Landi, Colucci e Rondoni con l'inizio del processo il 16 giugno 2015.
Tuttavia le norme sulla nuova legge per gli ecoreati mette fortemente a rischio il processo.

Nella costituzione di parte civile della Regione Lazio depositata nella cancelleria del Tribunale di Latina del 7 maggio 2015, si dichiara:
“l’impatto ambientale che la discarica ha determinato sulle falde acquifere, sul fiume Astura e di conseguenza sulla salute dei residenti specificatamente del comprensorio di Borgo Montello, ha cagionato un grave pregiudizio economico residenti e delle produzioni agricole che insistono in quell’area e di conseguenza anche alla regione Lazio che ha sempre perseguito l’obiettivo dello sviluppo economico e del miglioramento della qualità della vita della popolazione secondo criteri di compatibilità ecologica e di agricoltura sostenibile basandosi alle effettive esigenze e vocazioni dei territori e delle rispettive comunità.
E’ evidente come le azioni poste in essere dagli odierni imputati abbiano creato un grave pregiudizio economico per il sistema regionale delLazio che concorre al raggiungimento degli obiettivi di tutela della salute dei cittadini. Ne deriva dunque che ove vi sia un danno all’ambiente e al territorio con conseguente pericolo per la salute pubblica scaturita da azioni illecite predisposte dai singoli imputati via sia un danno diretto alla costituenda parte civile. … attesa l’adulterazione delle acque di falda a causa della fuoriuscita del percolato altamente tossico. L’intera vicenda sopra descritta appare gravissima, poiché le condotte degli imputati hanno inciso su un bene primario come la salute causando, anche per questo, un danno di gravissima entità e di allarme sociale
questo il testo del rinvio a giudizio:
Rondoni Vincenzo
Landi Bruno
Colucci Nicola
Imputati dei reati p. e p. dagli artt. 81, 110, 40 cpv e 440 cp perché in concorso tra loro in tempi diversi Landi Bruno n.q. di amministratore delegato della società Ecoambiente srl, Rondoni Vincenzo quale presidente del consiglio di amministrazione della citata società contrattualmente incaricata della gestione di parte dei rifiuti solidi urbani della provincia di Latina e Colucci Nicola quale imprenditore di fatto, mediante l’omesso controllo circa la sicurezza degli invasi denominati S1, S2, S3 ed S0 e mediante la mancata esecuzione di opere di imperme4abilizzazione dei citati impianti benché le stesse carenze strutturali fossero note ai predetti attraverso plurimi atti e documenti comunicati in successione alla citata società e per essa agli indagati (ordinanza n. 36 del 18/08/98 del sindaco di Latina, relazione dell’Ente del 1995 e del 1996 commissionata dal Comune di Latina, plurime comunicazioni dell’ArpaLazio in ordine agli accertamenti tecnici effettuati nel sito), determinando di conseguenza reiterati fenomeni di fuoriuscita dei percolati dai siti indicati, percolato contenente tra l’altro sostanze pericolose quali piombo, rame e zinco determinavano l’adulterazione e la contraffazione delle acque di falda poste in prossimità del detto sito rendendole pericolose per la salute pubblica, in Latina commesso a tutt’oggi aprile 2011, reato permanente.

2 anni fa il sequestro nell'area della discarica di Borgo Montello che coinvolge il nuovo e distinto invaso di Ecoambiente

http://toxicleaks.org/blog/2014/02/14/un-sistema-di-scatole-cinesi-dietro-la-discarica-di-borgo-montello/  TERRE CONTAMINATE

Le scatole cinesi dietro a Borgo Montello

Un sistema di scatole cinesi dietro la discarica di Borgo Montello di Andrea Palladino
due anni fa: Rifiuti, il business delle discariche dietro il sequestro da 270 milioni a De Pierro, Nella rete di società finite nel mirino della Procura di Roma ci sono anche i terreni di Borgo Montello, il secondo sito di raccolta del Lazio. I pm: "Sistema criminale". Nei giorni scorsi gli arresti di Cerroni e Colucci
di Andrea Palladino | 30 gennaio 2014
Un tesoro da 270 milioni di euro, nascosto in vent’anni di attività imprenditoriale. Il sequestro dei beni dell’imprenditore originario di Napoli Giovanni De Pierro – eseguito…
ILFATTOQUOTIDIANO.IT

sequestro Capitolina (gruppo De Pierro) 29 gennaio 2014 discarica di Borgo Montello foglio 21 (catasto Latina sezione Borgo Montello) particella 300 e 299 (nuovo e distinto invaso Ecoambiente)

sequestri nella discarica di Borgo Montello che interessano l'area di gestione di ecoambiente

(documento Regione Lazio Direz. Territorio.... Area ciclo integrato dei rifiuti prot. 155116 del 12 marzo 2014 oggetto: procedimento di rinnovo AIA discariche di Borgo Montello comune di Latina - scansione 614063013161 - pag. 3 di 4) La Regione Lazio, successivamente, a seguito dei recenti accadimenti giudiziari e delle notizie apparse a mezzo stampa, con nota prot. 54456 del 29/01/2014, ha richiesto ad Ecoambiente srl se i sequestri dei “De Pirro” (De Pierro ndr) di cui si era venuti a conoscenza attraverso effettivo riscontro e se tale accadimento comportava problematiche nella gestione della discarica.
La società Ecoambiente srl con nota prot. n. 18 del 30/01/2014 acquisita al prot. 66411 del 04/02/2014 ha comunicato che nella giornata 29/02/2014 non è avvenuto alcun sequestro dei terreni nella disponibilità Ecoambiente srl e che i suddetti terreni sono di proprietà della curatela del fallimento Ecomont... terreni per i quali viene corrisposto regolare canone di locazione. Inoltre ha comunicato che il curatore fallimentare contattato a riguardo, ha confermato di non aver ricevuto nessuna notifica di sequestro.
sequestro del 29/01/2014 reg. generale 2601 e particolare 1914 Capitolina foglio 21 fabbricati particella 300 sub 1, 300 sub 2, terreni 299
foglio 21 fabbricati particella 169 sub 2, sub 3, sub 4, sub 5, sub 6
E la particella 299 è proprio interessata dagli invasi Ecoambiente.

discarica di Borgo Montello le note di trascrizione della conservatoria sui sequestri dentro la discarica di Borgo Montello http://pontiniaecologia.blogspot.it/2014/08/discarica-di-borgo-montello-le-note-di.html

discarica di Borgo Montello le note di trascrizione della conservatoria sui sequestri dentro la discarica di Borgo Montello http://pontiniaecologia.blogspot.it/2014/08/discarica-di-borgo-montello-le-note-di.html


atti sequestri Capitolina e dichiarazioni a verbale che in seguito ai sequestri nessuna notifica è arrivata alla società Ecoambiente


discarica di Borgo Montello le planimetrie delle aree sequestrate nell'ambito dell'inchiesta De Pierro alla società Capitolina

discarica di Borgo Montello le planimetrie delle aree sequestrate nell'ambito dell'inchiesta De Pierro alla società Capitolina


 il alto la planimetria con indicati i vari invasi.
Al centro la planimetria catastale.
In basso la restituzione dell'immagine della carta tecnica regionale dell'area interessata http://pontiniaecologia.blogspot.it/2014/08/discarica-di-borgo-montello-le.html

Servizio di Pubblicità Immobiliare di: LATINA


Dati della ricerca
Ispezione Numero: T 195260 del: 29/01/2014 Importo addebitato: 19.80 euro
Note individuate: 2
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Codice fiscale: 03834261004

Elenco sintetico delle formalità ordinato per data
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1TRASCRIZIONE CONTRO del 29/01/2014 - Registro Particolare 1913 Registro Generale 2600
Pubblico ufficiale TRIBUNALE - SEZIONE DI PREVENZIONE Repertorio 2/2014 del 22/01/2014
ATTO ESECUTIVO O CAUTELARE - DECRETO DI SEQUESTRO EX ART. 20 D.LGS. 159/2011
Immobili siti in LATINA (LT)
Nota disponibile in formato elettronico 
2TRASCRIZIONE CONTRO del 29/01/2014 - Registro Particolare 1914 Registro Generale 2601
Pubblico ufficiale TRIBUNALE - SEZIONE DI PREVENZIONE Repertorio 2/2014 del 22/01/2014
ATTO ESECUTIVO O CAUTELARE - DECRETO DI SEQUESTRO EX ART. 20 D.LGS. 159/2011
Immobili siti in LATINA (LT)
Nota disponibile in formato elettronico 

BRUTTA ITALIA Inceneritor i e amianto, i nostri nemici - smog e polveri sottili alle stelle


organi umani tratto da www.ilfattoquotidiano.it  

Qualche giorno senza pioggia e le polveri sottili sono di nuovo fuori controllo Che fine hanno fatto i proclami di fine anno? Non piove, governo bugiardo
SIRIA U n’autobomba e due kamikaze contro una moschea La strage degli sciiti a Damasco Attacco Isis: 75 morti e 110 feriti
A PIEDE LIBERO Nelle città aumentano furti e rapine. Arresti più difficili per legge Il Paese dei ladri impuniti  Roma registra un +31,5% di borseggi in un solo anno; a Firenze, Bologna e Genova aumentano i reati contro il patrimonio. In Italia i delitti predatori crescono costantemente da decenni ma ora diminuiscono gli arresti: meno 20 per cento. Perché è cambiata la legge sulla droga (a favore dei pusher) ma anche perché di riforma in riforma è stato ridotto l’ambito della custodia cautelare in carcere
CANZONETTE Toh, è Sanremo: quei 65 anni di grandi gaffe
41 sfumature di Renzusconi Ventiquattro mesi di governo-Renzi, tra amici da sistemare, favori da restituire, attacchi ai pm, soldi a Mediaset, lobby agevolate, Imu da abolire e tv da invadere. Ricorda qualcuno...
PUBBLICITÀ Le marchette, Fabio Fazio e i giornaloni
CONO D’OMBRA “Il mio mestiere è il sindacato” Parla Landini: “Io, rovinato dalle urla e dai talk show”
OSSESSIONI Mangiare, bere e farsi curare nell’Occidente senza più ideali CIBO E MEDICINE, I NUOVI TOTEM » DANIELA RANIERI
S
e la salute è il silenzio degli
organi, è meglio non
essere mai costretti ad ascoltare
e a osservare
quell’ammasso di polpe, tubi,
umori e spugne di cui siamo
fatti. Ma esiste tutta una
letteratura delle interiora
estranea alla scienza medica
che si addentra nel paesaggio
sconosciuto del corpo
umano (“nient’altro che
melma e putredine” per i
padri della Chiesa), come
fanno il bisturi e le tecniche
endoscopiche. La salute
(meglio: la malattia) è una
delle ossessioni del mondo
occidentale medicalizzato
allo spasimo, così come il cibo
è il feticcio delle società
opulente: ecco allora i libri
che assecondano le più
morbose curiosità, romanzi,
reportage, d iverti ssem
en ts con protagonisti gli

Minturno tutti contro gli allevamenti dei mitili. Tribunale e giustizia, il cerchio magico degli incarichi, dal 2007 ad oggi 49 procedure, due professionisti hanno ricevuto da soli quasi la metà degli affidamenti. Pubblicato sul sito del tribunale di Latina l'elenco dei procedimenti per le amministrazioni giudiziarie. Latina l'appalto per il verde pubblico adesso non vale nulla, sospesa la gare per la manutenzione, offerte con ribasso dell'80%. Anche per l'Istat le strade pontine per gli incidenti nella hit nera



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Milano, blitz in via Montenapoleone. Slogan e cartelli animalisti davanti a Moncler ed Hermès


Gli attivisti del movimento Cani Sciolti con striscioni e cartelli con scritte “La vostra moda, la loro morte” e “No alla moda che uccide” hanno organizzato un’azione di…
TV.ILFATTOQUOTIDIANO.IT

31 gennaio 2016 | di 

Milano, blitz in via Montenapoleone. Sloga e cartelli animalisti davanti a Moncler ed Hermès

Gli attivisti del movimento Cani Sciolti con striscioni e cartelli con scritte “La vostra moda, la loro morte” e “No alla moda che uccide” hanno organizzato un’azione di sensibilizzazione “picchettando” simbolicamente i negozi delle griffe, ree di utilizzare materie prime di origine animale.
Gli animalisti hanno iniziato la protesta davanti al negozio di Simonetta Ravizza ricordando ai passanti che per una pelliccia sono utilizzati, 60 visoni, 45 opossum, 20 lontre, 42 volpi, 40 procioni, 15 castori. La protesta è proseguita davanti ad altre vetrine, da Moncler ad Hermès

fronte per la gestione pubblica dell'acqua dopo la vittoria nel referendum: i comuni potrebbero acquistare le quote del socio privato. Lo sbarco di Acea verso acqualatina coalizza sindaci e comitati. Verso le elezioni comunali 2016 le associazioni e le liste civiche puntano al ballottaggio sfruttando la mancanza di credibilità di pd e pdl, la cura del dottore Damiano Coletta: basta con il voto di scambio. Anzio Nettuno assenteisti licenziati dall'ospedale . Le solite liti tra forza Italia e i fratelli d'Italia



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Scauri mitilicoltura, si accende la discussione: coinvolte anche le associazioni

Il progetto di realizzazione di un impianto di mitilicoltura a Scauri oltre ai politici che ne stanno facendo un cavallo di battaglia nella loro campagna elettorale, sta mobilitando anche associazioni e operatori turistici. Tutti esprimono la loro contrarietà ad un progetto che andrebbe a interessare una delle più belle zone di tutta la provincia http://www.latinaoggi.eu/news/golfo/11021/Mitilicoltura--si-accende-la-discussione--coinvolte-anche-le-associazioni.html

comitati uniti contro la discarica di Ladispoli: un fiume umano per dire no alla riapertura di Cupinoro. Pomezia tassa sui rifiuti è caos per 5 mila avvisi. Ostia sabbia dal canale una svolta



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