venerdì 2 agosto 2013
Cittadini e Comuni contro la bretella Cisterna Valmontone
all’assemblea pubblica organizzata dal coordinamento dei Comitati contro la Bretella autostradale a pedaggio Cist er na–Valmontone, su iniziativa
del Circolo «La Spinosa per l’Am -
biente» e del Mag. Sono accorsi da
tutti i Comuni interessati: Labico,
Valmontone, Artena, Lariano, Giul i an e l lo –Cori, Velletri, Cisterna,
C a m p ove r d e –Aprilia. Diverse associazioni, da Legambiente a Italia
Nostra, e partiti politici, oltre a
significative presenze istituzionali,
dal sindaco di Cori Tommaso Conti al Consigliere comunale di Velletri Paolo Trenta fino al portavoce
del Comitato «No al Corridoio»
Gualtiero Alunni.
Tante persone riunite per attivare
una strategia di opposizione ad
un progetto che secondo gli organizzatori rischia di deturpare
un territorio ancora incontaminato, ricco di storia e di cultura.
Un’opera che risponde ad una
logica ormai superata di sviluppo incentrato sulle quattro ruote
e che ha determinato nel Paese
ad un enorme spreco di denaro
pubblico. Anche il primo cittadino corese ha espresso la sua
contrarietà alla Bretella – «i l
Consiglio comunale di Cori già
nel 2008 espresse tutta la sua
preoccupazione per la realizzazione di questo tracciato. Qualora fosse stato necessario costruirlo, l’assemblea chiese almeno di salvaguardare il più
possibile le aree interessate dei
due monumenti naturali Torrecchia Vecchia e Lago di Giulianello. Allo stato attuale invece
ritengo che l’opera sia assolutamente obsoleta e anacronistica
rispetto alle problematiche che
intendeva risolvere. La crisi industriale del territorio pontino
diventa oramai irreversibile, per
questo occorre puntare su un
diverso modello di sviluppo
dell’economia locale».
«Ormai si è determinato un evidente cambiamento di sensibilità e le ragioni dell’ambiente si
fanno spazio anche nelle istituzioni locali – hanno spiegato gli
organizzatori - non vogliamo negare la necessità di procedere ad
una razionalizzazione delle strade provinciali, per alleggerire il
traffico all’interno dei centri urbani, riducendo l’inquinamento
e migliorando la qualità della
vita. Tuttavia con il «decreto del
fare» viene attenzionato il progetto della Bretella, unitamente
alla nuova autostrada Roma-Latina e, con la probabile approvazione del Cipe, si rischia che
l’opera venga messa in atto, con
conseguenze disastrose sul piano paesaggistico ed economico.
Le zone interessate hanno una
forte vocazione agricola e c’è il
pericolo concreto di smembramento delle proprietà rurali, con
conseguenze gravissime sul piano dell’occupazione. Non molto
diverse sono le conseguenze che
ricadrebbero con la realizzazione dell’autostrada Roma-Latina». Il Comitato, che raggruppa
diverse associazioni dell’a ss e
viario della Pontina, chiede la
messa in sicurezza di quest’ulti -
ma strada dove, negli ultimi 10
anni si è assistito al verificarsi di
oltre 500 incidenti mortali. «La
cura del ferro - aggiungono -
cioè lo stanziamento di fondi per
realizzare il raddoppio della linea ferroviaria Velletri-Ciampino e il rafforzamento di quella
Cisterna-Roma è un altro suggerimento che viene dalle associazioni ambientaliste alle quali
non basta dire no, ma intendono,
anche con l’aiuto di esperti del
settore, come Marco Martens o
Simone Franceschini, contribuire con ipotesi di lavoro alla soluzione di annosi problemi». Latina Oggi 1 agosto 2013
Liquami sulla riva, l’allarme a Foce Verde Una scia oleosa di sporco segnalata dai bagnanti
DI FLAVIA MASI
I
primi bagnanti che
hanno messo piede
in spiaggia hanno subito segnalato la presenza di liquami, assorbenti
ed altri rifiuti che fluttuavano a riva. Insomma
nulla di rassicurante per
quanti ieri mattina
avrebbero voluto fare il
bagno nei pressi di Foce
Verde. Ma alla fine ci
hanno rinunciato. Le segnalazioni non si sono
concentrate solo in questa zona, perché l’ondata
di sporco è stata avvistata anche in prossimità di
altri stabilimenti in direzione di Capo Portiere.
Numerose le lamentele
che sono arrivate. La prima impressione è che
questa scia di rifiuti possa essere conseguenza
del cattivo funzionamento del depuratore
che si trova proprio
all’altezza della foce e
che, come spesso accade
nel periodo estivo, necessita di una manutenzione più accorta in considerazione dell’aumen -
to dell’a ff lu ss o
stagionale sul litorale del
capoluogo. Non è una
novità. Ogni anno si ripresentano le stesse problematiche: acqua del
mare eccessivamente
torbida; immondizia galleggiante nei pressi della
riva e quindi anche della
battigia. Proprio in questi giorni Goletta Verde
ha presentato i risultati
delle analisi del monitoraggio dei biologi di Legambiente sulla salute
delle acque. Il risultato
del monitoraggio ha individuato dieci punti sulle foci dei corsi d’acqua
del Lazio che sono risultati «fortemente inquinati» ed altri tre «inquinati»: questo quanto emersso dalla fotografia
scattata dalla provincia
di Viterbo a quella di
Latina. Il sistema depurativo regionale presenta
delle evidenti falle. «Si
tratta- ha ribadito Legambiente- di disservizi
che vanno al più presto
risolti come al più presto
vanno fermati tutti i nuovi progetti che prevedano ulteriori ed ingiustificate colate di cemento
sulle coste del Lazio». In
base al rapporto Mare
Monstrum 2013 sono in
crescita i fenomeni d'illegalità ai danni delle
coste e del mare italiano.
Un segnale preoccupante della recrudescenza
delle attività illecite in
un periodo di crisi economica: bocciata anche
Latina e al Circeo si concentra la questione degli
ecomostri irrisolti.
E così anche quest’anno la
conclusione della tappa laziale di Goletta Verde, la
campagna dedicata al monitoraggio ed all’informa -
zione sullo stato di salute
delle coste, si chiude con
una maglia nera per la provincia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA Latina Oggi 1 agosto 2013
Latina e tutte le privatizzazioni fallite
P
rima che tutto sia finito è
ancora possibile analizzare il
«modello» Latina Ambiente,
ossia la prima applicazione concreta della privatizzazione parziale
di un servizio pubblico essenziale,
quello dei rifiuti. Il divorzio ormai
annunciato tra il socio privato
Unendo e il Comune non solo sta
mettendo a nudo gli errori delle
privatizzazioni, elencati tante volte
in questi anni dai detrattori di quel ppo, rivelatisi tutti veri. C’è dell’altro: l’in -
gresso dei privati nelle gestioni di
acqua rifiuti, trasporti, parcheggi,
non ha prodotto un incremento del
livello qualitativo dell’offerta. Ma,
anzi, lo ha fatto scendere talvolta
in modo vistoso e comunque ha
fatto sicuramente lievitare i costi.
Dunque non è stata una gestione
virtuosa e neppure ottimale. Nella
nota di Unendo si evince chiaramente qual è stato il primo ostacolo alla scarsa funzionalità del sistema delle privatizzazioni: la pesante impronta della politica che ha
usato le spa miste come stazioni
appaltanti sotto controllo stretto e
poi come ufficio di collocamento.
Ecco dunque che cosa ha generato
l’aumento dei costi: gli appalti
finiti, in qualche modo, a ditte in
larghissima parte gradite alla poli-
tica che conta e le assunzioni clientelari. Il tutto unito alla scarsa
volontà o capacità di riscuotere le
bollette che sono l’unica fonte di
entrata di questo tipo di società
troppo piccole per essere quotate
in borsa. Quello che sta succedendo in Latina Ambiente è terribilmente simile a ciò che si vede in
Acqualatina e a ciò che purtroppo
si è già visto in Formia Servizi,
quest’ultima fallita tre anni fa per
cause e con modalità che ora sono
al centro di un processo per bancarotta con diciotto indagati. Le due
società di acqua e rifiuti non sono
arrivate a questo livello, ma Acqualatina ha dichiarato lo stato di
crisi e Latina Ambiente è vicinissima al fallimento. Potrebbe evitarlo solo con una rischiosa manovra di salvataggio che non costerà
meno di 22 milioni di euro, questo
è il piano economico che il consiglio dovrebbe recepire sperando di
incassare l’anno prossimo una cifra assai vicina a quella di bilancio.
Non è facile visto come sono andate le riscossioni negli ultimi anni,
anzi si potrebbe dire che è impossibile. Eppure l’amministrazione
comunale ci vuole provare lo stesso perché l’alternativa sarebbe
quella di portare i libri in Tribunale
e una volta lì accettare che i periti
del giudice del fallimento vadano a
scandagliare tra i conti sballati
dell’ultimo quinquennio. E forse
anche qui la bancarotta sarebbe
una delle ipotesi da prendere in
considerazione come è già accaduto per la spa di Formia che doveva
occuparsi dei parcheggi. Latina Oggi 1 agosto 2013
Il partner privato di Latina Ambiente Unendo al vetriolo: «L’ente gioca sporco» Di Giorgi: facciamo gli interessi della città
DI TONJ ORTOLEVA Latina Oggi 1 agosto 2013
I
n quindici anni mai una volta
Unendo, il partner privato di
Latina Ambiente, aveva preso
posizione rispetto alle vicende della
società. Ma ora che il Comune di
Latina ha deciso di andare a fondo
rispetto alla gestione della spa negli
ultimi anni, ecco che Unendo espone la propria versione. E aggiunge
benzina a un fuoco che era già ben
sviluppato.
Con quattro cartelle di comunicato, Unendo ripercorre le ultime
vicende, dando la propria versione rispetto all’extra montante di
oltre 8 milioni di euro e accusando il Comune di Latina di «gioco
sporco», finalizzato a liberarsi
del partner privato oltre che di
«favoritismo verso gli evasori
delle bollette».
Unendo parte dall’a sse mbl ea
che ha valutato la due diligence.
«Da tale relazione risultava che
un importante ammontare dei
crediti TIA iscritti a bilancio a
copertura dei costi del Piano
Economico Finanziario (PEF)
sostenuti dall’azienda debitamente e puntualmente documentati al comune ed, in particolare,
le somme non pagate dai cittadini evasori pari ad euro 8,5 milioni, doveva essere contabilizzato
quale perdita, tutto ciò in palese
contrasto con disposizioni di legge». Unendo ha disposto in seguito a ciò un proprio controparere. Lo studio specializzato ha
bocciato le conclusioni della due
diligence del Comune. «Abbiamo chiesto che sui crediti si
aprisse un confronto tra esperti,
ma non ci hanno ascoltato», fanno sapere quelli di Unendo.
Il Cda ha poi approvato il Bilancio 2011 col solo voto del partner
pubblico. «Le motivazioni che
hanno indotto il socio Unendo a
votare contro l’approvazione del
bilancio 2011 - si legge nella nota
- sono riconducibili all’assoluta
arbitrarietà nella politica di bilancio che il Comune di Latina
vuole imporre, che trovano le
basi in una perizia di parte assolutamente confutata e confutabile da qualsiasi esperto in materia.
Va evidenziato poi come le scelte
politiche della Pubblica Amministrazione non possano e non
debbano ribaltare su un soggetto
privato quale è la Latina Ambiente la scelta di favorire l’eva -
sione. Il socio privato dopo 15
anni di silenzio ha scelto oggi di
chiarire alcuni aspetti in quanto il
Comune di Latina non sapendo
in quale altro modo appropriarsi
della Società ha votato una delibera illegittima che tende ad
escludere Unendo». Il partner
privato dedica l’ultima parte delle proprie riflessioni a quanto
fatto in questi anni. «Nel corso
degli anni la società ha stabilizzato oltre 240 unità lavorative ed
ha portato il livello della pulizia e
del decoro pubblico ai primi posti tra le città italiane. Latina
Ambiente ha fatto tutto ciò combattendo per oltre 15 anni contro
le ingerenze della politica. Il socio Comune di Latina nel corso
degli anni ha considerato la Latina Ambiente prima un appaltatore da spremere come un limone,
affidandole servizi che non ha
pagato o ha malpagato, poi come
serbatoio occupazionale, poi come esattore affidandole la gestione della TIA e successivamente
avocandola a sé, infine, come
cosa propria, violando le norme
statutarie ed in ultimo, con un
colpo di mano, approvando da
solo un bilancio volto a far ricadere sull’azienda il valore
dell’eva s i o n e » .
La replica del sindaco Giovanni
Di Giorgi non si è fatta attendere.
«Il Comune sta agendo nella
massima chiarezza e trasparenza, esercitando il ruolo di socio
pubblico e di maggioranza. Per
quanto attiene il merito tecnico
delle questioni evidenziate dal
socio privato nella sua nota –
afferma il sindaco Di Giorgi - la
posizione dell’am mi ni str az io ne
comunale è chiarissima ed è stata
espressa nel corso degli ultimi
due anni attraverso atti concreti.
Le recriminazioni del socio privato rispetto al passato non ci
riguardano, i conti con il passato
noi li abbiamo fatti presentandoci alla città con un progetto politico fondato sulla discontinuità con il passato assumendocene la
piena responsabilità. Una volta
fatto ciò nostro compito è guardare al futuro e, nello specifico,
aprendo una fase completamente
nuova nel rapporto con il socio
privato, per il bene della città e, a
mio avviso, della società stessa».
No all’autostrada Roma Latina. Sì alla messa in sicurezza della pontina
Riceviamo e pubblichiamo http://www.latinanotizie.it/articolo.php?id=29659
Il 2 agosto rappresenta il termine stabilito dal CIPE per l’assegnazione dei fondi, 468 milioni, destinati alla costruzione dell’Autostrada Roma – Latina. Senza distinzione di appartenenza i maggiori partiti sono d’accordo. Il PdCI provinciale, al contrario, propone di utilizzare i fondi per mettere in sicurezza la Pontina rilevando che la trasformazione in Autostrada della stessa comporterà un aumento del volume di traffico su strade secondarie alternative da parte di cittadini, di ditte artigiane che quotidianamente lavorano nell’area romana e di ditte di trasporto, per evitare un aggravio dei costi.
Essere d’accordo alla costruzione di un’autostrada è un’affermazione che non costa niente: nessuna responsabilità del prevedibile aumento dei costi di realizzazione in corso d’opera, nessuna responsabilità su quale percentuale dell’importo dei lavori avrà ricadute su imprese pontine, nessuna responsabilità sul mancato adeguamento della rete viaria alternativa al percorso della Pontina. L’esempio della messa in sicurezza del tratto Latina – Terracina ha avuto effetti positivi con la diminuzione di incidenti stradali.E’ quanto proponiamo per la Roma – Latina: messa in sicurezza e rifiuto della trasformazione in autostrada. Questi i requisiti che la rendono opera necessaria.
Il 2 agosto rappresenta il termine stabilito dal CIPE per l’assegnazione dei fondi, 468 milioni, destinati alla costruzione dell’Autostrada Roma – Latina. Senza distinzione di appartenenza i maggiori partiti sono d’accordo. Il PdCI provinciale, al contrario, propone di utilizzare i fondi per mettere in sicurezza la Pontina rilevando che la trasformazione in Autostrada della stessa comporterà un aumento del volume di traffico su strade secondarie alternative da parte di cittadini, di ditte artigiane che quotidianamente lavorano nell’area romana e di ditte di trasporto, per evitare un aggravio dei costi.
Essere d’accordo alla costruzione di un’autostrada è un’affermazione che non costa niente: nessuna responsabilità del prevedibile aumento dei costi di realizzazione in corso d’opera, nessuna responsabilità su quale percentuale dell’importo dei lavori avrà ricadute su imprese pontine, nessuna responsabilità sul mancato adeguamento della rete viaria alternativa al percorso della Pontina. L’esempio della messa in sicurezza del tratto Latina – Terracina ha avuto effetti positivi con la diminuzione di incidenti stradali.E’ quanto proponiamo per la Roma – Latina: messa in sicurezza e rifiuto della trasformazione in autostrada. Questi i requisiti che la rendono opera necessaria.
Latina Ambiente: liquidazione dietro l’angolo?
http://www.latina24ore.it/latina/67470/latina-ambiente-liquidazione-dietro-langolo
31/07/2013, di Redazione (online) (modificato il 31/07/2013 alle 3:34 pm).
Le richieste del Comune sono essenzialmente tre: riprendere in carico la bollettazione TIA 2006-2009, la corresponsione degli utili di esercizio dovuti al Comune, l’accantonamento di almeno una parte degli otto milioni di cui il Comune stesso è in credito. Il tutto condito da un valzer di personaggi sulle poltrone del CDA dell’azienda e su quelle, scomodissime al momento di Amministratore Delegato e Presidente.
E’ chiaro che in caso di accoglimento delle richieste, la società si troverebbe in pratica con la liquidazione obbligata in quanto avrebbe ben poco da far fare ai dipendenti e con una crisi finanziaria insostenibile.
Il Consiglio Comunale è stato concorde nell’approvare la linea di condotta dei rappresentanti comunali in azienda, avallando così di fatto la politica del Sindaco. Quest’ultimo si è comunque impegnato ad utilizzare il personale della Latina Ambiente in caso di licenziamenti. Nuova convocazione poi con grande urgenza del Consiglio per sabato prossimo.
Latina: Consiglio Comunale straordinario su Latina Ambiente
http://www.latina24ore.it/latina/67476/latina-consiglio-comunale-straordinario-su-latina-ambiente
02/08/2013, di Redazione (online) (modificato il 02/08/2013 alle 11:20 am).
sabato 3 agosto 2013, alle ore 9,00 con all’ordine del giorno:
“presa in carico gestione diretta della TIA annualità 2006-2009. Presa d’atto scadenza convenzione tra il Comune di Latina e Latina Ambiente spa per la gestione della tariffa di igiene ambientale”.
La seduta è pubblica ed avrà luogo presso la sala delle adunanze consiliari.”
Con questo secco comunicato è stato convocato il Consiglio Comunale di Latina in seduta straordinaria che dovrà porre una pietra pesantissima sul futuro della Latina Ambiente. L’OdG riporta solo la presa in carico della TIA 2006-2009 e la scadenza della convenzione, ma sicuramente il dibattito verterà anche sull’extramontante da oltre 8,5 milioni di euro individuato dal Tavolo Tecnico che la Latina Ambiente non avrebbe trasferito secondo legge a copertura dei costi Pef ma impiegato diversamente.
Dato che l’opposizione, pur tra mille distinguo, ha preannunciatola sua astensione, l’esito della votazione sembra scontato.
caos rifiuti: Latina ambiente fine pilotata - Minturno sequestrate le campane
Latina ambiente caos rifiuti cronaca di un fallimento annunciato e di una fine pilotata http://ww7.virtualnewspaper.it/quotidiano/books/130802latina/index.html#/3/
scandalo rifiuti a Minturno http://ww7.virtualnewspaper.it/quotidiano/books/130802latina/index.html#/17/
scandalo rifiuti a Minturno http://ww7.virtualnewspaper.it/quotidiano/books/130802latina/index.html#/17/
Assessore incatenato alla biogas per rispetto ordinanza chiusura Politici irresponsabili con le biomasse hanno creato un mostro incontrollabile che scatena conflitti, tensioni e danni al territorio
Lo ripetiamo ogni giorno che la miscela perversa di incentivi e di "autostrade" prodedurali per la realizzazione delle biomasse è alla base di una conflitualità sempre più aspra. Le fanno dove fa comodo a lor signori senza che di solito gli enti e le agenzie verifichino le condizioni del contesto in cui si cala come un biomostro la centrale. Poi gli impatti sociali che politici cinici e corrotti ognorano pur avevdone mai ampia cognizione. Per fortuna ci sono anche amministratori coraggiosi che rischiano di persona per difendere i loro cittadini come il sindaco di Crescentino e cittadini coraggiosi come l'ex assessore che non esitano a forme di protesta estreme
Protesta ambientalista. L' ex assessore Sellaro s'incatena per chiedere il rispetto dell'ordinanza che prevede la chiusura della centrale a biomassa di Crescentino
http://sgonfiailbiogas.blogspot.it/2013/08/assessore-incatenato-alla-biogas-per.html
(01.0813) - CRESCENTINO (VC) -Salvatore Sellaro s'incatena per far rispettare l'ordinanza che stabilisce la chiusura della centrale a biomassa di Crescentino
Da questa mattina l'ex assessore del Comune di Crescentino Salvatore Sellaro si è incatenato per chiedere il rispetto dell'ordinanza emessa mercoledì mattina dal Comune di Crescentino per la chiusura centrale a biomasse CH4.Sul posto sono intervenuti gli agenti della Digos, i Carabinieri guidati dal maresciallo Stefanio Macchia che con il comandante della polizia municipale di Crescentino sono entrati nell'area per le opportune verifiche.
Protesta ambientalista. L' ex assessore Sellaro s'incatena per chiedere il rispetto dell'ordinanza che prevede la chiusura della centrale a biomassa di Crescentino
http://sgonfiailbiogas.blogspot.it/2013/08/assessore-incatenato-alla-biogas-per.html
(01.0813) - CRESCENTINO (VC) -Salvatore Sellaro s'incatena per far rispettare l'ordinanza che stabilisce la chiusura della centrale a biomassa di Crescentino
Da questa mattina l'ex assessore del Comune di Crescentino Salvatore Sellaro si è incatenato per chiedere il rispetto dell'ordinanza emessa mercoledì mattina dal Comune di Crescentino per la chiusura centrale a biomasse CH4.Sul posto sono intervenuti gli agenti della Digos, i Carabinieri guidati dal maresciallo Stefanio Macchia che con il comandante della polizia municipale di Crescentino sono entrati nell'area per le opportune verifiche.
Biomasse: rumore e puzza acre esasperano residenti Mulazzo (MS)
A MULAZZO (MS) NON NE POSSONO PIU' DELLA BIOMASSE A CIPPATO
La speculazione per poter passare e produrre la sua energia elettrica (resa biomasse legnose 20%) deve dimostrare la "cogenerazione". E così si convince l'amministrazione comunale con l'anello al naso di turno (non si offenda nessuno, ci sono cascati intanti per ingenuità.. o forse per altri benefit) che sarà un gran risparmio avere acqua calda e riscaldamento per il municipio e le scuole. Con le finanza comunali allo stremo e la gente che chiede di tenere bassa la Tarsuu ogni risparmio va bene (anche se molti sprechi continuano). Risultato. Le centrali vanno tutto l'anno. Anche in estate che di energia termica per riscaldamento non c'è bisogno e di quella sanitaria molto meno. Ma in estate la geste sta con le finestre aperte e se metti la centrale vicino alle case per riscaldare le scuole fai respirare le emissioni agli scolari, agli abitanti. Non solo li esponi alla puzza acre del cippato marcio e umido che brucia e ... al rumore. A Milazzo era a 78 db. Ovvero sfiorava un limite che avrebbe fatto chiedere la baracca infernale perché è quello dei posti di lavoro (chissa se non era 80...). Ora siamo a 64 db sempre troppo alto perchP dove c'è un piano rumore per le aree residenziali deve stare sotto 50. Gli abitanti chiedono lo spostamento della centrale. Forse era meglio opporsi quando la autorizzavano. Sono avvisati tutti i comuni italiani. QUANDO SENTITE UN VAGO ACCENNO DI U POSSOBILE ARRIVO NEL VOSTRO BORGO, PAESE E VILLAGGIO DI QUELLA PIAGA D'EGITTO CHE SONO LE BIOMASSE ORGANIZZATEVI ALL'ISTANTE: firme, comitato, sindaco messo alle strette, diffide. Se no fate la fine dei tanti Mulazzi d'Italia. Il solo nome BIOMASSE deve indurre il disgusto, l'esecrazione dei proponenti e dei loro manutengoli.
fonte:http://iltirreno.gelocal.it/massa/cronaca/2013/07/31/news/rumori-dalla-centrale-a-biomasse-protestano-residenti-di-mulazzo-1.7509131
(01.08.13) MULAZZO (Massa Carrara). La centrale a biomasse doveva essere, negli intenti originari, un’opportunità sotto molteplici punti di vista.
In primis per la creazione di energia pulita e poi, grazie allo sfruttamento del cippato, eliminare i residui lignei che ancora occupano gli alvei del fiume.
Sebbene in parte, questi target sono stati raggiunti, ma la coabitazione con l’impianto sta avendo un impatto devastante su chi risiede nei pressi.
Alcuni cittadini, infatti, lamentano una serie di problematiche legate alla coesistenza con il tessuto residenziale.
«La situazione – racconta uno di loro – va avanti ormai da tre mesi. Il primo incontro con il sindaco risale a maggio, abbiamo esposto la situazione e sono state fatte delle promesse per quanto riguarda la risoluzione del problema, che sta diventando sempre più insostenibile con il passare delle settimane».
Sono principalmente due gli aspetti negativi che i cittadini denunciano: l’inquinamento acustico e l’odore acre del fumo che esce dal comignolo dopo il processo di combustione del cippato. Per quanto riguarda il rumore, qualcosa è già stato fatto, ma ha solo attenuato il problema. Si è passati infatti da una punta iniziale di 78 decibel a quella attuale che si aggira attorno ai 64, che comunque rimane alto se si considera la continua esposizione che gli abitanti hanno a questo suono.
«Il rumore va avanti - affermano - sia di giorno che di notte, creando tanti problemi. E’ una situazione logorante che sta mettendo a dura prova i nostri nervi, poi degerata ulteriormente con l’installazione delle nuove ventole che, in attesa della costruzione della conduttura che porterà il calore alle scuole e al municipio, servono a dissipare il calore che non può essere erogato. Si è passati da due ventole a otto, con una quadruplicazione del rumore. Anche se qualche pannello fonoassorbente è stato installato, non è sufficiente. Viviamo uno stress costante con questo frastuono a pochi metri dall’uscio».
Le richieste non sono roboanti, non chiedono la chiusura e il trasferimento dell’impianto, bensì una maggiore attenzione alle norme di salute pubblica, indirizzando un messaggio ai proprietari della centrale: «Nonostante la buona volontà, non registriamo un impegno da parte della società a risolvere questo disagio. Noi crediamo che si debba risolvere nel più breve tempo possibile, affinchè si possa tornare a godere di quella tranquillità che abbiamo perduto. Se ciò non accadrà ci riserviamo di informare gli organi competenti della situazione che stiamo vivendo».
Cristiano Borghini http://sgonfiailbiogas.blogspot.it/2013/08/biomasse-rumore-e-puzza-acre-esasperano.html
La speculazione per poter passare e produrre la sua energia elettrica (resa biomasse legnose 20%) deve dimostrare la "cogenerazione". E così si convince l'amministrazione comunale con l'anello al naso di turno (non si offenda nessuno, ci sono cascati intanti per ingenuità.. o forse per altri benefit) che sarà un gran risparmio avere acqua calda e riscaldamento per il municipio e le scuole. Con le finanza comunali allo stremo e la gente che chiede di tenere bassa la Tarsuu ogni risparmio va bene (anche se molti sprechi continuano). Risultato. Le centrali vanno tutto l'anno. Anche in estate che di energia termica per riscaldamento non c'è bisogno e di quella sanitaria molto meno. Ma in estate la geste sta con le finestre aperte e se metti la centrale vicino alle case per riscaldare le scuole fai respirare le emissioni agli scolari, agli abitanti. Non solo li esponi alla puzza acre del cippato marcio e umido che brucia e ... al rumore. A Milazzo era a 78 db. Ovvero sfiorava un limite che avrebbe fatto chiedere la baracca infernale perché è quello dei posti di lavoro (chissa se non era 80...). Ora siamo a 64 db sempre troppo alto perchP dove c'è un piano rumore per le aree residenziali deve stare sotto 50. Gli abitanti chiedono lo spostamento della centrale. Forse era meglio opporsi quando la autorizzavano. Sono avvisati tutti i comuni italiani. QUANDO SENTITE UN VAGO ACCENNO DI U POSSOBILE ARRIVO NEL VOSTRO BORGO, PAESE E VILLAGGIO DI QUELLA PIAGA D'EGITTO CHE SONO LE BIOMASSE ORGANIZZATEVI ALL'ISTANTE: firme, comitato, sindaco messo alle strette, diffide. Se no fate la fine dei tanti Mulazzi d'Italia. Il solo nome BIOMASSE deve indurre il disgusto, l'esecrazione dei proponenti e dei loro manutengoli.
fonte:http://iltirreno.gelocal.it/massa/cronaca/2013/07/31/news/rumori-dalla-centrale-a-biomasse-protestano-residenti-di-mulazzo-1.7509131
Rumori dalla centrale a biomasse protestano residenti di Mulazzo
Contestazioni all’impianto per la produzione di energia: nel mirino l’odore di fumo e i decibel alti I pannelli fonoassorbenti dovrebbero limitare l’inquinamento acustico, ma non convincono la gente
(01.08.13) MULAZZO (Massa Carrara). La centrale a biomasse doveva essere, negli intenti originari, un’opportunità sotto molteplici punti di vista.
In primis per la creazione di energia pulita e poi, grazie allo sfruttamento del cippato, eliminare i residui lignei che ancora occupano gli alvei del fiume.
Sebbene in parte, questi target sono stati raggiunti, ma la coabitazione con l’impianto sta avendo un impatto devastante su chi risiede nei pressi.
Alcuni cittadini, infatti, lamentano una serie di problematiche legate alla coesistenza con il tessuto residenziale.
«La situazione – racconta uno di loro – va avanti ormai da tre mesi. Il primo incontro con il sindaco risale a maggio, abbiamo esposto la situazione e sono state fatte delle promesse per quanto riguarda la risoluzione del problema, che sta diventando sempre più insostenibile con il passare delle settimane».
Sono principalmente due gli aspetti negativi che i cittadini denunciano: l’inquinamento acustico e l’odore acre del fumo che esce dal comignolo dopo il processo di combustione del cippato. Per quanto riguarda il rumore, qualcosa è già stato fatto, ma ha solo attenuato il problema. Si è passati infatti da una punta iniziale di 78 decibel a quella attuale che si aggira attorno ai 64, che comunque rimane alto se si considera la continua esposizione che gli abitanti hanno a questo suono.
«Il rumore va avanti - affermano - sia di giorno che di notte, creando tanti problemi. E’ una situazione logorante che sta mettendo a dura prova i nostri nervi, poi degerata ulteriormente con l’installazione delle nuove ventole che, in attesa della costruzione della conduttura che porterà il calore alle scuole e al municipio, servono a dissipare il calore che non può essere erogato. Si è passati da due ventole a otto, con una quadruplicazione del rumore. Anche se qualche pannello fonoassorbente è stato installato, non è sufficiente. Viviamo uno stress costante con questo frastuono a pochi metri dall’uscio».
Le richieste non sono roboanti, non chiedono la chiusura e il trasferimento dell’impianto, bensì una maggiore attenzione alle norme di salute pubblica, indirizzando un messaggio ai proprietari della centrale: «Nonostante la buona volontà, non registriamo un impegno da parte della società a risolvere questo disagio. Noi crediamo che si debba risolvere nel più breve tempo possibile, affinchè si possa tornare a godere di quella tranquillità che abbiamo perduto. Se ciò non accadrà ci riserviamo di informare gli organi competenti della situazione che stiamo vivendo».
Cristiano Borghini http://sgonfiailbiogas.blogspot.it/2013/08/biomasse-rumore-e-puzza-acre-esasperano.html
Trebaseleghe (PD) – La moria di mucche per botulino. Il caso giunge al Parlamento Europeo
Interrogazione dell'On.le Zanoni chiede di verificare l'eventuale correlazione tra biogas (e relativo spargimento di digestati con possibile arricchimento di spore nel terreno)
Prof. Helge Boehnel
Secondo l’On.le Zanoni “nel raggio di circa quattro chilometri rispetto all’allevamento dove si è assistito alla moria degli animali sono in funzione quattro centrali a biogas, tre delle quali site nel territorio di Trebaseleghe e una in quello di Piombino Dese (PD)”. Zanoni ricorda altresì le ricerche del Professor Helge Boehnel, direttore per dieci anni dell’Istituto di biotecnologie tropicali dell’Università di Goettingen in Germania e massimo esperto di botulismo. Negli ultimi anni in Germania si sono verificati circa mille casi di morti di bovini da botulismo in zone caratterizzate dal proliferare della presenza di centrali per la produzione di biogas.
“Ho portato all’attenzione dell’Europa – dichiara l’On.le Zanoni – il grave episodio di Trebaseleghe chiedendo che la Commissione approfondisca la possibile esistenza di un rapporto causa-effetto tra la presenza di impianti per la produzione di biogas e botulismo nei bovini e al fine di accertare la sicurezza biologica della pratica di spargimento dei digestati residui di tali produzioni sui terreni. Bisogna porre massima attenzione – ha concluso l’Europarlamentare – a questo preoccupante fenomeno per evitare gravi conseguenze per la salute dei cittadini“.
Il botulismo, malattia potenzialmente letale anche per l’uomo, è legata al Clostridium botulinum, un batterio anaerobico che produce la neurotossina botulinica, la sostanza più tossica fino a oggi conosciuta. A questo proposito occorre segnalare che potrebbe esistere un rapporto causa-effetto tra botulismo nei bovini e presenza sul territorio di centrali per la produzione di biogas. Il Clostridium botulinum, infatti, potrebbe essere presente nel digestato di tali impianti, il materiale di scarto che viene sparso sui terreni a valle del processo produttivo del biogas. http://sgonfiailbiogas.blogspot.it/2013/08/biogas-zanoni-chiede-chiarezza-su.html
Colpo di freno alla speculazione biomassista anche in Emilia-Romagna (e a questo punto in tutte le regioni) va tenuto conto della sentenza della Corte Costituzionale sulla valutazione di impatto ambientale
(01.08.13) BOLOGNA - Per le centrali assortite a biogas e biomasse della SFIR di S.Pietro in Casale (BO) battuta d'arresto decisiva e clamorosa: chiusa la conferenza dei servizi si deve aprire la più complessa procedura di assoggettamento alla VIA (Valutazione di inmpatto ambientale) con fosche prospettive per gli speculatori perché non si potrà più non tenere conto degli impatti cumulativi e degli impatti a 360° delle nuove centrali. Per la prima volta fuori dalle Marche la sentenza della Corte Costituzionale di marco che ha boicciato la legge marchigiana che
Oggi, 1 agosto 2013, alle ore 10,00, negli uffici della Provincia di Bologna si è tenuta l’ennesima Conferenza dei Servizi relativa agli impianti SFIR. Al primo punto dell’ordine del giorno era previsto l’esame della documentazione per la valutazione del cumulo degli impatti e al secondo punto era previsto (testualmente) “Approvazione del progetto dell’impianto a biogas proposto da SFIR S.p.A. e da Agroenergy Park S.r.l.
Poiché la legge regionale dell’Emilia-Romagna 9/1999 è sostanzialmente simile alla legge 3 del 2012 delle Marche, con questo atto si è diffidato la responsabile dei procedimenti al rilasciare qualsiasi autorizzazione invitandola a verificare la correttezza e la legittimità delle procedure poste in essere e ad emettere, in attesa di tali verifiche, i dovuti provvedimenti di sospensione, revoca o annullamento dei provvedimenti.
Oggi, 1 agosto 2013, alle ore 10,00, negli uffici della Provincia di Bologna si è tenuta l’ennesima Conferenza dei Servizi relativa agli impianti SFIR. Al primo punto dell’ordine del giorno era previsto l’esame della documentazione per la valutazione del cumulo degli impatti e al secondo punto era previsto (testualmente) “Approvazione del progetto dell’impianto a biogas proposto da SFIR S.p.A. e da Agroenergy Park S.r.l.
Alle ore 9.20, all’ufficio protocollo della Provincia, prima dell’inizio della Conferenza dei Servizi, sei cittadini hanno depositato e protocollato dodici diffide indirizzate alla responsabile dei due procedimenti. Nei dodici atti stragiudiziali si è richiamata la recente Sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale la legge regionale della Marche in materia di Valutazione di Impatto Ambientale (la VIA è uno strumento di valutazione nel nostro caso definito ed imposto dalla Comunità Europea a tutti gli stati membri, proprio per garantire la tutela dell’ambiente, la qualità della vita e la salute dei cittadini).
Poiché la legge regionale dell’Emilia-Romagna 9/1999 è sostanzialmente simile alla legge 3 del 2012 delle Marche, con questo atto si è diffidato la responsabile dei procedimenti al rilasciare qualsiasi autorizzazione invitandola a verificare la correttezza e la legittimità delle procedure poste in essere e ad emettere, in attesa di tali verifiche, i dovuti provvedimenti di sospensione, revoca o annullamento dei provvedimenti.
Durante la Conferenza dei Servizi, la responsabile dei procedimenti ha letto le parti più significative e determinanti della Sentenza della Corte Costituzionale, aggiungendo che la valutazione degli impianti sarebbe dovuta essere affidata allo Screening (come previsto dalla Direttiva Europea richiamata nelle diffide) concludendo con la dichiarazione di - SOSPENSIONE DEI PROCEDIMENTI - , al fine di non trasgredire alle direttive europee.
I documenti di diffida sono stati presentati, in veste di semplici cittadini, da:
-- Maria Rossi (Comitato San Benedetto Asia e Componente della Commissione di Monitoraggio del Comune di San Pietro in Casale e membro dell’Unione dei Comitati dell’Emilia-Romagna);
-- Bianca Maria Martinelli (Comitato di Malalbergo Altedo e e membro dell’Unione dei Comitati dell’Emilia-Romagna);
-- Piera Cannarozzo (Componente della Commissione di Monitoraggio del Comune di San Pietro in Casale);
-- Valeria Ugolini (Comitato San Pietro e Rubizzano senza Puzza e membro dell’Unione dei Comitati dell’Emilia-Romagna);
-- Francesco Nuzzolese (Comitato di Mascarino e membro dell’Unione dei Comitati dell’Emilia-Romagna)
-- Marco Alberghini (Componente della Commissione di Monitoraggio del Comune di San Pietro in Casale e Presidente dell’Unione dei Comitati per l’ambiente e la qualità della vita dell’Emilia-Romagna).
Il Sindaco del Comune di Malalbergo Massimiliano Vogli, per tutelare la propira collettività, ha depositato ulteriori osservazioni assistito dall'avv. Marzia Calzoni . Tali osservazioni, però, non hanno influito sullìesito della procedura perché coincidenti con il provvedimento adottato motu proprio dalla Provincia.
La stessa diffida va presentata relativamente ai procedimenti aperti e ricorsi ad hoc ed esposti vanno altesì inoltrati per tutte le autorizzazioni concesse dopo la sentenza della Corte costituzionale (pubblicata il 29 aprile 2013). http://sgonfiailbiogas.blogspot.it/2013/08/evviva-la-sentenza-sulle-biomasse-della.html
giovedì 1 agosto 2013
rifiuti politica sotto accusa. il crac di Latina ambiente - a tutti costi l'autostrada devastante Roma Latina
rifiuti politica sotto accusa. il crac di Latina ambiente e le accuse del socio privato - il comune di Latina sindaco Di Giorgi noi andiamo avanti http://ww7.virtualnewspaper.it/quotidiano/books/130801latina/index.html#/3/ Stirpe a tutti i costi l'autostrada devastante Roma Latina corridoio tirrenico meridionale http://ww7.virtualnewspaper.it/quotidiano/books/130801latina/index.html#/05/
nucleare Sogin, centrale di Saluggia: nelle vasche danneggiate anche plutonio
Secondo l'Arpat all'interno dei contenitori non c'erano solo americio e stronzio. L'impianto è sorvegliato speciale da due anni, mentre alcuni mesi fa dagli impianti era fuoriuscito liquido radioattivo
di Luca Teolato | 31 luglio 2013
Nella vasca di stoccaggio dell’impianto nucleare Eurex di Saluggia (Vercelli), dove qualche mese fa sono state riscontrate due fessure dalle quali fuoriusciva liquido radioattivo oltre all’americio e allo stronzio, è presente anche il plutonio. Sono i risultati delle ultime analisi eseguite dall’Arpa Piemonte, di concerto con la Sogin, sui sedimenti contenuti nella vasca. Una situazione non proprio rassicurante per i cittadini dei comuni limitrofi e l’ennesima tegola che si abbatte sullaSogin, la società di Stato incaricata della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi. L’impianto di Saluggia è un sorvegliato speciale da circa due anni, quando si è scoperto che i liquidi presenti nella vasca di stoccaggio in questione non potevano essere scaricati nella vicina Dora Baltea poiché il livello di radioattività delle acque contenute superava determinati livelli stabiliti dall’Ispra.
Ora l’Arpa certifica drammaticamente tale rischio, evidenziando che i sedimenti presenti nel WP719 (la vasca di stoccaggio) “per la loro composizione e le concentrazioni riscontrate dovranno essere gestiti come rifiuti radioattivi” si legge nelle considerazioni conclusive dell’agenzia regionale per la protezione ambientale. Considerazioni che preoccupano molto i residenti della zona. “E’ dunque evidente purtroppo – commenta Paola Olivero, consigliere del Comune di Saluggia – come l’aver segnalato la cosa mesi fa fosse tutt’altro che un inutile allarmismo. Fino ad oggi si è cercato di minimizzare sull’ipotesi che all’origine dell’anomalia, dichiarata dalle autorità competenti, si possa essere verificato un incidente. Certo è che l’anomalia ha portato quella vasca ad essere utilizzata per uno scopo non previsto, ovvero contenere del materiale nucleare che dovrà essere rimosso con un preciso piano operativo approvato dall’Ispra. Di fatto la vasca parrebbe essere stata utilizzata come un deposito a cielo aperto, benché i fatti abbiano dimostrato che non aveva le caratteristiche idonee a svolgere tale funzione”. Preoccupa, e non poco, anche la collocazione della vasca in questione, posizionata in un’area a forte edificazione e transito di mezzi pesanti, che provocano forti vibrazioni, trovandosi nei pressi del cantiere dove stanno costruendo un nuovo deposito nucleare. La vasca inoltre si trova lungo il corso del fiume, in prossimità dei pozzi dell’acquedotto del Monferrato che serve oltre cento comuni.
“Inoltre – rimarca la Olivero – in un documento del 16 aprile 2013, Sogin afferma che durante lo svuotamento della piscina Eurex, nel WP719 fu trasferito un quantitativo di radioattività ‘non più trascurabile’. Nello stesso documento Sogin afferma che il contenuto radiologico del WP719 era comunque noto. Dunque, ci chiediamo se Sogin scrisse una frase di circostanza per tranquillizzare la popolazione oppure se sapesse fin dal 2008 che era presente anche del plutonio nella vasca. Non insinuo nulla, sarebbe invece importante fare chiarezza”.
Al fattoquotidiano.it, all’indomani della scoperta delle due fessure, Davide Galli, il responsabile disattivazione impianti e centrali del nord Italia per la Sogin, aveva rilasciato dichiarazioni tranquillizzanti: “Facendo dei lavori di scavo – spiegò nell’aprile scorso – si sono aperte queste due fessurazioni, e si è visto un trasudamento che ha bagnato il terreno circostante. Ci sono deboli segni di contaminazione ed il fenomeno è circoscritto. Ora dobbiamo svuotare la vasca e poi pulire il fondo. L’evento che comunque si è verificato è assolutamente irrilevante”. Una situazione delicata tanto che il responsabile per la Sogin del sito Eurex di Saluggia, Michele Gili, sarebbe stato richiamato urgentemente dalle ferie. Inoltre, secondo alcune fonti, è in corso, sotto il diretto controllo di Ispra, una nuova campagna di prelievi dal centro della vasca, per accertare la presenza o meno di zone molto più radioattive di quelle già individuate. Forse la situazione non è poi così tranquilla. http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/31/sogin-centrale-di-saluggia-nelle-vasche-danneggiate-anche-plutonio/673194/
Centrale a biogas di Galatone, il gip conferma il sequestro preventivo d’urgenza dell’impianto
fonte: http://www.ilpaesenuovo.it/2013/07/31/centrale-a-biogas-di-galatone-il-gip-conferma-il-sequestro-preventivo-durgenza-dellimpianto/
Centrale a biogas di Galatone, il gip conferma il sequestro preventivo d’urgenza dell’impianto
(31.07.13) LECCE – Resta sotto sequestro la centrale a biogas di Galatone. Il gip di Lecce Annalisa De Benedictis ha infatti convalidato il decreto di sequestro preventivo d’urgenza firmato il 25 luglio scorso dal sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone, sulla scorta delle indagini del Corpo forestale dello Stato e della polizia provinciale di Lecce.
Il gip ha ritenuto fondate tutte le questioni poste dal pm alla base del decreto con cui sono stati apposti i sigilli all’impianto e ha anche confermato che non vi sia facoltà d’uso.
Durante l’esecuzione del sequestro erano stati notificati anche tre avvisi di garanzia ai fratelli Michele e Giuseppe Giliberti, il primo già rappresentante legale della Reneawable Energy e il secondo progettista e direttore dei lavori, nonché all’attuale rappresentante legale della società che ha costruito l’impianto Giorgio Gemma. I reati contestati sono falso, truffa e violazione delle norme edilizie http://sgonfiailbiogas.blogspot.it/2013/07/biogas-galatone-gip-conferma-sequestro.html
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