“SONO UNA RAGAZZINA di 13 anni e frequento la scuola Gabelli
nel quartiere Tamburi. Oggi la mia classe e io avremmo
dovuto partecipare a una marcia per i diritti dei ragazzi, ma a
causa del “wind day” non possiamo andarci. Non è giusto
che noi dei Tamburi dobbiamo sempre essere emarginati da
tutto e non abbiamo il diritto di partecipare agli eventi, eppure
lo scopo di quella marcia è proprio far valere il diritto
che noi adolescenti abbiamo. Noi vogliamo una risposta:
possiamo vivere o no?”.
La semplicità con cui questa adolescente illustra la terribile
realtà cui è costretta un’intera comunità della “democra -
t ic a” Repubblica Italiana è totalmente disarmante. Cosa
possiamo insegnare ai nostri giovani? Quale esempio propone
il comportamento cieco e sordo di chi governa la Cosa
pubblica? Solo Taranto può battere il record che già detiene:
da oltre 50 anni, ogni maledetto giorno è sofferenza; in alcuni
giorni è più sofferenza che in altri. È morte, malattie,
disoccupazione, diritti negati, falde acquifere e territori inquinati.
È bellezza sfregiata e offesa dalla bruttezza. I wind
days scaricano sulla città tonnellate di polvere di ferro, accompagnate
dagli altri immancabili inquinanti venefici.
Non c’è copertura che tenga: quelle montagne di minerale
devono sparire assieme all’intera area industriale. Taranto
ha già pagato in misura insopportabile il tributo alla “pro -
duzione strategica per la nazione”. È arrivato il momento di
restituire, bonificata, quella parte di territorio alla comunità
tarantina. Senza più appellarsi come bambini alla “ragione
di Stato”. Chi inquina, paga. (Direttiva 2004/35/CE)
GENITORI TARANTINI
(il fatto quotidiano 21 novembre 2017)
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