domenica 9 aprile 2017

Così il Colle fermò la mega “sanatoria” di Renzi & Galletti Terre avvelenate Un decreto condonava lo smaltimento dei rifiuti prodotti dagli scavi nei cantieri. Favoriva le imprese e poteva influire sulle inchieste

Quanta attenzione
Ex premier e ministro
hanno insistito molto
I casi Terzo Valico,
Tav Firenze e Val Susa
CARLO TECCE
Con gli annunci è semplice:
“Il testo unico
sulle terre e rocce da
scavo è una grossa novità
per la nostra legislazione,
un valore aggiunto per l’am -
biente, l’economia circolare e
la competitività del nostro sistema
nazionale”, disse con
soddisfazione Gian Luca Galletti,
il ministro dell’Ambiente
sopravvissuto alla caduta del
governo renziano. Era il 14 luglio
2016, Matteo Renzi era al
potere. Tante cose in un testo
unico. Un prodigio. Galletti
celebrava l’approvazione in
Consiglio dei ministri di un
decreto del presidente della
Repubblica che, dopo anni di
attese e di pasticci, di inchieste
giudiziarie partite e di
grandi opere incomplete, in
teoria doveva consegnare
all’Italia una buona legge per
non inquinare con il materiale,
proveniente da terre o da
rocce, estratto durante i lavori
stradali e ferroviari o utilizzato
per la costruzione di un’abitazione
o per la ricostruzione
in zone colpite dal terremoto.
Ma quel decreto –il numero
279, derivato dallo Sblocca
Italia, esaminato in Parlamento
e licenziato da Palazzo
Chigi – non è mai entrato in
Gazzetta Ufficiale

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