martedì 22 marzo 2016

Referendum No Trivelle del 17 aprile Trivellacchiani » MARCO TRAVAGLIO

Brutta bestia, il web che
tutto ricorda e nulla distrugge.
A parte la reputazione
di qualcuno, si capisce.
Ieri impazzava un tweet del 21
gennaio 2012: 50 mesi fa tondi
tondi. Diceva così: “Oggi a Monopoli
ho partecipato alla manifestazione
per la difesa del
mare Adriatico dai rischi delle
tr ivel lazi oni ”. Avvincente la
firma: Debora Serracchiani. La
frangetta più sbarazzina del Pd
aveva appena sfilato col governatore
di Sel Nichi Vendola, col
leader dei Verdi Angelo Bonelli
e con alcuni europarlamentari.
Tutti No Triv sfegatati. Da quel
movimento è nato il referendum
promosso da 9 Regioni (7
targate Pd) e fissato per il 17 aprile.
Nel frattempo però la Serracchiani
è diventata governatrice
del Friuli e vicesegretaria
Pd. E l’altroieri ha comunicato,
con l’altro vicerenzi Lorenzo
Guerini, che il referendum è “inutile”,
dunque il Pd è per l’astensione.
Così vogliono Renzi
e le lobby retrostanti. Lo stesso
Renzi che, sempre nel 2012, voleva
rottamare la politica energetica
basata sulle trivellazioni
per idrocarburi, invocando “i nvestimenti
mirati anche di natura
pubblica devono essere
fatti in settori ancora in fase di
sviluppo (come il solare a concentrazione
in alternativa al fotovoltaico
o l’eolico d’alta quota)
là dove è possibile sfruttare
le competenze e le eccellenze
della ricerca e dell’industria it
a l i an a ”. Era tutto scritto nel
suo programma delle primarie
per la segreteria Pd contro Bersani.
Ora che è segretario e premier,
mica può mantenere le
promesse: quelle, com’è noto,
sono esche per gonzi.
Quando si ciancia di “a n t i p oli
ti ca ” e “po pul is mo ” per scomunicare
le opposizioni che si
oppongono, bisognerebbe sempre
tenere a mente quel tweet
della Serracchiani e quel programma
di Renzi. Non c’è nulla
di più antipolitico e di populista
che promettere qualcosa e poi
fare il contrario. Non che sia
vietato cambiare idea: purché
lo si dica e spieghi. Quando, esattamente,
Debora ha cambiato
idea sulle trivelle e Matteo
sulle rinnovabili al posto delle
fossili? Hanno letto ricerche
scientifiche? Parlato con luminari?
Consultato nuovi dati che
smentiscono le convinzioni
precedenti? E perché non hanno
mai chiesto scusa per aver
preso un abbaglio? E perché lo
dicono solo un mese prima del
referendum? Oltre al merito,
poi, c’è il metodo. Quando il governo
B., a rimorchio del cardinal
Ruini, fece campagna per
l’astensione al referendum
sull’eterologa, il centrosinistra
insorse contro il gesto antidemocratico
e diseducativo uguale
all’“andate al mare” di Craxi
sul referendum elettorale del
1991. In effetti non s’era mai visto
un governo che invitasse i
cittadini a non votare. Ora la
stessa cosa la fa Renzi, per
giunta segretario di un partito
che si definisce spiritosamente
democratico”. Ma che c’è
di democratico nel boicottare
un referendum, non facendo
campagna né per il Sì nè per il
No, ma per l’ignavia? Dante la
considerava il peccato più
spregevole, tanto da renderne
gli autori (coloro “che mai non
fur vivi” perché “visser sanza
infamia e sanza lodo”) indegni
sia del Paradiso sia del Purgatorio
sia dell’Inferno: infatti li
sbattè nell’Antinferno e li condannò
girare nudi per l’eternità
inseguendo un’ins egn a,
punzecchiati a sangue da vespe
e mosconi.
E dire che la Serracchiani,
in passato, aveva ben presente
il dovere civico di votare anche
i referendum. Nel 2010 fece
campagna per le firme contro
il nucleare e l’acqua privata.
E quando il governo B. rifiutò
di accorpare il referendum
con le amministrative del
2011 per far saltare il quorum,
tuonò contro il ministro
dell’Interno Maroni: “Ha ritenuto
bene per il Paese gettare
al vento 300 milioni di euro...
Dice di averlo fatto seguendo
la ‘tradizione italiana’. Questa
è l’Italia che va bene ai leghisti,
quella del sottogoverno e di
chi trucca le carte della democrazia”.
Ora che, a rifiutare l’Election
Day fra referendum
No Triv e amministrative, a
truccare le carte della democrazia
e a sprecare 300 milioni
è il suo governo, Debora applaude.
Cinque anni fa strillava contro
la mina governativa che avrebbe
dovuto sabotare la libera
espressione del popolo italiano”.
E diceva, sul governo
B., cose terribili che oggi calzano
a pennello su di lei e sul
governo Renzi: “Per i referendum,
dal governo è scattata una
pianificata operazione per
disinnescare il potenziale dirompente
della partecipazione
popolare. Dalla scelta di una
data che seguiva le amministrative
alla sostanziale censura
sugli organi di informazione
pubblici, dagli attacchi
contro il quesito sul nucleare
alla querelle sui voti degli italiani
all’estero, fino al presidente
del Consiglio che invita
esplicitamente a disertare le
urne: non ci hanno fatto mancare
nulla per gettare ostacoli
sul cammino dei cittadini verso
i seggi elettorali. Nonostante
ciò, ho fiducia che la ‘disinformatsjia’
di regime non avrà
la meglio”.
Nel 2011 il quorum fu superato,
i Sì stravinsero e Debora
tripudiò: “È una grande vittoria
del buonsenso degli italiani
contro l’arroganza del governo
Berlusconi. L’afflusso al
voto è un segnale che il corpo
vivo del Paese manda alla politica,
la quale ora ha il compito
di farne tesoro: quando sono in
gioco temi sensibili i cittadini
si muovono e nemmeno un’orchestrata
campagna di disinformazione
riesce a distoglierli
dal far pesare la loro opinione.
E andando a votare i
cittadini hanno anche decretato
una sonora bocciatura
della politica del governo”.
Che infatti, di lì a cinque mesi,
andò a casa. L’“andate al mare”,
da Craxi a B., ha sempre
portato sfiga. E non c’è il due
senza il tre, almeno si spera.
Marco Travaglio

IL FATTO QUOTIDIANO | Sabato 19 Marzo 2016

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