IN
ITALIA
Tutto
tace
sui
filtri: pm
e
governo
stanno
fermi
»
MARCO PALOMBI
Ecosa
scriveva Pignatone nella lettera ai tre ministri?
Riportava
le conclusioni del pm in merito
all’intera
vicenda dei filtri antiparticolato,
che
potrebbe rivelarsi “una gigantesca beffa ai danni
dei
cittadini e dell’ambiente”. Poi ragguagliava il governo
sui
vari problemi: “La normativa di settore –
scrive
Pignatone – è stata scritta chiaramente per
consentire
l’omologa di sistemi tipo Fap” e ha penalizzato
gli
altri (in particolare quello della Dukic Day
Dream,
che lavora a monte della combustione, ditta
veneta
a cui dal 2008 viene negata l’omologazione).
E
poi: “Il rilascio delle omologhe (autorizzazioni,
ndr)
dei Fap è avvenuto per anni, e si ha modo di
ritenere
che avvenga ancora, senza alcuna verifica
del
corretto funzionamento dei suddetti sistemi nel
lungo
periodo”. E ancora: il Fap “oltre a immettere
nell’aria
altre sostanze nocive, determina la trasformazione
del
particolato in nanoparticolato, ossia
polveri
sottilissime non misurate dai dispositivi di
monitoraggio
in uso, ma ben più nocive per la salute
umana”.
Il danno non viene, insomma, nemmeno
monitorato
dalle centraline sull’inquinamento. La
reazione
dei ministri - in pieno dieselgate
-
fu stentorea:
indagheremo
e puniremo. Beatrice Lorenzin
ordinò
un indagine all’Istuto superiore di Sanità,
che
rispose: stabilire se il Fap funziona bene non
rientra
nelle nostre competenze, ma quel che ci segnalate
è
molto grave perché il nanoparticolato “ha
interesse
sanitario di primaria importanza”, come il
biossido
di azoto, altro tipico residuo del Fap.
Spiegazione
breve: il fine della legge italiana sembra
essere
solo quello di bloccare le polveri sottili, le
cosiddette
Pm10. E il filtro lo fa. Quando funziona
bene,
cioè raramente, il Fap trattiene le Pm10 al suo
interno
e poi si “rigenera”: immette liquido infiammabile
nella
gabbia e brucia le polveri ad alte temperature,
poi
espelle i residui. Questo trattamento
fa
sì che le Pm10 vengano sminuzzate riducendosi
di
diametro e divenendo Pm2,5 (particolato fine) o
anche
meno (ultrafine). Problema: le Pm10, una volta
respirate,
si fermano nel naso e nella laringe, il
nanoparticolato
finisce direttamente nei polmoni
ed
è dunque assai più dannoso. Per questi bel risultato,
peraltro,
il consumatore paga. Non è un caso
che
una Procura parli di “gigantesca truffa a cittadini
e
ambiente” e forse non è un caso che sulla vicenda,
alla
fine, cali sempre il silenzio.
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