martedì 8 marzo 2016

DIESELGATE Il settore auto prova a dimenticare lo scandalo Tutti i produttori promettono auto sempre più verdi dopo le inchieste sulle emissioni truccate


IN ITALIA
Tutto tace
sui filtri: pm
e governo
stanno fermi
» MARCO PALOMBI
Ecosa scriveva Pignatone nella lettera ai tre ministri?
Riportava le conclusioni del pm in merito
all’intera vicenda dei filtri antiparticolato,
che potrebbe rivelarsi “una gigantesca beffa ai danni
dei cittadini e dell’ambiente”. Poi ragguagliava il governo
sui vari problemi: “La normativa di settore –
scrive Pignatone – è stata scritta chiaramente per
consentire l’omologa di sistemi tipo Fap” e ha penalizzato
gli altri (in particolare quello della Dukic Day
Dream, che lavora a monte della combustione, ditta
veneta a cui dal 2008 viene negata l’omologazione).
E poi: “Il rilascio delle omologhe (autorizzazioni,
ndr) dei Fap è avvenuto per anni, e si ha modo di
ritenere che avvenga ancora, senza alcuna verifica
del corretto funzionamento dei suddetti sistemi nel
lungo periodo”. E ancora: il Fap “oltre a immettere
nell’aria altre sostanze nocive, determina la trasformazione
del particolato in nanoparticolato, ossia
polveri sottilissime non misurate dai dispositivi di
monitoraggio in uso, ma ben più nocive per la salute
umana”. Il danno non viene, insomma, nemmeno
monitorato dalle centraline sull’inquinamento. La
reazione dei ministri - in pieno dieselgate - fu stentorea:
indagheremo e puniremo. Beatrice Lorenzin
ordinò un indagine all’Istuto superiore di Sanità,
che rispose: stabilire se il Fap funziona bene non
rientra nelle nostre competenze, ma quel che ci segnalate
è molto grave perché il nanoparticolato “ha
interesse sanitario di primaria importanza”, come il
biossido di azoto, altro tipico residuo del Fap.
Spiegazione breve: il fine della legge italiana sembra
essere solo quello di bloccare le polveri sottili, le
cosiddette Pm10. E il filtro lo fa. Quando funziona
bene, cioè raramente, il Fap trattiene le Pm10 al suo
interno e poi si “rigenera”: immette liquido infiammabile
nella gabbia e brucia le polveri ad alte temperature,
poi espelle i residui. Questo trattamento
fa sì che le Pm10 vengano sminuzzate riducendosi
di diametro e divenendo Pm2,5 (particolato fine) o
anche meno (ultrafine). Problema: le Pm10, una volta
respirate, si fermano nel naso e nella laringe, il
nanoparticolato finisce direttamente nei polmoni
ed è dunque assai più dannoso. Per questi bel risultato,
peraltro, il consumatore paga. Non è un caso
che una Procura parli di “gigantesca truffa a cittadini
e ambiente” e forse non è un caso che sulla vicenda,
alla fine, cali sempre il silenzio.
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