sabato 19 marzo 2016

Chi ruba poi non paga Il tesoro perduto della Corte dei Conti

 IL DOSSIER
Il buco In cinque anni
la magistratura contabile
ha emesso condanne per 646
milioni. Gli amministratori
pubblici, però, ne hanno
restituiti solamente un terzo
Lo stallo
La riforma Madia
può aiutare a risolvere
il problema, ma manca
il decreto attuativo
TOMMASO RODANO
C’è un tesoro di centinaia
di milioni di
euro su cui lo Stato
italiano non
riesce a rimettere le mani.
Nel quinquennio 2011-2015
la Corte dei Conti ha pronunciato
sentenze di condanna
definitiva per 646 milioni.
Di questo denaro, nelle
casse dello Stato è entrato
poco più del 33%: 213 milioni,
praticamente un euro su
tre. Le cifre sono state rese
note dalla stessa Corte dei
Conti, nel documento che ha
inaugurato l’anno giudiziario
2016.
La responsabilità dei
mancati incassi non è imputabile
ai magistrati contabili,
che dopo la fine del processo
possono fare ben poco: l’esecuzione
delle sentenze di
condanna pronunciate dalla
Corte dei Conti infatti spetta
alle stesse amministrazioni
che hanno subìto il danno erariale.
Dopo la sentenza, insomma,
gli enti pubblici
danneggiati dovrebbero recuperare
le somme dai propri
stessi amministratori:
non sempre possono (o vogliono)
farlo con la necessaria
solerzia.
IN SOSTANZA, quindi, funzionari
e politici “infedeli”,
colpevoli di reati contabili
contro lo Stato, se la cavano
(in media) restituendo un
terzo del dovuto. Tra i condannati
celebri, per così dire,
ci sono parlamentari, sottosegretari,
ex presidenti di Provincia e di Regione.
Lo scorso anno, ad esempio,
la Corte dei Conti ha sanzionato
22 amministratori e
consiglieri della Basilicata
per l’uso indebito dei fondi
regionali (tra di loro anche
l’attuale governatore Marcello
Pittella e il sottosegretario
Vito De Filippo, entrambi
del Pd): un danno da
196 mila euro. Nel lungo elenco
di chi ha subìto una
condanna contabile ci sono,
tra gli altri, il senatore verdiniano
Lucio Barani, l’ex presidente
del Veneto Giancarlo
Galan, Antonio Bassolino, il
sindaco di Bologna Virgino
Merola, gli ex presidenti di
Regione Riccardo Illy e Renato
Soru. Matteo Renzi invece,
dopo una condanna in
primo grado da 14 mila euro
per delle assunzioni da presidente
della Provincia di Firenze,
è stato assolto in appello.
Nelle relazioni annuali
dei procuratori generali della
Corte dei Conti, la questione
l2mila
Lucio
Barani
Doppi
rimborsi
illeciti l3, 2mln
Antonio
Bassolino
Gestione
dell’emergenza
rifiuti campanal2,6 mila
Vito
De Filippo
Rimborsopoli
della regione
Basilicata
l700 mila
Riccardo
Illy
Vendita
immobili
regionali l30mila
Virginio
Merola
Assunzione
senza
requisiti l337mila
Renato
Soru
Salvataggio
della società

Hyd rocontrol

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