IL
DOSSIER
Il
buco In
cinque anni
la
magistratura contabile
ha
emesso condanne per 646
milioni.
Gli amministratori
pubblici,
però, ne hanno
restituiti
solamente un terzo
Lo
stallo
La
riforma Madia
può
aiutare a risolvere
il
problema, ma manca
il
decreto attuativo
TOMMASO
RODANO
C’è
un tesoro di centinaia
di
milioni di
euro
su cui lo Stato
italiano
non
riesce
a rimettere le mani.
Nel
quinquennio 2011-2015
la
Corte dei Conti ha pronunciato
sentenze
di condanna
definitiva
per 646 milioni.
Di
questo denaro, nelle
casse
dello Stato è entrato
poco
più del 33%: 213 milioni,
praticamente
un euro su
tre.
Le cifre sono state rese
note
dalla stessa Corte dei
Conti,
nel documento che ha
inaugurato
l’anno giudiziario
2016.
La
responsabilità dei
mancati
incassi non è imputabile
ai
magistrati contabili,
che
dopo la fine del processo
possono
fare ben poco: l’esecuzione
delle
sentenze di
condanna
pronunciate dalla
Corte
dei Conti infatti spetta
alle
stesse amministrazioni
che
hanno subìto il danno erariale.
Dopo
la sentenza, insomma,
gli
enti pubblici
danneggiati
dovrebbero recuperare
le
somme dai propri
stessi
amministratori:
non
sempre possono (o vogliono)
farlo
con la necessaria
solerzia.
IN
SOSTANZA, quindi,
funzionari
e
politici “infedeli”,
colpevoli
di reati contabili
contro
lo Stato, se la cavano
(in
media) restituendo un
terzo
del dovuto. Tra i condannati
celebri,
per così dire,
ci
sono parlamentari, sottosegretari,
ex
presidenti di Provincia e di Regione.
Lo
scorso anno, ad esempio,
la
Corte dei Conti ha sanzionato
22
amministratori e
consiglieri
della Basilicata
per
l’uso indebito dei fondi
regionali
(tra di loro anche
l’attuale
governatore Marcello
Pittella
e il sottosegretario
Vito
De Filippo, entrambi
del
Pd): un danno da
196
mila euro. Nel lungo elenco
di
chi ha subìto una
condanna
contabile ci sono,
tra
gli altri, il senatore verdiniano
Lucio
Barani, l’ex presidente
del
Veneto Giancarlo
Galan,
Antonio Bassolino, il
sindaco
di Bologna Virgino
Merola,
gli ex presidenti di
Regione
Riccardo Illy e Renato
Soru.
Matteo Renzi invece,
dopo
una condanna in
primo
grado da 14 mila euro
per
delle assunzioni da presidente
della
Provincia di Firenze,
è
stato assolto in appello.
Nelle
relazioni annuali
dei
procuratori generali della
Corte
dei Conti, la questione
l2mila
Lucio
Barani
Doppi
rimborsi
illeciti
l3,
2mln
Antonio
Bassolino
Gestione
dell’emergenza
rifiuti
campanal2,6
mila
Vito
De
Filippo
Rimborsopoli
della
regione
Basilicata
l700
mila
Riccardo
Illy
Vendita
immobili
regionali
l30mila
Virginio
Merola
Assunzione
senza
requisiti
l337mila
Renato
Soru
Salvataggio
della
società
Hyd
rocontrol

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