il fatto quotidiano 16 luglio 2015
venerdì 17 luglio 2015
L’impianto sotto sequestro a Vado Ligure (Sorgenia e Legambiente)
RESPIRARE VELENI Vado, Quiliano, ma anche Savona, sono quasi centomila le persone che per decenni sono vissuti a pochi chilometri dalla centrale a carbone di Vado Ligure. Dal 1970 ci sono case, scuole, ricoveri per anziani letteralmente ai piedi delle ciminiere alte 200 metri. Un tempo gestita dall’Enel, la centrale passa nel 2003 a Tirreno Power (controllata a lungo da Sorgenia e oggi da Gaz de France). Da molti anni ormai la popolazione denuncia la frequenza di casi di tumore e di malattie cardiovascolari negli abitanti delle zone vicino alla centrale. Famosa è ormai diventata via Pertinace dove quasi ogni casa, racconta chi ci vive, aveva una persona che ha pagato il prezzo dell’inquinamento. Una protesta, quella della gente di Vado, Quiliano e Savona, che porta acostituire comitati, a raccogliere migliaia di firme. Fino alla coraggiosa presa di posizione dei medici savonesi che preparano un dossier e per la prima volta parlano di morti, di malati. Di danni della centrale che potrebbero arrivare fino a 35 chilometri di distanza, quasi a Genova. Nel 2011 i pm Francantonio Granero e Chiara Paolucci aprono un fascicolo. Incaricano alcuni tra i massimi esperti italiani di una perizia sulle conseguenze delle emissioni della centrale sulla salute. Fino ad allora, incredibilmente, non era stata realizzata nessuna indagine epidemiologica dagli enti locali. La perizia ordinata dalla procura infine traccia un quadro devastante: si parla di 440 morti, di migliaia di persone colpite da malattie agli apparati respiratorio e cardiovascolare, soprattutto tra bambini e anziani. Ma bisogna aspettare i magistrati per arrivare al sequestro della centrale, un anno fa. Da allora gli impianti incriminati sono ancora fermi.
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