di VALERIO GUALERZI
ROMA - Se vi spaventa l'idea che tra pochi giorni il governo potrebbe annunciare la costruzione del deposito nazionale delle scorie nucleari proprio a due passi da casa vostra, o se vi scandalizza aver scoperto che la gestione delle vecchie centrali atomiche italiane ha fatto lievitare la bolletta elettrica di 250 milioni di euro l'anno, provate a consolarvi: poteva andare peggio.
In fondo paure e costi sono proporzionati alla grandezza dell'esperimento nucleare italiano, ovvero ad una stagione durata ben poco, con appena quattro centrali attive e capaci di soddisfare mediamente un 4% scarso del fabbisogno elettrico nazionale.
Ben diverso sarebbe il discorso oggi se due referendum non ci avessero messo al riparo da guai ben più seri. Come se non fosse bastata la consultazione del 1987, con il nucleare italiano cacciato dalla porta sulla scia della tragedia di Chernobil, nel 2010 il governo ha cercato infatti di far rientrare l'energia atomica dalla finestra. Tentativo decisamente più subdolo e insostenibile rispetto all'utopia nucleare del dopoguerra che vedeva nell'atomo la risposta definitiva ai problemi energetici dell'umanità.
Nei piani annunciati dal governo Berlusconi nel 2008 l'Italia avrebbe dovuto costruire infatti la bellezza di 10 nuovi impianti capaci nel giro di qualche anno di soddisfare il 25% dei nostri consumi. Erano i giorni i cui l'amministratore delegato dell'Enel Fulvio Conti spiegava che in Italia il fotovoltaico non aveva futuro perché abbiamo dei centri storici da salvaguardare mentre il suo collega dell'Eni Paolo Scaroni rincarava affermando che ”se tutto il Paese fosse ricoperto di pannelli solari e la popolazione venisse trasferita su navi avremmo comunque a disposizione un quarto dell'energia necessaria".
Sappiamo tutti come è andata a finire la storia: in Italia in pochi anni l'energia solare è passata a soddisfare dallo 0,21% al 7,5% della domanda, mentre le rinnovabili in generale garantiscono il 37,5%. Numeri che uniti al calo dei consumi dovuti alle politiche di efficienza e alla recessione economica hanno obbligato Enel, la stessa Enel che voleva costruire 10 nuovi impianti nucleari, a certificare un eccesso di capacità del nostro sistema elettrico pari a 11MILA MW avviando la chiusura di 23 centrali.
Tutto bene ciò che finisce bene? Non esattamente, perché questa lezione, per quanto chiara, i nostri politici non sembrano averla capita e le sirene che vogliono distrarci da un futuro sostenibile, spingendoci a imboccare ancora strade vecchie e pericolose, non smettono mai di cantare. Archiviati con rischi tutto sommato contenuti i peggiori incubi nucleari, il vero pericolo in tema di politiche energetiche arriva ora dalla smania di trivella del nostro governo. Una voglia - proprio come il ritorno di fiamma per l'atomo – che arriva fuori tempo massimo. Come se non bastassero gli allarmi ambientali (vedi maxi risarcimenti BP), è di pochi giorni fa l'ennesimo rapporto che ci mette in guardia sui rischi della cosiddetta bolla del carbonio: oltre 850 miliardi di investimenti in impianti di sfruttamento dei giacimenti di gas liquido rischiano di andare in fumo se il mondo adotterà le misure di riduzione delle emissioni di CO2 necessarie ad evitare una catastrofe climatica. http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2015/07/13/news/viaggio_nel_primo_bunker_delle_scorie_nucleari-117411829/?ref=HREC1-37#commento
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