giovedì 18 giugno 2015
“Renzi sta con le lobby del petrolio” LO STRAPPO DEL GOVERNATORE EMILIANO: “CAPISCO LE PRESSIONI, MA IL MARE DI PUGLIA NON SI TRIVELLA”
di Mariateresa Totaro
Lecce
Non è una battaglia politica, ma se il governo
centrale non farà marcia indietro
sulle trivellazioni in Puglia, sono pronto ad autosospendermi
dal Partito democratico, perché
questo territorio è stato ignorato e colonizzato.
E se sarà necessario spero lo facciano
anche gli altri”. Il sindaco di Polignano a Mare,
provincia di Bari, Domenico Vitto, chiama a
raccolta i primi cittadini pugliesi per manifestare
contro gli ultimi decreti che autorizzano
alcune società petrolifere a sondare il fondale
marino dell’Adriatico e dello Ionio in cerca
di petrolio. Oltre ai sindaci e ad alcune associazioni
ambientaliste,
anche l’ex
presidente del Consiglio
regionale, Onfrio
Introna hanno
detto no alle trivellazioni.
Ma, soprattutto,
il governatore
Michele Emiliano
che, appena eletto
alla guida della Regione,
già si mette di
traverso al governo
Renzi.
“Io e il presidente Vendola – ha spiegato Emiliano
– abbiamo deciso senza indugio di impugnare
questa decisione. Respingiamo l’idea
che si possa trivellare il nostro mare, trovare
eventualmente il petrolio e mettere a rischio la
pesca, il turismo, la qualità delle acque. Noi
andiamo verso un modello energetico diverso
non fondato sui combustibili fossili”.
UNA BATTAGLIA che, assicura il governatore,
“sarà un processo istituzionale. Ci muoveremo
come Regione Puglia senza considerare il fatto
che a Roma c’è una maggioranza di governo,
ma rappresentando gli interessi del territorio.
Bisogna dimostrare a cosa servono queste trivellazioni.
Se lo scopo è accontentare qualche
lobby a me sembra un modo
non preciso di ragionare.
Capisco le pressioni a cui è
sottoposto il governo, ma
questa ricerca di petrolio nel
mare pugliese è molto rischiosa”.
Dopo aver manifestato
il proprio dissenso sul
decreto “La buona scuola”,
Emiliano annuncia, senza fare sconti, il prossimo
passo contro i decreti pro trivellazioni:
“Se sarà necessario procederemo con il ricorso
al Tar anche prima del mio insediamento”.
Dal Gargano fino al Salento sono interessati 1,6
milioni di ettari di mare, un’area vasta che potrebbe
essere compromessa. I carotaggi sui fondali
marini, oltre che produrre effetti devastanti
per gli ecosistemi, la pesca, il turismo e la
vivibilità delle coste pugliesi, sarebbero anche
inutili. La probabilità di trovare idrocarburi,
infatti, è solo del 17%. “Le autorizzazioni concesse
coprono una superficie di mare pari a
quasi 50 mila chilometri quadrati, di cui oltre il
70 per cento è pugliese – spiega l’ingegner Giuseppe
Deleonibus, consulente tecnico del Comune
di Polignano a Mare –. I sondaggi per la
ricerca di idrocarburi autorizzati dal governo,
le cosiddette prospezioni geosismiche, sono
molto pericolosi. Vengono effettuati con una
tecnica chiamata Air Gun, cannoni ad aria
compressa che emettono onde anche di 260
decibel. Un rumore che può essere paragonato
a quello prodotto da dieci concerti. Le conseguenze
di tutto ciò potrebbero tradursi nello
spostamento in massa della fauna marina e della
morte della stessa. Senza contare che il petrolio
sarebbe talmente di scarsa qualità che,
per essere raffinato, dovrebbe essere mandato
all’estero”. il fatto quotidiano 18 giugno 2015
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