mercoledì 17 giugno 2015

nucleare NUOVI INCENDI E NUOVI RI-FALLOUT RADIOATTIVI NELLE ZONE CONTAMINATE DELLA BIELORUSSIA

NUOVI INCENDI E NUOVI RI-FALLOUT RADIOATTIVI NELLE ZONE CONTAMINATE DELLA BIELORUSSIA
Comunicato di Mondo in cammino.
A causa del clima particolarmente secco diversi incendi si sono sviluppati in Bielorussia nella regione di Gomel: questa regione, già nei giorni scorsi, era stata classificata dalle autorità bielorusse ad alto rischio di incendio (livello 5). Nella scorsa settimana sono sati registrati ben 67 incendi, di cui uno dei più grandi ha avuto luogo nella  pianura alluvionale del fiume Dnepr nel territorio di Rechitsa e ha interessato una superficie di 6,5 ettari. 

Nella provincia di Khoiniki, invece, è in corso - alla data attuale (15 giugno) - un incendio che è iniziato il 13 giugno coinvolgendo 60 ettari di bosco situati nella riserva radio ecologica di Polessje. Per spegnere l’incendio sono impegnate 106 persone  e 16 mezzi. Alla mattina del 15 giugno l’area di estensione dell’incendio è stata ridotta a 35 ettari. Le autorità hanno emesso il divieto di visita di queste zone.

Il rischio molto concreto di ri-fallout si aggiunge all’allerta lanciata, alcuni giorni fa, dal Ministero per le situazioni di Emergenza a causa del rischio di inquinanti tossici che potrebbero raggiungere la Bielorussia dopo il grave incendio sviluppatosi il 9 giugno in uno dei 17 serbatoi della base Union Nafta nella provincia di Vasilkov in Ucraina e che ha coinvolto un volume di 800 metri cubi (650 tonnellate di capacità) di carburante. A questo incendio, sempre nella stessa base, ne ha fatto seguito un secondo il 13 giugno. 

È allo studio, da parte, delle autorità anche l’eventuale divieto di consumare prodotti del sottobosco.

Praticamente le stesse norme che si dovrebbero impartire anche in caso di ri-fallout: ma se nel caso della nafta l’informazione può essere data correttamente, nell’altro caso – invece - non bisogna ridestare il mostro di Chernobyl e, soprattutto, non bisogna contrastare la politica di rilancio nucleare che il governo locale ha deciso di percorrere mediante la costruzione della centrale di Ostrevets, proprio in Bielorussia, lo stato maggiormente colpito dal fallout nucleare di Chernobyl. 

Con buona pace delle bambine, dei bambini e della popolazione che vive nelle zone ancora contaminate di Chernobyl e che, di volta in volta, sono ricontaminate dai vari e periodici incendi che avvengono in quelle zone o, peggio ancora, ricontaminate dai fallout di incendi nati e propagatesi direttamente nelle adiacenti zone di esclusione o nella riserva radio ecologica. 

La consapevolezza di questo fallout a lunghissimo termine (e che si replica maggiormente ogni anno nella stagione estiva) deve accompagnare tutte le associazioni impegnate nell’accoglienza dei bambini di Chernobyl e non limitarsi al sentimento di una generica relazione umana, ma a quello di una relazione responsabile e che ha come obiettivo la ricerca e la costruzione delle modalità e degli strumenti per un futuro possibile anche in quelle zone,  intervenendo concretamente (a livello culturale/scolastico e di radioprotezione, soprattutto nei confronti della catena alimentare) per spezzare il più possibile il circolo vizioso dell’eredità di Chernobyl, per far sì che i “bambini di Chernobyl” non diventino i “genitori di Chernobyl”. 

Questa consapevolezza, da una parte e dall’altra, è il primo passo per rompere il circolo vizioso. Senza dimenticare che ospitare un bambino di Chernobyl vuol dire innanzitutto avere la consapevolezza del rischio del nucleare per sé, per “quel bambino” e per tutti. 

E questi incendi, come quello di fine aprile nella zona di esclusione ucraina, sono un monito che ce lo ricorda sempre.

>>>GUARDA ANCHE: Da Chernobyl, un'altra nube radioattiva http://www.progettohumus.it/public/forum/index.php?topic=2290.msg2606#msg2606

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