venerdì 13 febbraio 2015
NUBI SU TARANTO L’emendamento “p o rc at a ” del Pd che salva l’I l va
PARTONO I SALDI
L’azienda potrà attuare
l’80% delle prescrizioni:
e se tralasciasse quelle
più importanti? Oggi
i lavoratori dell’i n d o t to
protestano a Roma di Giorgio Meletti
È
stata la giovane senatrice
marchigiana Camilla
Fabbri, renziana di ferro con
più di un pensiero alla candidatura
per la presidenza
della regione alle elezioni di
primavera, a risolvere al governo
lo spinoso problema. È
lei infatti la prima firmataria
dell'emendamento al decreto
sull'Ilva che chiarisce l'incerto
articolo 2, formulato da
estensori poco avvezzi alla
scrittura di leggi. E adesso,
dopo che la commissione Industria
del Senato ha approvato
l’emendamento Fabbri, i
senatori M5S notano che “il
governo ha ottenuto l'avallo
all'ennesima porcata”.
Il testo originario del decreto
diceva che il piano di prescrizioni
ambientali per la grande
acciaieria inquinante di Taranto
“si intende attuato se
entro il 31 luglio 2015 sono
realizzate, almeno nella misura
dell'80 per cento, le prescrizioni
in scadenza a quella data”.
Non si capiva l’80 per cento
di che cosa, visto che le prescrizioni
dell'Aia (Autorizzazione
integrata ambientale)
sono oltre 400, ma solo alcune
delle quali decisive, complesse
e costose.
L ' E M E N DA M E N TO Fabbri
aggiunge la parola “numero”,
così è chiaro che si intende l'80
per cento di prescrizioni delle
quali una vale l’altra. L'Ilva
potrà attuare l'80 per cento
delle prescrizioni scegliendo
quelle meno rilevanti e lasciando
indietro quelle più
PARTONO I SALDI
L’azienda potrà attuare
l’80% delle prescrizioni:
e se tralasciasse quelle
più importanti? Oggi
i lavoratori dell’i n d o t to
protestano a Roma
NUBI SU TARANTO
importanti e costose. “Appor -
re un cartello di pericolo diventa
equivalente a coprire i
parchi dei minerali”, dicono i
senatori grillini. Per farsi un'idea
basterà sapere che coprire
i parchi minerali (quelli da cui
si diffondono le polveri cancerogene
che stanno martoriando
Taranto) costerebbe
almeno un miliardo di euro.
In pratica, con l'emendamento
approvato due sere fa, l'attuazione
delle prescrizioni
ambientali dell'Aia diventa
per l'Ilva sostanzialmente facoltativa,
e questo indica con
precisione in che modo il governo
vuole perseguire la
compatibilità tra siderurgia e
ambiente, lavoro e salute.
L'altro nodo delicato del decreto
Ilva è quello delle fattura
non pagate alle imprese dell'indotto.
Si tratta, solo per l'area
tarantina, di circa 150 milioni
di euro che stanno mettendo
in ginocchio decine di
imprese e in pericolo 4-5 mila
posti di lavoro.
CON LA PARTENZA dell'am -
ministrazione straordinaria,
scattata lo scorso 21 gennaio, i
crediti vengono tutti congelati
nella cosiddetta procedura
concorsuale, cioè nello stato
d'insolvenza gestito sotto la
supervisione del Tribunale di
Milano. In questo modo i crediti
delle aziende dell'indotto
saranno forse pagati tra qualche
anno. Questa è la regola
fissata dalla legge Marzano a
cui si è fatto ricorso, e adesso
si cerca un modo per concedere
alle imprese dell'indotto
una sorta di deroga che eviti il
loro quasi automatico fallimento.
Tra i più arrabbiati ci sono gli
autotrasportatori di Taranto,
che vantano crediti per 15 milioni
di euro e sono decisivi
per la vita dell'Ilva visto che
con i loro camion consegnano
circa un terzo della produzione
ai clienti dell’azienda. Indietro
di sei mesi con i pagamenti
e con la prospettiva di
non essere pagati per anni, gli
autotrasportatori sbarcano
oggi a Roma per una rumorosa
protesta a piedi davanti a
palazzo Chigi, visto il prevedibile
divieto di presentarsi
nella capitale al volante dei loro
Tir. La speranza degli autotrasportatori
di Taranto è di
essere ricevuti da Matteo Renzi.
Vedremo.
Twitter @giorgiomeletti il fatto quotidiano 13 febbraio 2015
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento