caos rifiuti
Ma come ha fatto Latina
Ambiente spa ad accumulare
un credito così alto nei
confronti del socio pubblico,
ossia il Comune di Latina.
In realtà è una storia che va
avanti da otto anni e riguarda
il rimpallo di responsabilità
circa la riscossione delle
bollette. La ricostruzione di
questo credito può essere
utile a stabilire con maggiore
precisione quali sviste ha
avuto il Comune. E quanto
tutto questo sia già costato ai
cittadini, ma anche quanto
potrà costare ancora nel caso
in cui le parti (che sono
anche in società) non dovessero
trovare una soluzione.
Il consigliere De Marchis (Pd) racconta il rapporto tra la società partecipata e il Comune OLTRE AL SERVIZIO
DI RACCOLTA RIFIUTI
NEL 2006 SI AGGIUNGE
LA FATTURAZIONE DI JACOPO PERUZZO
«D ifficile dire che
non sapevano. Sono
passati quasi 10
anni ma tra il Comune di
Latina e la sua partecipata
sull’ambiente ancora ‘balla -
no’ i 14 milioni dell’insoluto
Tia per le annualità 2006 -
2009». Così il consigliere del
Pd, Giorgio De Marchis, mantiene
aperto un dibattito
tutt’altro che dimenticato e
sempre scottante, un buco di
ben 14 milioni di euro sul
quale bisogna fare chiarezza
immediatamente.
Ma qual è l’iter che ha portato
il Comune di Latina a diventare
«titolare» di tale debito? A ricostruire
i fatti, carte alla mano, ci
ha pensato lo stesso consigliere
comunale democratico. Tutto
ha inizio nell’arco temporale
che va dal 1998 al 2006, data in
cui la Latina Ambiente erogava
il servizio senza enormi difficoltà
grazie, soprattutto, al contratto
di servizi con l’ammini -
strazione comunale. Il tutto avveniva
attraverso una stretta di
mano chiara e concisa: Latina
Ambiente si limitava, giustamente,
ad erogare i servizi richiesti
nel contratto e il Comune
si prendeva l’onere di inviare
e fare cassa delle bollette per il
pagamento della società partecipata.
Poi, dal 2006, qualche ingranaggio
si spezza. Ma non bisogna
puntare il dito contro Latina
Ambiente, perché a cambiare le
carte in tavola è stata l’ammini -
strazione stessa. Come sottolinea
lo stesso De Marchis, il
sistema adottato fino a quel
momento sembra diventare in
qualche modo non più idoneo
per la maggioranza, la quale ha
provveduto immediatamente ad
approvare il passaggio da Tarsu
a Tia nel mese di maggio. Oltre
alla modifica del nome, che
paradossalmente sembra essere
ciò che più ha confuso gli utenti,
c’è stato un’altro cambiamento
importante: la Tia era
stata abolita nel mese di aprile
del 2006 subito dopo l’entrata
in vigore del Decreto Matteoli,
la quale ha introdotto la «Tia2»
ovvero la tariffa integrata ambientale,
per intenderci quella
senza IVA.
«Ma allora come si spiega
tutta questa fretta? - si domanda
il democratico - L’amministra -
zione Zaccheo, che dentro aveva
tutti, da Forza Italia ad AN
compreso Cirilli, pensò che
quella era l’unica manovra possibile
per evitare lo sforamento
del ‘Patto di Stabilità’ che garantiva
la possibilità di accendere
mutui per la realizzazione
delle opere pubbliche».
Questo è il punto di rottura. A
questo step seguì l’opzione Tia:
la Latina Ambiente venne delegata
di tutti i servizi, ovvero il
già erogato «raccolta rifiuti» e
la nuova mansione «riscossione
del tributo». Il servizio erogato
in toto soltanto dalla partecipata
prevedeva la presentazione di
un bilancio dei costi del servizio
che dovevano essere coperti
con emissione di fatture da parte
della Latina Ambiente. Tutto
ciò comporta la scomparsa del
servizio rifiuti (entrate ed uscite)
dal bilancio comunale.
L’opposizione ai tempi tentò
di dimostrare la mancanza di
competenze da parte della Latina
Ambiente per gestire servizi
complessi come quello della
fatturazione e dell’emissione
degli avvisi di accertamento.
Latina Ambiente si trovò così,
di colpo, a gestire un servizio
che di fatto non era tenuta ad
e r o ga r e .
«Puntualmente i fatti ci diedero
ragione - prosegue De Marchis
- Errori nelle fatturazioni,
coefficienti cambiati in corsa e,
soprattutto, una valanga di fatture
non pagate in seguito agli
aumenti vertiginosi».
Questo è il motivo che portò al
collasso Latina Ambiente e il
famoso buco di 14 milioni, che
rischia di determinare il fallimento
della stessa società e del
Comune di Latina. IL QUOTIDIANO - Giovedì 12 Febbraio 2015
Latina 3
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