giovedì 12 febbraio 2015

Latina caso rifiuti Storia di un credito scomodo La ricostruzione che ha portato Latina Ambiente al collasso: in ballo 14 milioni di euro

caos rifiuti Ma come ha fatto Latina Ambiente spa ad accumulare un credito così alto nei confronti del socio pubblico, ossia il Comune di Latina. In realtà è una storia che va avanti da otto anni e riguarda il rimpallo di responsabilità circa la riscossione delle bollette. La ricostruzione di questo credito può essere utile a stabilire con maggiore precisione quali sviste ha avuto il Comune. E quanto tutto questo sia già costato ai cittadini, ma anche quanto potrà costare ancora nel caso in cui le parti (che sono anche in società) non dovessero trovare una soluzione.
Il consigliere De Marchis (Pd) racconta il rapporto tra la società partecipata e il Comune OLTRE AL SERVIZIO DI RACCOLTA RIFIUTI NEL 2006 SI AGGIUNGE LA FATTURAZIONE DI JACOPO PERUZZO «D ifficile dire che non sapevano. Sono passati quasi 10 anni ma tra il Comune di Latina e la sua partecipata sull’ambiente ancora ‘balla - no’ i 14 milioni dell’insoluto Tia per le annualità 2006 - 2009». Così il consigliere del Pd, Giorgio De Marchis, mantiene aperto un dibattito tutt’altro che dimenticato e sempre scottante, un buco di ben 14 milioni di euro sul quale bisogna fare chiarezza immediatamente. Ma qual è l’iter che ha portato il Comune di Latina a diventare «titolare» di tale debito? A ricostruire i fatti, carte alla mano, ci ha pensato lo stesso consigliere comunale democratico. Tutto ha inizio nell’arco temporale che va dal 1998 al 2006, data in cui la Latina Ambiente erogava il servizio senza enormi difficoltà grazie, soprattutto, al contratto di servizi con l’ammini - strazione comunale. Il tutto avveniva attraverso una stretta di mano chiara e concisa: Latina Ambiente si limitava, giustamente, ad erogare i servizi richiesti nel contratto e il Comune si prendeva l’onere di inviare e fare cassa delle bollette per il pagamento della società partecipata. Poi, dal 2006, qualche ingranaggio si spezza. Ma non bisogna puntare il dito contro Latina Ambiente, perché a cambiare le carte in tavola è stata l’ammini - strazione stessa. Come sottolinea lo stesso De Marchis, il sistema adottato fino a quel momento sembra diventare in qualche modo non più idoneo per la maggioranza, la quale ha provveduto immediatamente ad approvare il passaggio da Tarsu a Tia nel mese di maggio. Oltre alla modifica del nome, che paradossalmente sembra essere ciò che più ha confuso gli utenti, c’è stato un’altro cambiamento importante: la Tia era stata abolita nel mese di aprile del 2006 subito dopo l’entrata in vigore del Decreto Matteoli, la quale ha introdotto la «Tia2» ovvero la tariffa integrata ambientale, per intenderci quella senza IVA. «Ma allora come si spiega tutta questa fretta? - si domanda il democratico - L’amministra - zione Zaccheo, che dentro aveva tutti, da Forza Italia ad AN compreso Cirilli, pensò che quella era l’unica manovra possibile per evitare lo sforamento del ‘Patto di Stabilità’ che garantiva la possibilità di accendere mutui per la realizzazione delle opere pubbliche». Questo è il punto di rottura. A questo step seguì l’opzione Tia: la Latina Ambiente venne delegata di tutti i servizi, ovvero il già erogato «raccolta rifiuti» e la nuova mansione «riscossione del tributo». Il servizio erogato in toto soltanto dalla partecipata prevedeva la presentazione di un bilancio dei costi del servizio che dovevano essere coperti con emissione di fatture da parte della Latina Ambiente. Tutto ciò comporta la scomparsa del servizio rifiuti (entrate ed uscite) dal bilancio comunale. L’opposizione ai tempi tentò di dimostrare la mancanza di competenze da parte della Latina Ambiente per gestire servizi complessi come quello della fatturazione e dell’emissione degli avvisi di accertamento. Latina Ambiente si trovò così, di colpo, a gestire un servizio che di fatto non era tenuta ad e r o ga r e . «Puntualmente i fatti ci diedero ragione - prosegue De Marchis - Errori nelle fatturazioni, coefficienti cambiati in corsa e, soprattutto, una valanga di fatture non pagate in seguito agli aumenti vertiginosi». Questo è il motivo che portò al collasso Latina Ambiente e il famoso buco di 14 milioni, che rischia di determinare il fallimento della stessa società e del Comune di Latina. IL QUOTIDIANO - Giovedì 12 Febbraio 2015 Latina 3

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