martedì 10 febbraio 2015

24 anni dopo I familiari delle vittime dell’ur a ni o impoverito e l’appello a Mattarella

LA VEDOVA Giovanna Soria, moglie di uno dei carabinieri del Tuscania, chiede al capo supremo delle forze armate di riaprire il caso  i Mimmo Lombezzi Nell’inverno del ’91, durate l’assedio di Osijek in Croazia, i tank serbi avanzarono a meno di 5 km dal centro. Quando udii il rumore dei cingoli, provai nelle ossa una sensazione che non avrei più dimenticato… “Per distruggerne uno con un bazooka devi avvicinarti a meno a di 300 metri ed è molto rischioso , per le mitragliere del tank, e per i cecchini”. Così diceva uno dei Croati e forse questa frase – meglio di ogni altra – spiega perché vengono usate le munizioni all’uranio impoverito, che permettano ai caccia di distruggere i tank senza usare truppe a terra. Gli effetti collaterali, però, non perdonano. Oggi i nostri soldati morti a causa dell’uranio impoverito sono 314 mentre quelli che si sono ammalati sono 3650. Giovanni Stagni (in Kossovo nel 2000), ha subito l’amputazione del retto e del fegato. Quando lo intervistai nel 2006 per Rete4, suo padre Francesco, disse: “Io ho potuto curare mio figlio ma tutti gli altri? Li lasciano morire!”. L’odissea di Giovanni non è mai finita, al punto che il padre è morto di crepacuore. Quando i nostri soldati chiedevano come mai gli americani usassero tute protettive, ricevevano risposte del tipo: “Sai gli americani... sono un po’ paranoici” . Secondo l’Osservatorio Militare la scelta di celare ai nostri soldati i rischi chimici della guerra, fu politico-militare. “Di fronte a un’opinione pubblica largamente contraria all’intervento armato – ha detto a Te r ra ! (Rete 4) Domenico Leggiero – mostrare soldati coperti da tute protettive avrebbe sollevato mille domande sui rischi della missione e sulle conseguenze per i civili, creando imbarazzi con gli alleati”. Oggi, gettare la croce su Sergio Mattarella, all’epoca ministro della Difesa, è assai discutibile, sia perché il ministro si fidava degli alti comandi, sia perché, quando esplose la questione, formò subito una commissione d’inchiesta. È vero, però, che i risultati furono impalpabili (come polveri radioattive) e oggi ha sicuramente un senso chiedere al capo supremo delle forze armate, di riaprire il caso come fa questa lettera di Giovanna Soria, vedova di uno dei carabinieri del Tuscania che garantirono la pace di Sarajevo: “Caro Presidente, mi chiamo Giovanna Soria e rappresento una di quelle tante donne e mamme italiane che anni fa hanno perso uno dei propri cari per una causa che Lei conosce molto bene: i decessi per Uranio Impoverito di molti militari Italiani. Mio marito si chiamava Pasquale Cinelli e faceva parte dei Carabinieri Paracadutisti Tuscania, considerato il corpo d’elite dell’Arma. Da quel 19 novembre 2000 la vita mia e quella di mia figlia Jessica cambiò radicalmente lasciando tutte le conseguenze e le difficoltà che Lei può immaginare. Come Lei ben sa, l’uranio impoverito lavora in maniera subdola ma letale e fino ad ora la questione delle morti dei militari che ha causato non ha avuto la giusta attenzione da parte di chi rappresenta il nostro Paese. Mio marito non si è mai tirato indietro partecipando a molteplici missioni, ed è sempre stato orgoglioso di ricoprire un ruolo importante nelle operazioni di peace keeping, soprattutto nella zona dei Balcani. Adesso però, sento che lui non è orgoglioso di vedere, da lassù, del fatto che lo Stato che lui ha sempre rappresentato con forza, onestà e coraggio lo stia abbandonando. È chiaro, infatti, che la sua morte è stata causata da fattori che all’epoca sono stati più o meno volutamente nascosti. Mi auguro con tutto il cuore che Lei stesso come nuovo presidente della nostra Repubblica prenda atto di tutto questo e che si impegni personalmente affinché venga fatta giustizia e Le sarei grata se potesse concedere un incontro a me e ai familiari delle vittime dell’uranio impoverito. In attesa di un suo pronto riscontro la saluto cordialmente, orgogliosa di essere stata la moglie di un militare che ha creduto fino in fondo nei valori della Patria”. il fatto quotidiano 10 febbraio 2015

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