In
corso le notifiche sul raggiro all’Unione Europea che aveva portato
all’arresto dei fratelli Martena
DIECI
ANNI FA
GLI
ACCERTAMENTI
La
Procura di Velletri ha
messo
la parola fine all’in -
chiesta
sulla truffa del biogas
e
agli indagati che si trovano
in
stato di libertà, in questi giorni
è
in corso la notifica.
Erano
stati i militari della Guardia
di
Finanza a fare luce su un
presunto
raggiro che ammonta ad
11
milioni di euro di fondi pubblici
per
un progetto di sperimentazione
per
la produzione di un
biocombustibile,
ricavato dalle
carcasse
dei bovini macellati. Lo
stabilimento
di Lametia Terme,
in
Calabria e al centro del progetto,
era
stato sequestrato anche se
adesso
c’è la facoltà d’uso. Le
misure
cautelari erano state
emesse
anche nei confronti dei
fratelli
e imprenditori Maurizio,
Roberto
e Salvatore Martena che
erano
stati poi rimessi in libertà
accogliendo
le richieste delle difese,
rappresentate
dagli avvocati
Archidiacono,
Fagiolo e Roccato.
Secondo
gli inquirenti i soldi
sarebbero
stati distratti tramite
delle
false fatturazioni e documenti
contraffatti,
grazie all’in
tercessione
e ad un ruolo che
sarebbe
stato decisivo di un professore
universitario
di Napoli. Il
docente,
ritenuto il promotore
della
colossale truffa, aveva ricevuto
l’incarico
da parte del Ministero
per
lo sviluppo economico
di
vigilare sul progetto che era
stato
presentato proprio dai fratelli
Martena.
Secondo l’accusa
le
attività di ricerca non sarebbero
mai
state eseguite e anche per
questo
la Procura aveva disposto
che
i conti correnti degli indagati
finissero
sotto chiave anche se in
un
secondo momento sono stati
dissequestrati
in accoglimento
della
richiesta delle difese. Nel
corso
dell’interrogatorio di garanzia,
davanti
al magistrato che
aveva
firmato il provvedimento
restrittivo,
i tre fratelli Martena
avevano
respinto le accuse, sostenendo
di
aver fatto tutto in regola
e
di essere estranei agli addebiti;
era
stato il il gip a disporre la
scarcerazione
dei tre indagati e
nel
provvedimento il giudice aveva
messo
in rilievo che erano
emersi
alcuni nuovi elementi di
natura
difensiva che potrebbero
anche
fare la differenza in sede
giudiziaria.
L’inchiesta
sulla frode ai danni
dell’
Unione Europea era nata
alla
fine di luglio del 2004 quando
era
stata presentata dall’ammi -
nistratore
unico della Ilsap, la
domanda
di agevolazione al Ministero
per
le attività produttive
per
investire in territori «depressi
».
Era stata la Guardia di Finanza
a
mettere gli occhi sul progetto
per
certi versi molto ambizioso
relativo
alla produzione di biodiesel
per
l’aviazione e per gli impianti
di
produzione di energia,
alimentati
da turbine a gas. Tutto
questo
grazie agli scarti della macellazione
ma
secondo i riscontri
dei
finanzieri i locali presi in
affitto
in Calabria erano poco
«frequentati»
dai promotori del
piano
che hanno lavorato a Lametia
Terme
per 30 giorni a fronte
dei
18 mesi previsti. «Si sono
occupati
dei lavori di adeguamento
per
un mesetto - aveva
dichiarato
un testimone nel corso
di
un interrogatorio davanti alla
Guardia
di Finanza - e fu portato
un
filo di corrente volt per utilizzare
un’apparecchiatura».
Secondo
i
rappresentati della Ilsap era
un’attrezzatura
molto costosa e
proprio
per questo sarebbe stata
«esposta»
per il tempo necessario
ai
funzionari del Ministero nel
corso
di un sopralluogo. Adesso
l’inchiesta
è stata definitivamente
chiusa
dalla Procura di Velletri.
A.B.
IL
QUOTIDIANO - Domenica 11 Gennaio 2015
Latina
11

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