domenica 11 gennaio 2015

Truffa al biogas, inchiesta chiusa Gli imprenditori erano stati rimessi in libertà, coinvolto anche un prof uni v e rs i t a r i o

In corso le notifiche sul raggiro all’Unione Europea che aveva portato all’arresto dei fratelli Martena
DIECI ANNI FA
GLI ACCERTAMENTI
SCATTATI NEL 2004 
La Procura di Velletri ha
messo la parola fine all’in -
chiesta sulla truffa del biogas
e agli indagati che si trovano
in stato di libertà, in questi giorni
è in corso la notifica.
Erano stati i militari della Guardia
di Finanza a fare luce su un
presunto raggiro che ammonta ad
11 milioni di euro di fondi pubblici
per un progetto di sperimentazione
per la produzione di un
biocombustibile, ricavato dalle
carcasse dei bovini macellati. Lo
stabilimento di Lametia Terme,
in Calabria e al centro del progetto,
era stato sequestrato anche se
adesso c’è la facoltà d’uso. Le
misure cautelari erano state
emesse anche nei confronti dei
fratelli e imprenditori Maurizio,
Roberto e Salvatore Martena che
erano stati poi rimessi in libertà
accogliendo le richieste delle difese,
rappresentate dagli avvocati
Archidiacono, Fagiolo e Roccato.
Secondo gli inquirenti i soldi
sarebbero stati distratti tramite
delle false fatturazioni e documenti
contraffatti, grazie all’in
tercessione e ad un ruolo che
sarebbe stato decisivo di un professore
universitario di Napoli. Il
docente, ritenuto il promotore
della colossale truffa, aveva ricevuto
l’incarico da parte del Ministero
per lo sviluppo economico
di vigilare sul progetto che era
stato presentato proprio dai fratelli
Martena. Secondo l’accusa
le attività di ricerca non sarebbero
mai state eseguite e anche per
questo la Procura aveva disposto
che i conti correnti degli indagati
finissero sotto chiave anche se in
un secondo momento sono stati
dissequestrati in accoglimento
della richiesta delle difese. Nel
corso dell’interrogatorio di garanzia,
davanti al magistrato che
aveva firmato il provvedimento
restrittivo, i tre fratelli Martena
avevano respinto le accuse, sostenendo
di aver fatto tutto in regola
e di essere estranei agli addebiti;
era stato il il gip a disporre la
scarcerazione dei tre indagati e
nel provvedimento il giudice aveva
messo in rilievo che erano
emersi alcuni nuovi elementi di
natura difensiva che potrebbero
anche fare la differenza in sede
giudiziaria.
L’inchiesta sulla frode ai danni
dell’ Unione Europea era nata
alla fine di luglio del 2004 quando
era stata presentata dall’ammi -
nistratore unico della Ilsap, la
domanda di agevolazione al Ministero
per le attività produttive
per investire in territori «depressi
». Era stata la Guardia di Finanza
a mettere gli occhi sul progetto
per certi versi molto ambizioso
relativo alla produzione di biodiesel
per l’aviazione e per gli impianti
di produzione di energia,
alimentati da turbine a gas. Tutto
questo grazie agli scarti della macellazione
ma secondo i riscontri
dei finanzieri i locali presi in
affitto in Calabria erano poco
«frequentati» dai promotori del
piano che hanno lavorato a Lametia
Terme per 30 giorni a fronte
dei 18 mesi previsti. «Si sono
occupati dei lavori di adeguamento
per un mesetto - aveva
dichiarato un testimone nel corso
di un interrogatorio davanti alla
Guardia di Finanza - e fu portato
un filo di corrente volt per utilizzare
un’apparecchiatura». Secondo
i rappresentati della Ilsap era
un’attrezzatura molto costosa e
proprio per questo sarebbe stata
«esposta» per il tempo necessario
ai funzionari del Ministero nel
corso di un sopralluogo. Adesso
l’inchiesta è stata definitivamente
chiusa dalla Procura di Velletri.
A.B.
IL QUOTIDIANO - Domenica 11 Gennaio 2015

Latina 11

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