Non
divulgata la relazione del 30 ottobre
L’AMMISSIONE
«LA
AZIENDA LOCALE
HA
PROVVEDUTO,
PER
GLI ASPETTI
DI
COMPETENZA,
A
PRODURRE
OSSERVAZIONI
E
PRESCRIZIONI»
Adesso,
sullo scandalo scoppiato
per
le discariche di Borgo Montello,
la
palla passa alla Regione
Già, perché proprio in queste ore,
dall’Ufficio
Relazioni con il Pubblico
dell’ente
della Pisana, è pervenuta una
comunicazione
ufficiale - richiesta dai
diversi
Comitati cittadini della zona -
dove
si legge che in data 30 ottobre 2014
la
Asl di Latina aveva prodotto una sua
relazione
sulla situazione degli impianti
che
però dalla Regione non è mai stata
resa
pubblica né trasmessa ai cittadini
interessati.
«Con riferimento al sollecito
in
oggetto - recita la nota della Regione
ai
cittadini a firma della dottoressa Amalia
Vitagliano,
dirigente Area sanità pubblica,
promozione
della salute, sicurezza
alimentare
e screening - si è provveduto
a
contattare la Azienda Usl di Latina che
in
data 30 ottobre ha trasmesso una
relazione
alla scrivente (la Regione, ndr)
riguardo
le problematiche concernenti la
discarica
di Borgo Montello, nella quale
si
comunica che la Asl ha provveduto per
gli
aspetti di competenza, relativi alla
tutela
e alla salvaguardia della salute
pubblica,
esprimendo pareri e partecipando
alle
conferenze di Servizio indette
dagli
enti procedenti per i vari procedimenti
che
hanno interessato la discarica
e
ha prodotto osservazioni-prescrizioni.
Pertanto
- conclude la nota - si ritiene che
il
ticket debba essere trasmesso per competenza
agli
enti procedenti. In particolare,
nella
Regione Lazio, alle direzioni
regionali
competenti in materia di ambiente
e
rifiuti». La Asl, dunque, aveva
provveduto
ai controlli di sua competenza
e
adesso spetterà alla Regione spiegare
perché
la documentazione della stessa
Asl
non sia stata ancora resa pubblica.
Come
è noto gli accertamenti complessivamente
avviati
sulle discariche di Borgo
Montello
sono nati da più esposti dei
cittadini
della zona che da un anno e
mezzo
chiedevano controlli più stringenti
ed
efficaci a causa dei fortissimi miasmi
promanati
dai siti in coltivazione. Le
analisi
di Arpa, Asl e polizia provinciale
sono
partite in netto ritardo e la loro
divulgazione
pubblica è stata ancora più
lenta,
ma alla fine, anche considerate le
proteste
civiche, è stata la Procura di
Latina
ad intervenire per cercare di risalire
alle
cause. Buona parte delle quali
erano
comunque state accertate già la
scorsa
primavera da Arpa Lazio che
aveva
rilevato il malfunzionamento del
processo
e delle strutture utilizzate per lo
stoccaggio
e il trattamento del materiale
proveniente
dagli impianti di trattamento
meccanico
biologico, l’unico che ora può
entrare
nelle discariche. Nel caso di Indeco
la
Procura ha contestato, anche sulle
base
delle intercettazioni telefoniche,
che
il processo di stoccaggio produceva
cattivi
odori perché si era scelto di risparmiare
sulla
tipologia di trattamento necessario
per
tamponare, appunto, i miasmi.
L’attività
di protesta dei residenti
riuniti
in comitato e in attesa di un
risarcimento,
almeno morale, da queste
inchieste,
ha prodotto in seconda battuta
l’accertamento
finanziario sui bilanci e il
movimento
di denaro di Indeco e da cui
è
emerso che non c’è stato accantonamento
dei
fondi destinati alla tenuta della
discarica
quando sarà esaurita l’a t t iv i t à
corrente
per i successivi 30 anni.
IL
QUOTIDIANO - Domenica 9 Novembre 2014
4
Latina

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