di
Andrea
Giambartolomei
Torino
Ancora
dubbi sulla Torino-Lione: poca
trasparenza
e valutazioni non indipendenti.
Questa
volta a esprimerli sono tre
istituti
di ricerca che - per conto della commissione
Trasporti
del Parlamento europeo
-
hanno analizzato i collegamenti tra le
principali
città europee. Il rapporto provvisorio
“Update
on investiments on large
Ten-T
projects”per la prima volta prende in
considerazione
pure la connessione Tav tra
Italia
e Francia. “Oggi potrebbero ancora
esistere
ragionevoli dubbi sul fatto che il
progetto
sarà effettivamente costruito”, si
legge
nell’allegato alla relazione ottenuta
dagli
eurodeputati martedì scorso.
“Durante
i primi 15 anni la mancanza di
partecipazione
pubblica e la mancanza di
trasparenza
delle analisi sono state importanti
ostacoli
alla realizzazione del progetto”,
si
legge ancora. Solo dal 2006 queste
condizioni
sono state modificate portando
a
un “approccio ragionevole”, quello per fasi,
che
dovrà tenere conto degli incerti sviluppi
futuri:
“Sebbene il progetto sia stato
rivisitato
e sia stato sviluppato con uno sviluppo
a
fasi, restano dubbi se nel contesto
attuale
possa portare a dei benefici e raggiungere
i
suoi obiettivi”.
A
PROPOSITO della
mancanza di trasparenza,
a
lungo sono state occultate le analisi
costi-benefici
e l’unica nota è quella fatta nel
2011
nella quale “alcuni dei parametri di valutazione
e
le previsioni del traffico sono stati
messi
in discussione” perché sono stati
sviluppati
dai promotori dell’opera e quindi
non
sono indipendenti. Inoltre vengono sovrastimati
alcuni
benefici, come le previsioni
di
traffico, la riduzione degli incidenti
stradali
o i valori monetari del risparmio di
Co2,
questi ultimi ritenuti “estremamente
alti”.
Dal punto di vista ecologico “non ci
sono
dubbi che la costruzione del tunnel di
base
affronterà dei rischi ambientali”
(amianto,
uranio e rischi idrogeologici), ma
manca
una valutazione di impatto ambientale
di
tutta l’opera e quella per alcune parti
italiane.
Per
quanto riguarda la partecipazione popolare,
nel
rapporto si sottolinea come in
Italia
per molti anni non siano state coinvolte
le
amministrazioni locali. La situazione
è
cambiata nel 2006 con l’Osservatorio
del
governo guidato da Mario Virano, dove
però
non c’erano rappresentanti del movimento
No
Tav. Per questo gli esperti suggeriscono
la
realizzazione di un referendum.
Ovviamente
i pareri espressi nei documenti
“non
rappresentano necessariamente l’opi -
nione
del Parlamento europeo”, ma sono
stati
presi in considerazione dagli eurodeputati
della
commissione trasporti, come
fatto
dalla deputata francese dei Verdi Karima
Delli
che si chiede “come la Commissione
europea,
in un periodo di drastiche restrizioni,
possa
sostenere un progetto così
costoso
che obbligherà Francia e Italia e aumentare
il
loro deficit già oltre i limiti?”.
il
FattoQuotidiano MAL
COMUNE... DOMENICA
9 NOVEMBRE 2 01 4
Nessun commento:
Posta un commento