martedì 18 novembre 2014

Hera, il modello emiliano che “inquina” SOTTO INCHIESTA

La società multiservizi,
premiata dal ministero
dell’Ambiente, ha i rifiuti
tossici sotto la sede:
il presidente già indagato.
In Cda tanti ex politici Pd
di Marco Franchi
Novembre 2012: Hera si aggiudica il Premio Aretè promosso dal Ministero dell'Ambiente
per aver realizzato il progetto “Sulle tracce dei rifiuti” ovvero la diffusione di un opuscolo
che illustra l'intero percorso della raccolta differenziata sul territorio, da casa ai cassonetti,
fino alle imprese che si occupano del recupero dei materiali.
Novembre 2014: la squadra di Repor t racconta
in tv la vicenda dei rifiuti tossici seppelliti sotto
la sede di Hera a due passi dal centro di Bologna
documentando il livello di inquinamento presente
nel suolo e i rischi per la salute a cui,
secondo le analisi che sarebbero state svolte da
Hera stessa ma mai divulgate, i
dipendenti sono sottoposti andando
a lavorare lì dentro ogni
giorno. Ieri, la Procura di Bologna
ha acquisito la registrazione
della trasmissione di Rai
3 che si è occupata di fare luce
sulle attività della multiutility
bolognese, una delle più grandi
municipalizzate d’Italia
posseduta da 180 comuni
dell’Emilia Romagna. Nel loro
complesso i soci pubblici del
territorio di riferimento - 124
legati da un patto di sindacato, tra cui Bologna,
Padova, Trieste, Udine, Modena, Imola e Ravenna
- sono oltre 200, con una quota complessiva
di circa il 57% del capitale, singolarmente
ciascuno non supera il 10 per cento. Il
Comune di Bologna, è sceso di recente al 9,9%
(prima della quotazione in Borsa, nel 2003, aveva
il 37,6%).
POLITICA LOCALE e poltrone spesso si trasformano
in un altro mix altamente tossico. Tanto
che una parte dell’inchiesta di Report di domenica
si è concentrata sulle nomine al vertice della
società di gestione dell’energia e dei rifiuti. In
particolare è finita sotto la lente della trasmissione
di Milena Gabanelli la recente nomina di
Danilo Manfredi nel consiglio
di amministrazione di Hera.
Avvocato civilista con competenze
in diritto societario,
Manfredi è stato prima capogruppo
in consiglio comunale
a Ravenna, dopodiché segretario
comunale del Pd. Ha quindi
ricoperto ruoli chiave nella
principale forza politica della
città. Nell'autunno scorso l'avvocato
col pallino della politica
ha pure partecipato alle primarie
per la poltrona di segretario
provinciale del partito, nelle quali è stato però
sconfitto dall’ex assessore di Cervia, il giovane
Michele De Pascale. Poco dopo è arrivato l’in -
carico in Hera, sponsorizzato dal sindaco ravennate
Fabrizio Matteucci (di scuola diessina
ma convertito di recente al renzismo). A luglio è
stata chiamata in cda anche Giorgia Gagliardi,
proposta dal sindaco di Cesena Paolo Lucchi: la
Gagliardi lavora alla Cooperativa Muratori &
Cementisti di Ravenna dove si occupa degli
aspetti legali e contrattuali connessi alle attività
internazionali. In curriculum vanta una laurea
in Cooperazione, sviluppo Locale e Internazionale
oltre ad essere stata consigliere comunale di
centrosinistra a Fusignano, piccolo Comune del
Ravennate, quindi consigliere provinciale per il
Pd, carica che ha sommato a quella di vicesindaco
della stessa Fusignano, ricoperta negli ultimi
cinque anni. Poi, la poltrona nel board della
multiutility. Di recente la società bolognese ha
tagliato il numero dei consiglieri, da 20 a 14, e i
loro emolumenti: massimo 60 mila euro l'anno,
da 75 mila (prima ancora erano 100 mila). Gli
enti locali vengono comunque gratificati con i
dividendi: a giugno il Comune di Bologna ha
incassato quasi 14 milioni lordi. Chissà cosa ne
pensa il rottamatore Matteo Renzi dell’inchiesta
di Report. Visto che da presidente della Provincia
di Firenze, si era infatti battuto per la
realizzazione di un termovalorizzatore alle porte
del capoluogo toscano. E che l’azienda incaricata
di progettare, costruire e gestire l’im -
pianto è partecipata al 40% da Hera. Il cui presidente
Tomaso Tommasi di Vignano risulta al
momento indagato dalla Procura di Bologna per
reati ambientali in seguito a due denunce incrociate
risalenti a prima dell’estate. La prima,
accusa la multiutility e arriva dal titolare della
società Cogefer (l’ad Corrado Sallustro è indagato
per calunnia), in trattativa da lungo tempo
e poi in contenzioso con Hera sull’acquisto di un
lotto di terreno nell'area, per edificarlo.

il fatto quotidiano 18 novembre 2014 

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