domenica 9 novembre 2014

ALTA VORACITÀ Sul Tav del Brennero i conti non tornano: 24 i miliardi buttati

UNO STUDIO DEL POLITECNICO CHIESTO DAL M5S SBUGIARDA
L’ANALISI COSTI-BENEFICI SU CUI È STATA FINANZIATA L’OPERA
Che la nuova ferrovia
del Brennero sia un
modo di buttare un
bel po’ di miliardi
pubblici lo capirebbe anche un
bambino andando a vedere i
primi cantieri e i progetti. Si
sta costruendo una nuova galleria
ad alta velocità lunga circa
60 chilometri che, dalla parte
italiana, sbocca nel nulla,
cosicché potrebbe essere utilizzata
solo molti anni dopo la
realizzazione, in quell'indefinito
futuro in cui venisse costruito
il resto della nuova ferrovia
per ora nelle mente degli
dei, da Fortezza (Alto Adige)
fino a Trento e a Verona.
Spreco e scarsa utilità, ecco
la prova scientifica
Il deputato M5S del Trentino,
Riccardo Fraccaro, si è però
procurato una prova pressoché
scientifica dello spreco in
corso. Ha affidato al Laboratorio
di politica dei trasporti del
Politecnico di Milano una sorta
di contro-analisi dell'analisi
costi-benefici che è alla base
del progetto del Brennero e
della decisione di investirci decine
di miliardi di euro. Pochi
giorni fa, due docenti del Politecnico,
Paolo Beria e Raffaele
Grimaldi, hanno consegnato
il loro studio, che nei prossimi
giorni sarà oggetto di un'iniziativa
parlamentare del
M5S. Con prudente linguaggio
accademico, i due studiosi
hanno sostanzialmente concluso
che l'analisi costi-benefici
firmata nel lontano 2004 dalla
società di consulenza americana
Ernst & Young fa acqua
da tutte le parti: “L’analisi svolta
mostra la necessità di una
nuova analisi, per superare
l’obsolescenza dell’attuale –
svolta nel 2004 e prima della
crisi economica in corso che ha
modificato in modo radicale
l’andamento dei flussi di traffico
e per correggere alcuni
errori metodologici”. In particolare,
secondo Beria ee Grimaldi,
nell'analisi Ernst &
Young risultano “sovra stimate”
le previsioni di traffico, i benefici
per i consumatori, i benefici
per l'ambiente e per il sistema
economico, mentre nettamente
sotto stimati” appaiono
i costi effettivi dell'opera
e i vantaggi di chi la costruirà.
L’ottimismo stellare
della ricerca del 2004
Le stime di traffico futuro sono
il cavallo di battaglia delle analisi
costi-benefici che militano
a favore dell'imprescindibile
realizzazione di una nuova infrastruttura,
basti pensare all'ottimismo
stellare dei piani
per il ponte sullo Stretto di
Messina, o al più recente flop
dell'autostrada Brebemi in
Lombardia. Nel caso del Brennero
è stato deciso l'investimento
di circa 24 miliardi di
euro prevedendo che nel 2015
sarebbero passate in quel punto
58 milioni di tonnellate di
merci, mentre adesso sappiamo
che nel 2012 il transito si è
limitato a 40 milioni di tonnellate.
Non solo. Il documento
del Politecnico nota che nell'analisi
Ernst & Young si limita
la portata merci della ferrovia
attuale a 17 milioni di tonnellate
assumendo che essa sarebbe
in futuro molto occupata da
treni passeggeri: si prevede infatti
un numero di convogli triplo
rispetto a quello attuale,
dato che viene definito “poco
plausibile”.
Quanto ai costi dell'operazione,
lo studio nota che nel 2004
c'è stato anche molto ottimismo
sugli oneri di gestione e
manutenzione della nuova ferrovia.
Notano Beria e Grimaldi
che la stessa Rfi (società Fs che
gestisce la rete e gli investimenti)
ha ipotizzato per l'analoga
infrastruttura sulla linea Torino-
Lione un costo di esercizio,
manutenzione e sostituzione
ciclica dei binari di oltre 77 milioni
all'anno. Per l'analisi costi-
benefici di Ernst & Young
invece la nuova alta velocità del
Brennero costerebbe solo 16
milioni all'anno, cifra veramente
strana perché pari a un
terzo di quanto si stima nella
letteratura scientifica del settore.
È solo uno dei tanti dati
smontati”dallo studio del Politecnico,
e che hanno contribuito
a far raccontare in giro
per anni alla lobby del cemento
che il nuovo tunnel ferroviario
del Brennero era un affarone
per l'umanità tutta.
I veri numeri
di un’infrastruttura inutile
Ce n'è un altro veramente peculiare:
per calcolare i benefici
ambientali si sono considerati i
12 milioni di tonnellate di (ottimistico)
traffico aggiuntivo
nel nuovo tunnel ferroviario
come sottratti all'autostrada
del Brennero che scorre lì vicino.
Ma gli studiosi del Politecnico
osservano che nell'analisi
costi-benefici la diminuzione
di traffico su gomma indicata è
di sole 3,2 milioni di tonnellate.
Ma l'ottimismo con cui si sono
calcolati costi e benefici delle
grandi infrastrutture nell'era
mitica di B. e del suo cementificatore
delegato Pietro Lunardi
è (forse doveva essere) travolgente.
La nuova galleria del
Brennero nel 2004 doveva costare
4,5 miliardi di euro, nell'ultimo
Def del governo Renzi,
dopo soli dieci anni, siamo arrivati
a 9,7 miliardi, con un incremento
del 115 per cento.
Previsioni di costo più che raddoppiate
in soli dieci anni (per
un'opera la cui convenienza si
calcola sull'arco di 50-60 anni)
e nessuno al governo si pone il
problema? Di questo se ne discuterà
in Parlamento. L'iniziativa
del M5S - costata 1000
euro più Iva versati al Politecnico
- potrebbe rivelarsi preziosa
per gli esperti economici
di Palazzo Chigi che stanno cominciando
a chiedere a Matteo
Renzi il via libera per imporre
delle serie analisi costi-benefici
su tutte le grandi opere finanziate
per decine di miliardi.
Twitter @giorgiomeletti
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