sabato 26 aprile 2014

Raffaele Guariniello “Sentenza Thyssen, stavolta i manager pagheranno” Non c’è alcun rischio di arrivare alla prescrizione:

la colpevolezza degli
imputati è definitiva
Si dovranno ridefinire
le pene: che potranno
addirittura essere più alte
Il problema, piuttosto,
è la durata dei processi
di Andrea Giambartolomei
Torino
Iresponsabili delle morti
sul lavoro resteranno
impuniti? Per Raffaele
Guariniello la risposta è
negativa. Secondo il sostituto
procuratore della Repubblica
di Torino il verdetto della Cassazione
dà fiducia e speranza.
La decisione della Cassazione
può avere degli effetti positivi.
Giovedì notte i giudici della
Suprema corte hanno stabilito
che si deve rifare il secondo
grado del processo Thyssen-
Krupp, quello contro sei manager
e dirigenti ritenuti responsabili
della morte di sette
operai nel rogo del 6 dicembre
2007. I familiari delle vittime
sono rimasti davanti al “Palazzaccio”
fino a notte fonda per
protestare contro una decisione
all’apparenza negativa, che
però lascia molti spiragli.
Può dare una sua opinione sulla
sentenza?
È un’ottima sentenza perché
convalida una serie di nostre
impostazioni che potranno essere
utilizzate anche in altri
processi per le morti sul lavoro.
Ancora una volta la Cassazione
è stata molto efficace.
Quali impostazioni sono state
convalidate?
Ce n’è più di una. La prima
riguarda i soggetti responsabili.
Nei processi alla Thyssen-
Krupp e poi all’Eternit, i miei
colleghi e io ci siamo posti un
problema: questi infortuni e
morti sono un evento episodico
o sono il frutto di una
scelta? Se la risposta è la seconda,
come noi riteniamo, la
conseguenza è che non possiamo
prendercela con le ultime
ruote del carro, ma dobbiamo
individuare i responsabili nelle
stanze dei consigli di amministrazione
dove si decide
la politica aziendale sulla sicurezza.
La Cassazione su questo
è chiara e lo convalida dicendo
che sono irrevocabili le responsabilità
degli imputati.
Sono loro i responsabili e si
dovrà solo rideterminare la
pena.
Quali altre impostazioni sono
state confermate?
Quello sulla responsabilità
della società.
Noi abbiamo applicato la legge
e la Cassazione ha respinto
il ricorso della ThyssenKrupp
che ne chiedeva l’annullamento.
Inoltre c’è una cosa che mi pare
sia stata fraintesa.
Che cosa?
Nel dispositivo si legge che
un’aggravante viene annullata
senza rinvio della Corte d’assise
d’appello. I magistrati
hanno deciso così accogliendo
il nostro ricorso: i giudici del
secondo grado avevano assorbito
il reato di disastro nell’omissione
dolosa di cautele antinfortunistiche
e quindi diventava
un solo reato. La Suprema
corte dice che sono due
reati distinti e questo potrebbe
indurci a chiedere una pena
ancora più alta.
Però la vostra impostazione
iniziale, l’omicidio volontario,
non è stata accolta.
Rimane questo punto sul “dolo
eventuale”, ma i giudici dicono
che i reati commessi sono
aggravati
dalla “colpa cosciente”,
cioè
quando l’imputato
prevede dei
rischi provocati
dalla sua azione
e ciò nonostante
la realizza comunque.
Ora dovrà esserci
il nuovo
processo davanti
a una sezione
diversa
della Corte
d’appello. Come
avverrà?
La questione
potrebbe essere
risolta in una
giornata perché
si tratta solo di
rideterminare
le pene. Io spero
di rappresentare
ancora la pubblica accusa.
C’è il rischio della prescrizione?
No, perché i giudici della Cassazione
scrivono che le responsabilità
sono irrevocabili.
Ormai sono passate in giudicato.
Resta però un problema
di natura generale di cui dobbiamo
tenere conto. Quando
succedono questi eventi le vittime
chiedono giustizia, ma
l’accertamento non deve essere
troppo in là. Le risposte devono
essere più rapide. Sei anni
per una sentenza sono troppo.
In questo caso noi abbiamo
avuto un vantaggio: grazie
alla specializzazione della nostra
procura le indagini sono
state fatte in tre mesi. In altre
parti del paese ai sei o più anni
di processo si aggiungono gli
anni impiegati per le indagini.
Questo è il pretesto affinché il
governo si faccia carico di
questo problema.
Quali soluzioni propone?
Per quanto riguarda le indagini,
io ho già proposto da
tempo una procura nazionale
che si occupi degli infortuni
sul lavoro in modo da avere un
organo specialistico. Per avere
giudizi più rapidi bisogna trovare
un sistema che incentivi
una maggiore rapidità dei
processi. Bisogna ripensare la
prescrizione: incentiva anche
appelli e ricorsi alla Cassazione
che intasano le corti. È un
problema non solo italiano,
ma internazionale.
In che senso?
Le esperienze di Torino con la
ThyssenKrupp e l’Eternit sono
viste al mondo come esempi.
Mi hanno chiamato a Bruxelles
la scorsa settimana per
fare una conferenza sul diritto
dei popoli e dei cittadini ad
avere un ambiente di lavoro e
di vita sicuro e sano. C’erano
persone da tutte le parti del
mondo e ovunque si sente
questa esigenza di giustizia
che però non è soddisfatta.
Noi dobbiamo dare delle risposte
sennò c’è un senso di
impunità tra i responsabili e di
ingiustizia tra le vittime. Dobbiamo
combattere questi due
sentimenti contrastanti.
Twitter: @AGiambartolomei

il fatto quotidiano 26 aprile 2014

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