venerdì 21 marzo 2014

Tariffe dei rifiuti e discariche, i Pm contabili indagano su Cerroni, corte dei conti e contratti con regione Lazio

La Corte di Conti al lavoro. Sotto osservazione anche i contratti stipulati con la Regione Lazio Oltre alla magistratura penale, Manlio Cerroni rischia adesso di dover rendere conto sull agestione dei rifiuti anche a quella contabile. La procura della Corte dei conti del Lazio è già al lavoro, in stretto contatto con i colleghi di piazzale Clodio. Per il momento il fascicolo, affidato al sostituto procuratore contabile Pio Silvestri, è soltanto uno; ma non è escluso che alcune posizioni vengano scorporate in altri faldoni. Oltre che sui vertici di Ama e della Regione Lazio per la gestione dei rifiuti, l’accusa di danno erariale potrebbe ricadere sul «re di Malagrotta». È prevista infatti una responsabilità contabile anche per gli imprenditori privati che si trovino a gestire risorse pubbliche. Il filo è da ricercare nel contratto per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti che lo legava alla Regione e all’Ama, e nell’aumento delle tariffe a danno delle casse comunali e dei cittadini.

Gli accertamenti della Corte dei conti nascono dai riscontri già compiuti dal pm della procura di Roma Alberto Galanti, che ha svelato un’ipotizzata truffa congeniata e pianificata con pubblici ufficiale. Il sistema sarebbe girato attorno alle tariffe pagate dagli enti locali per la raccolta di rifiuti urbani, da trasformare in Cdr (Combustibile derivato da rifiuti) e destinare ai gassificatori per la successiva trasformazione in energia pulita. Tutto questo sarebbe avvenuto solo in parte. Perché i Cdr, in realtà, sarebbe finiti direttamente nella discarica di Malagrotta, anche se si trattavano di rifiuti speciali. Questo avrebbe portato una guadagno ulteriore per il consorzio Colari, presieduto da Manlio Cerroni, sulle già alte tariffe pattuite con i Comuni. Uno spaccato di questo sistema emerge dagli atti, per quanto riguarda la presunta truffa ai danni dei Comuni di Albano Laziale, Ardea, Ariccia, Castel Gandolfo, Genzano, Lanuvio, Marino, Nemi, Pomezia e Rocca di Papa. A parte le indagini dei carabinieri della Tutela ambiente, che hanno svelato l’architettura di questa truffa, i periti della Procura hanno quantificato il presunto danno. È emerso, infatti, come il sodalizio capeggiato da Cerroni abbia indotto in errore le amministrazioni comunali, «conseguendo nel periodo dal 2006 al 2012 un ingiusto profitto patrimoniale pari a euro 10 milioni 900mila, di cui 4 milioni 902mila 507 per il minor avviamento al termovalorizzatore (i Cdr devono finire in questi impianti e non nelle discariche in quanto è un rifiuto speciale)». Oltre a questo, i magistrati contestano anche «un aumento unilaterale delle tariffe per l’avviamento alla termovalorizzazione» dei rifiuti, «per 5 milioni 998mila 403 euro e 5 milioni 998mila 403».
I magistrati contabili, inoltre, hanno sotto osservazione anche i contratti stipulati fra Ama e Colari per la gestione dei rifiuti anche della Capitale, la quale sarebbe finita nello stesso supposto meccanismo: pagare un servizio che, in realtà, non riceveva. L’impianto di Malagrotta, già sotto indagine anche dai magistrati romani (inchiesta ancora riservata) gestisce i rifiuti prodotti a Roma, Città del Vaticano, Ciampino e Fiumicino. «Questo - si legge nelle carte degli inquirenti - risulta essere il complesso impiantistico più significativo della holding, ovvero quello storicamente riferibile a Manlio Cerroni. In quest’area operano diverse imprese controllate dall’anziano imprenditore. Qui insistono: una stazione di trasferenza, una discarica per Rsu (Rifiuti solidi urbani) e rifiuti speciali non pericolosi, due impianti di Tmb (detti Malagrotta1 e Malagrotta2, ndr ), un gassificatore, altre strutture a corollario dell’intero ciclo tecnologico». La discarica «è gestita dalla società E.Giovi srl, così come i due impianti di Tmb. L’autorizzazione del gassificatore è in capo al Colari (di proprietà di Cerroni, ndr)».
Se è vero che siamo ancora agli inizi del giudizio contabile, non fa ben sperare l’orientamento della Corte di Cassazione sugli sperperi degli amministratori delle società partecipate. La giurisdizione appartiene al Tribunale ordinario e solo i soci hanno la possibilità di esercitare l’azione di responsabilità per i danni provocati. Il che equivale a una sorta di impunità. Come è successo per i circa 16 milioni di euro di danno alle casse di Ama per il fallimento della commessa di raccolta, stoccaggio e smaltimento dei rifiuti di Dakar in Senegal.
Ivan Cimmarusti Valeria Di Corrado http://www.iltempo.it/roma-capitale/2014/03/21/tariffe-dei-rifiuti-e-discariche-pm-contabili-indagano-su-cerroni-1.1231748

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