martedì 18 marzo 2014

Obama e il corridoio tirrenico

domanda CARO COLOMBO, ho letto che il presidente Obama, che sta per venire in Italia, è stato invitato a visitare la Regione Toscana, prima dall'allora premier Enrico Letta e adesso dal presidente della Toscana Enrico Rossi. La regione è bella, ma l'invito che senso ha? Non c’è differenza fra visita di Stato e turismo? Ennio risposta C’È ANCORA PIÙ DIFFERENZA quando anche il turismo viene manomesso, per fare spazio, e scavi, e distruzioni e polvere lungo centinaia di chilometri (che sono un paradiso naturale, ma anche un tesoro archeologico destinato a essere sepolto per sempre dal cemento) per costruire un'opera costosissima e inutile a spese dei cittadini e a beneficio di una società privata. Stanno infatti per iniziare un disastro che spaccherà in due la Toscana lungo tutta la costa (dalla Maremma a Livorno), durerà per anni, inquinerà per terre e spiagge, se va bene. (cioè se arrivano finalmente tanti Tir). E resterà una barriera di cemento che divide la campagna dal mare, se va male. Nessuno però mostrerà a Michelle e Barack Obama questa autostrada fantasma voluta da nessuno (non si registra una sola firma o un solo nome o un solo villaggio a favore della gigantesca e distruttiva costruzione, e tutti i centri grandi e piccoli attraversati dalla “Spacca Maremma” sono in rivolta). Perché la fanno, allora, con puntigliosa fermezza? Perché è imposta a tutti noi da due potenti consorterie: l'alleanza ormai indissolubile destra-sinistra, che produce grandi benefici per alcuni, e passa il costo (che si può calcolare in tanti modi, oltre al pedaggio, per esempio la bruttezza) ai cittadini. E il saldo e moderno legame tra pubblico e privato, per cui un ex politico prende in mano l'azienda privata che deve costruire nell'interesse non più dello Stato, che ha rappresentato fino a un minuto prima, ma della "Ditta" (in questo caso la società costruttrice che poi passerà all'incasso dei pedaggi). E però, per sicurezza, lo stesso personaggio viene anche nominato commissario governativo dell'opera privata definita con un certo “sense of humour di pubblica utilità” (ci saranno infatti decine di migliaia di espropri di terra agricola, giardini e case). Infatti all'opera privata costruita per beneficio e incasso privato nel punto più vicino al mare di una regione bellissima e finora (prima della doppia ferrea alleanza destra-sinistra e pubblico-privato), rimasta intatta, viene benevolmente donata dalla Repubblica italiana la via Aurelia, un pezzo notevole della “Grande bellezza” che sarebbe stato bello far percorrere ai due Obama rassicurandoli che in Italia splendori antichi come quello sono sacri, e sono stati preservati persino da tante invasioni. Se possibile, bisognerà spiegare a Michelle e a Barack che ci sono adesso alleanze, maggioranze e governi che sono più pericolosi per l'Italia, di tutte le occupazioni straniere che si sono alternate nei secoli. Bisogna notare però che con legittima prudenza, Enrico Rossi, presidente Pd della Regione Toscana, e co-sponsor con la destra di governo della mega-cementificazione della costa tirrenica, non ha incluso nel programma proposto agli Obama la terra che sarà rovinata per sempre dalla Spacca Maremma. Spera che non lo sappiano e che nessuno li avverta della donazione della via Aurelia a un privato che intende ricavare per la sua azienda, senza gara e senza concorrenza italiana o europea, un privato beneficio che non ha niente a che fare con il bene comune. il fatto quotidiano 18 marzo 2014

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