giovedì 20 marzo 2014

Inchiesta sul gassificatore di Albano Interrogati i «numeri due» di Cerroni

L’ex amministratore di Malagrotta, Francesco Rando, e l’ex presidente della Regione Lazio, Bruno Landi, sono stati interrogati in Procura. L’audizione si è svolta nell’inchiesta sul «sistema rifiuti»...

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L’ex amministratore di Malagrotta, Francesco Rando, e l’ex presidente della Regione Lazio, Bruno Landi, sono stati interrogati in Procura. L’audizione si è svolta nell’inchiesta sul «sistema rifiuti», che li vede entrambi indagati assieme all’imprenditore Manlio Cerroni. I due avrebbero cercato di fornire chiarimenti tecnici in merito alla propria posizione che, tuttavia, non avrebbero convinto a pieno i magistrati di piazzale Clodio. Entrambi sono accusati di associazione per delinquere legata alle frodi del gassificatore di Albano Laziale.
In particolare, Landi sarebbe «organizzatore dell’associazione, stretto collaboratore del Cerroni, legale rappresentante di numerose società riconducibili allo stesso, presidente di Federlazio Ambiente, ma soprattutto», avrebbe avuto «il ruolo di “cerniera” tra il gruppo Cerroni e le strutture politico-amministrative della Regione Lazio, coinvolte nell’attività istruttoria nei confronti di imprese riconducibili al Cerroni». Rando, invece, «quale amministratore unico di molte delle imprese riconducibili» all’imprenditore» e storico «braccio destro del medesimo». Nel suo precedente interrogatorio, Landi avrebbe ammesso che ci fosse una forma di truffa ai comuni di Albano Laziale, Ardea, Ariccia, Castel Gandolfo, Genzano, Lanuvio, Marino, Nemi, Pomezia e Rocca di Papa. I rifiuti urbani pur essendo trasformati in speciali, invece di essere portati nei termovalorizzatori finivano direttamente nella discarica di Malagrotta, consentendo un guadagno extra sulle già alte tariffe pattuite con gli enti. È emerso come il sodalizio abbia indotto in errore le amministrazioni comunali, «conseguendo nel periodo dal 2006 al 2012 un ingiusto profitto patrimoniale pari a euro 10 milioni 900mila, di cui 4 milioni 902mila 507 per il minor avviamento al termovalorizzatore (i Cdr devono finire in questi impianti e non nelle discariche in quanto è un rifiuto speciale)». I magistrati contestano anche «un aumento unilaterale delle tariffe per l’avviamento alla termovalorizzazione» dei rifiuti, «per 5 milioni 998mila 403 euro e 5 milioni 998mila 403». Anche nell’interrogatorio di garanzia, Cerroni ha sostanzialmente ammesso che ci fossero delle problematiche sulle tariffe. Dopo che il pm legge un’affermazione di Landi («Io lo sapevo e lo sapeva pure Rando che c’era questo problema che dovevamo ridare i soldi ai comuni, tant’è vero che io consigliai di farlo, ma con un piano di rientro, piano piano, perché altrimenti andavamo in rovina»), Cerroni afferma che «Rando… in un conteggio mi pare uno o due comuni, ma per cifre piuttosto irrisorie», ammettendo quindi che c’era qualcosa che non andava.
I. Cimm.

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