Giovanni Ferri è accusato di abuso d’ufficio: avrebbe rivelato i controlli in arrivo a Malagrotta
Una «gola profonda» nei vigili urbani di Roma. Che informava la «cricca» dei rifiuti sulle ispezioni del Corpo nell’impianto di Malagrotta riconducibile al «Supremo» Manlio Cerroni. Giovanni Ferri, funzionario della polizia municipale, è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura della Repubblica con l’accusa di abuso d’ufficio.
Si amplia così il fascicolo dedicato alla discarica di Malagrotta, un filone investigativo gestito dal procuratore capo Giuseppe Pignatone e dal sostituto Alberto Galanti. Ampi accertamenti che hanno consentito di svelare l’intricato «sistema» che avrebbe - stando all’ipotesi accusatoria - ideato e organizzato Cerroni. «Una partita a scacchi», l’ha definita un investigatore, che va avanti da circa 40 anni. Le pedine, secondo le ipotesi dei magistrati, erano ben piazzate nelle istituzioni di riferimento. Così si scopre che anche nei vigili urbani ci sarebbe stata una persona che avrebbe fatto il gioco del «Supremo». C’è da dire che si tratta di ricostruzioni preliminari che, dunque, ben potrebbero venire meno. Ferri, dunque, potrebbe essere anche innocente. Ma al momento i magistrati di piazzale Clodio hanno un’informativa tra le mani, con la quale il funzionario è stato denunciato.
«Dall’analisi complessiva - è annotato nell’atto - emergeva che Giovanni Ferri si rendeva disponibile a compiere attività di collegamento tra gli operanti e il gestore della discarica al fine di agevolare l’operato di quest’ultimo attraverso una rappresentazione alterata dei fatti oggetto d’accertamento». Si trattava dei controlli che avrebbero dovuto fare gli agenti della polizia municipale sulla discarica. Ispezioni fatte non proprio secondo la regola, al punto che era lo stesso Piero Giovi, gestore di Malagrotta, a inviare le fotografie dell’area «al fine di rappresentare una situazione gestionale di normalità e correttezza». «Fa subito le foto - dice Ferri a Giovi - così quando le vede (un collega vigile di Ferri, ndr) tutto regolare è tutto regolare così nessuno ha dubbi». «Le faccio io?», chiede il gestore della discarica, «e si, me le dai, poi gliele do io». Qualche «giorno dopo – scrivono gli investigatori - in una successiva conversazione captata sull’utenza in uso a Giovi, emergeva come quest’ultimo invitava Ferri a recarsi presso i suoi uffici per poter ritirare le foto e consegnarle poi al collega che aveva eseguito il sopralluogo presso la discarica di Malagrotta. Va stigmatizzato il rapporto confidenziale esistente tra i due interlocutori». «Ciao! Senti! Se in orari di ufficio passi un attimo giù ti ho lasciato una busta con due copie di quelle fotografie le dai a quello così evitiamo di farlo venire», dice Giovi, «va bene passo io», risponde il pubblico ufficiale.
Secondo l’informativa, «questo primo episodio connotava l’esistenza di un comportamento censurabile nell’ambito dello svolgimento dell’attività istituzionale del pubblico ufficiale, atteggiamento sicuramente improntato ad agevolare la commissione di attività illecite da parte del gestore della discarica in danno di un corretto andamento delle funzioni della Pubblica amministrazione». A margine, gli investigatori hanno individuato un presunto scambio che, però, non sarebbe supportato da alcuna prova: i controlli «fasulli» avrebbero avuto una contropartita: «utilità o regalie» destinate a un «grande capo» del Corpo, tali da far «concretizzare un profilo di concussione» sulla cricca dei rifiuti.
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