Presunte pressioni sul Gestore dell’energia per i contributi al gassificatore. Chili di carte da esaminare. Magistrati al lavoro sul nuovo filone dell’inchiesta Nessuno doveva interferire con i piani di Manlio Cerroni per il gassificatore di Malagrotta. Neanche il Gestore servizi energetici (Gse), una spa controllata dal ministero dell’Economia, finita vittima di supposte pressioni del "Supremo" per la mancata erogazione dei contributi in proroga.
E’ il nuovo capitolo dell’inchiesta sul «sistema rifiuti», un troncone che ancora non conta né indagati né ipotesi di reato, ma che presto potrebbe risultare esplosiva. Perché sulla scrivania del pm Alberto Galanti sono giunti i faldoni amministrativi del Gse, la società che eroga incentivi economici per la produzione di energia elettrica. Atti di corrispondenza con cui Cerroni pretendeva una proroga dell’erogazione dei contributi pur non avendone i requisiti. Un «no» secco, dalla società pubblica, che ha portato l’imprenditore prima ad inviare lettere al «vetriolo» e poi a staccarsi dalla linea di immissione energetica nel mercato, senza alcuna comunicazione al Gse, che ha potuto esclusivamente chiedere un intervento governativo, rimettendo la decisione sul da farsi al ministero delle Attività produttive. La vicenda – molto tecnica – merita un’attenta analisi. Perché dietro queste supposte pressioni, si celerebbe il presunto «sistema» Cerroni: mettere con le spalle al muro gli enti pubblici affinché accettassero le sue politiche imprenditoriali. Quello, d’altronde, che sarebbe accaduto anche con il Comune di Roma Capitale. «Una partita a scacchi che Cerroni gioca da 40 anni», spiega un investigatore, «in cui ha saputo muovere le sue pedine con maestria». La vicenda Gse è racchiusa nel piano del gassificatore di Malagrotta, più precisamente nella "linea 1" di quell’impianto. Secondo la normativa, quando un soggetto decide di produrre energia pulita può immettere nel mercato quella parte che non utilizza per le proprie esigenze. Questo può avvenire, per esempio, per un privato che posiziona pannelli fotovoltaici sulla propria casa ma anche e, soprattutto, per un imprenditore proprietario di un gassificatore. Questi impianti consentono di trasformare il combustibile derivato dai rifiuti (cdr) in energia pulita ed economica. All’avvio di questi impianti, dunque, gli imprenditori possono beneficiare di contributi per una durata transitoria, erogati dal Gse. Ed è proprio il caso sul quale sta lavorando la Procura. Perché al termine dei contributi percepiti per l’avvio della "linea 1" del gassificatore di Malagrotta, Cerroni avrebbe preteso una proroga non prevista dalla legge. Soldi pubblici in più che, però, il Gse ha negato. Negli atti finiti all’attenzione del pm Galanti risultano esserci vere e proprie corrispondenze interpretate come pressioni per erogare i contributi in proroga. Lettere alla dirigenza in cui pretendeva che gli fossero riconosciuti altri denari pubblici. Nulla da fare. Il Gse ha negato la richiesta affermando che la normativa prevede contributi solo di natura transitoria e non prorogabili. In questa fase si sarebbe inserito quello che gli investigatori definiscono il «sistema»: Cerroni ha staccato la "linea1" dal meccanismo di immissione energetica nel mercato. Un colpo per la società pubblica, che si è ritrovata senza un gassificatore che fornisse energia pulita. Formalmente, secondo quanto emerge dalla corrispondenza, Cerroni lo avrebbe fatto in attesa di concludere la costruzione della "linea 2" del gassificatore, ancora ferma da diverso tempo. Così, il Gse non ha potuto far altro che chiedere un intervento del ministero delle Attività produttive per prendere una decisione definitiva sul da farsi. Decisione, che, tuttavia, non è ancora giunta.
Il Gse, infine, compare anche negli atti investigativi. In particolare, sono finite al centro di accertamenti le telefonate fra Cerroni e il professor Cesare San Mauro. Il suo interlocutore è un personaggio molto in vista nella Capitale: fondatore della Fondazione Roma Europea, cui aderisce – con il Colari di Cerroni – anche Gse. La società pubblica riveste un ruolo rilevante nella vicenda dei finanziamenti pubblici che Cerroni voleva, in quanto aveva consentito che il gassificatore di Albano Laziale - non previsto nei primi mesi del 2008 tra quelli inseriti nella lista di impiantista regionale - fosse comunque tra quelli finanziabili.
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