Già sei anni fa in una nota inviata a varie Asl parlava della «palese vetustà degli acquedotti» realizzati tra gli anni Cinquanta e Sessanta e di «possibili contaminazioni delle acque». La comunicazione è dell’11 novembre del 2008, numero di protocollo 10029. Non solo: visto il pericolo della composizione dell’acqua, L’Arsial «assicura» agli operatori agricoli «l'approvvigionamento dell’acqua potabile con servizio di autobotti» . «Autobotti? Non le abbiamo mai viste» assicurano però allevatori e contadini delle aree servite dall’acqua dell’Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l'Innovazione dell'Agricoltura del Lazio, utenti che hanno continuato a pagare bollette per un’acqua non adatta all’uso umano.
CITTADINI ABBANDONATI
Nelle aree colpite dall’ordinanza n.36 del 21 febbraio del Campidoglio con la quale si vieta l’utilizzo dell’acqua per uso umano fino alla fine dell’anno, le autobotti vengono definite «miraggi». «Le abbiamo viste solo dopo che è scoppiato lo scandalo: qualche giorno fa si sono fatte vedere autobotti, ma prima nulla» dicono a Malborghetto, Tragliatella e S. Maria Galeria. È quasi un coro quello degli utenti Arsial, indignati e spaventati per quel divieto che campeggia a ogni angolo, quasi gridato da fogli : «Abbiamo dovuto prendere l’acqua dai nostri pozzi e abbiamo anche speso soldi». C’è anche chi ammette di aver provato a usare quell’acqua che però assumeva molto spesso il colore marrone. «Abbiamo provato a mettere dei filtri - dice un barista - ma dovevamo cambiarli ogni due giorni, l’acqua era piena di terra, marrone». L’alternativa per molti è stata quella di rifornirsi di acqua attingendo da pozzi, pagando per le continue analisi chimiche effettuate privatamente. C’è poi la questione della scritta «acqua non potabile» sulle bollette. C’è chi parla di scritta troppo piccola, chi contesta di non essere stato avvertito che quell’acqua non poteva essere utilizzata neanche per fare la doccia o per lavare i panni. «Divieto di utilizzo dell’acqua per il consumo umano» c’è scritto sui fogli affissi sopra le cisterne dove ogni mattina si fa la fila per riempire decine di bottiglie con acqua potabile.
L’INDIGNAZIONE
«Ci sentiamo ingannati, dovevano avvertirci prima che quell’acqua non poteva essere usato per uso umano» continuano a protestare i residenti di quelle porzioni del IV e XV Municipio colpite dal divieto: sette pagine di strade, vie e vicoli servite dall’Arsial e sulle quali è piombato l’incubo dell’acqua contaminata.
Ieri a Tragliatella nonna Maria ha continuato a fare tappa fermandosi al container dell’acqua potabile installato dopo la diffusione della notizia dell’ordinanza che vietava l’uso dell’acqua. Nonna Maria ha continuato a chiedere insistentemente «quando? Quando anche noi avremo il diritto di bere acqua potabile?». Rabbia anche a S. Maria Galeria e a Malborghetto dove il divieto di usare acqua è stato affisso anche sulle vetrate della stazione ferroviaria di Sacrofano. E chi aspettava il treno continuava a scuotere la testa mentre leggeva l’avviso. «Abbiamo pagato per essere avvelenati? - lo sfogo di Anna, 34 anni, mamma di due bimbi - quell’acqua io non l’ho mai bevuta per sicurezza ma l’ho usata per lavare i miei bimbi: e adesso cosa ci succederà?». Su una collinetta a Malborghetto, accanto al museo che sorveglia un archetto del IV secolo d.C., eccolo il pozzo Arsial che tutti indicano: «Da lì usciva acqua contaminata».
I RITARDI
Ritardi nelle comunicazioni, autobotti mai viste, spese per creare pozzi e chiedere privatamente analisi chimiche delle acque e paura, tanta paura. L’assurdità di questa brutta storia sta anche in quella fontanella sulla banchina della stazione ferroviaria di Sacrofano: a pochi metri c’è un foglio che segnala il divieto di usare l’acqua, ma è sufficiente spingere un bottone per sentire un minaccioso scroscio.
CITTADINI ABBANDONATI
Nelle aree colpite dall’ordinanza n.36 del 21 febbraio del Campidoglio con la quale si vieta l’utilizzo dell’acqua per uso umano fino alla fine dell’anno, le autobotti vengono definite «miraggi». «Le abbiamo viste solo dopo che è scoppiato lo scandalo: qualche giorno fa si sono fatte vedere autobotti, ma prima nulla» dicono a Malborghetto, Tragliatella e S. Maria Galeria. È quasi un coro quello degli utenti Arsial, indignati e spaventati per quel divieto che campeggia a ogni angolo, quasi gridato da fogli : «Abbiamo dovuto prendere l’acqua dai nostri pozzi e abbiamo anche speso soldi». C’è anche chi ammette di aver provato a usare quell’acqua che però assumeva molto spesso il colore marrone. «Abbiamo provato a mettere dei filtri - dice un barista - ma dovevamo cambiarli ogni due giorni, l’acqua era piena di terra, marrone». L’alternativa per molti è stata quella di rifornirsi di acqua attingendo da pozzi, pagando per le continue analisi chimiche effettuate privatamente. C’è poi la questione della scritta «acqua non potabile» sulle bollette. C’è chi parla di scritta troppo piccola, chi contesta di non essere stato avvertito che quell’acqua non poteva essere utilizzata neanche per fare la doccia o per lavare i panni. «Divieto di utilizzo dell’acqua per il consumo umano» c’è scritto sui fogli affissi sopra le cisterne dove ogni mattina si fa la fila per riempire decine di bottiglie con acqua potabile.
L’INDIGNAZIONE
«Ci sentiamo ingannati, dovevano avvertirci prima che quell’acqua non poteva essere usato per uso umano» continuano a protestare i residenti di quelle porzioni del IV e XV Municipio colpite dal divieto: sette pagine di strade, vie e vicoli servite dall’Arsial e sulle quali è piombato l’incubo dell’acqua contaminata.
Ieri a Tragliatella nonna Maria ha continuato a fare tappa fermandosi al container dell’acqua potabile installato dopo la diffusione della notizia dell’ordinanza che vietava l’uso dell’acqua. Nonna Maria ha continuato a chiedere insistentemente «quando? Quando anche noi avremo il diritto di bere acqua potabile?». Rabbia anche a S. Maria Galeria e a Malborghetto dove il divieto di usare acqua è stato affisso anche sulle vetrate della stazione ferroviaria di Sacrofano. E chi aspettava il treno continuava a scuotere la testa mentre leggeva l’avviso. «Abbiamo pagato per essere avvelenati? - lo sfogo di Anna, 34 anni, mamma di due bimbi - quell’acqua io non l’ho mai bevuta per sicurezza ma l’ho usata per lavare i miei bimbi: e adesso cosa ci succederà?». Su una collinetta a Malborghetto, accanto al museo che sorveglia un archetto del IV secolo d.C., eccolo il pozzo Arsial che tutti indicano: «Da lì usciva acqua contaminata».
I RITARDI
Ritardi nelle comunicazioni, autobotti mai viste, spese per creare pozzi e chiedere privatamente analisi chimiche delle acque e paura, tanta paura. L’assurdità di questa brutta storia sta anche in quella fontanella sulla banchina della stazione ferroviaria di Sacrofano: a pochi metri c’è un foglio che segnala il divieto di usare l’acqua, ma è sufficiente spingere un bottone per sentire un minaccioso scroscio.
Sabato 15 Marzo 2014 - 08:04
Ultimo aggiornamento: 08:05 http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/acqua_contaminata_roma_nord_arsenico_arsial/notizie/575148.shtml
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