domenica 17 novembre 2013
scandalo discarica Borgo Montello Arpa, i motivi del silenzio I risultati delle analisi tenuti segreti mentre si autorizzavano nuovi impianti
La cronologia del monitoraggio che ha fatto emergere un peggioramento dell’inquinamento
DI GRAZIELLA DI MAMBRO
Adesso girare per i campi
coltivati attorno a Montello
è più difficile e
amaro insieme, perché c’è la
consapevolezza che molte, forse
troppe, cose sono state nascoste
negli ultimi 30 anni. E
non solo i fusti tossici, probabilmente
interrati anche fuori
dalla super discarica oltre che
dentro, come dimostrano gli
scavi senza esito che si sono
fatti in S0. Ma, soprattutto, i
rifiuti speciali abbancati con
approssimazione imperdonabile
e che ora producono inquinamento
progressivo sulle falde.
E’ una verità recente e scomoda
quella dell’aumento degli sforamenti
dei limiti accettabili per
sostanze altamente tossiche trovate
nei pozzi spia. Ed è stata
tenuta nel cassetto al tempo
della massima trasparenza degli
atti delle pubbliche amministrazioni
che, nel caso di specie,
sono l’Arpa, la Regione Lazio,
la Provincia di Latina, la Asl, il
Comune. Ecco perché da sola
questa storia si è già meritata
un’inchiesta della Procura della
Repubblica, aperta nel giro di
poche ore da quando i dati sui
pozzi sono comunque usciti dai
cassetti in cui accumulavano
muffa. E si è scoperto che ciò
che gli abitanti della zona temevano,
sospettavano, denunciavano
da anni era vero, anzi la
realtà è quasi peggiore delle
paure accumulate in questi ultimi
dieci anni. E un simile pericolo
era noto alla Regione e al
Comune, oltre che all’Arpa e ai
due gestori attuali Indeco ed
EcoAmbiente, da marzo del
2012, senza che alcuno dei destinatari
si sia mai preoccupato
di rendere edotta la popolazione
residente né di avviare un
minimo di precauzioni o cercare
di correre ai ripari. La sequenza
temporale di questa vicenda
dice moltissimo su come
vengono affrontati i problemi
ambientali in provincia di Latina:
nel 2009 comincia il monitoraggio
sui pozzi spia; un anno
dopo il controllo viene esteso
anche all’esterno con altri undici
pozzi peziometrici; a fine
2011 sono pronti i dati inerenti
questi prelievi che vengono eleborati
da Ispra e Arpa e inviati
agli enti locali; a settembre
2013, per la prima volta, l’as -
sessore provinciale all’ambien -
te in Consiglio parla dei «nuovi
dati su Montello» e lascia intendere
che non sono buoni; due
mesi dopo gli stessi dati non
sono ancora disponibili e la Regione
Lazio afferma in una nota
ufficiale che «non sono completi
»; il giorno seguente l’Ispra
ribatte che sono completi eccome
da giugno 2013 e possono
essere resi accessibili secondo
le norme vigenti (regolamento
sulla trasparenza degli atti amministrativi).
Chi ha mentito a
chi? L’intera storia è costellata
di bugie e omissioni e vale la
pena chiedersi anche a chi giova
tenere nascosti i dati scomodi
su Borgo Montello. Finché
restano segreti sicuramente si
eviterà o ritarderà una seconda
bonifica. Ma soprattutto a questo
grave inquinamento
nell’area nord della città nei
mesi scorsi non si è fatto cenno
nelle conferenze di servizi per
la realizzazione dei nuovi impianti.
Chi avrebbe potuto autorizzare
ulteriori strutture capace
di accrescere l’impatto ambientale
in un’area già molto compromessa?
Pochi. Ma se i dati
fossero stati «segreti» si poteva
comunque procedere con le autorizzazioni.
E infatti è ciò che
è successo. Si tratta di casualità,
ma tanto vale ricordarle.
Latina Oggi 17 novembre 2013
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