giovedì 11 luglio 2013

ecomostri san Felice Circeo nel parco nazionale dopo la finta demolizione tutto fermo per colpa del comune

San Felice, le demolizioni iniziate ad ottobre non sono state ancora concluse per intoppi burocratici Gli scheletri restano al loro posto Il Comune non ha inviato al parco tutta la documentazione per ottenere i fondi ministeriali AL PALO LE RUSPE SU VIA DEL SOLE SONO FERME DA MESII DI FEDERICO DOMENICHELLI U na demolizione in favore dell’a mb i en te , la distruzione di un ecomostro e ruspe mobilitate non per deturpare, bensì per difendere il parco nazionale del Circeo dallo scempio del «Sacco». Un’operazione che ha fatto guadagnare a San Felice una vela di Legambiente in più rispetto allo scorso anno, ma che invece non è ancora stata portata a termine. Parliamo degli scheletri di Quarto Caldo, gli ecomostri di cemento sorti lì dove una società avrebbe voluto realizzare una lottizzazione. Quattro strutture di cemento mai finite, ma che soLE STRUTTURE SONOSIMBOLO DELL’ABUSIVISMO AL CIRCEO no diventate simbolo dell’abusivismo nell’area protetta. Così come non furono mai completate dal punto di vista edilizio, allo stesso modo non sono mai state definitivamente abbattute. I lavori di demolizione, dopo un iter giuridico lunghissimo, erano iniziati ad ottobre in pompa magna. Con l’atten - zione mediatica nazionale e non solo. Basti pensare che qualche giorno fa gli ecomostri erano citati persino da un quotidiano britannico, dato che rappresentano uno degli sfregi più grandi, dal punto di vista ambientale, realizzati all’interno delle aree protette. Le ruspe erano entrate in azione e per qualche settimana hanno continuato a lavorare, buttando giù parte degli ultimi scheletri rimasti in piedi. Questione di settimane, appunto, visto che poi i lavori si sono interrotti. E il dissesto finanziario stavolta non c’en - tra nulla. L’intera demolizione è finanziata difatti dall’en - te parco nazionale del Circeo attraverso un apposito fondo erogato dal Ministero per l’Ambiente. Ancora una volta a ritardare il definitivo abbattimento degli scheletri di Quarto Caldo è stata la burocrazia. Così come aveva rallentato l’iter giudiziario, con una serie di ricorsi improcedibili da parte della società proprietaria che chiedeva la sanatoria, allo stesso modo la burocrazia ha fermato le demolizioni degli ultimi due scheletri rimasti in piedi, visto che gli altri due erano già stati buttati giù dalle precedenti amministrazioni anni fa. Dopo mesi di polemica, s’era scoperto l’arcano: mancava il primo stato d’avanza - mento lavori. Praticamente, in assenza di questa carta, il Comune non poteva ottenere i soldi messi a disposizione dal parco e di conseguenza non poteva liquidare le prestazioni della ditta che si era occupata delle demolizioni. Ma circa un mese fa questo famoso stato d’ava n z a m e n t o lavori è stato prodotto dagli uffici competenti. Questione di settimane prima che i lavori riprendano, aveva rassicurato l’assessore Corrado Capponi. Ma ad oggi nulla. Gli scheletri sono ancora là. Pare che infatti dal Comune di San Felice Circeo non sia stata inviata agli uffici del parco nazionale del Circeo la relazione dettagliata rispetto ai lavori. Un «passaggio» obbligatorio prima che l’ente possa erogare i fondi ministeriali. L’ennesimo intoppo. Qualche foglio di carta che, ancora una volta, sta consentendo agli scheletri di Quarto Caldo di restare lì in «bella» mostra, dove invece non dovrebbero esserci più da parecchio tempo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA http://www.latina-oggi.it/public/newspaper/read/hash/2d592c6bc86f02ea3684e6f9fe9c5e7a

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