tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/05/27/pescare-i-rifiuti-o-trasformare-gli-scarti-del-pesce-in-biostimolanti-il-futuro-delle-start-up-green-in-liguria-e-gia-presente/8004072/

Pontinia (LT) dall'ambiente, alla difesa dei diritti civili e sociali, dalla politica alla tecnica. Si riportano stralciriportandone autori. Nota: qualora si ritenga la pubblicazione (o i commenti) siano lesivi o notizie superate si prega di comunicarlo con mail giorgio.libralato@gmail.com e saranno rimossi. Oppure allo stesso modo si può esercitare il diritto di replica. Qualora si ritenga che una pubblicazione o parte di essa ledano i diritti di copyright o di autore saranno rimossi
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di Michela A.G. Iaccarino
Quando al largo degli oceani le correnti si scontrano, inizia una danza di muri d’acqua che si abbracciano in grandi spirali. Si crea un enorme vortice: quel ciclone liquido si chiama “gyre”. Chi ama i mari, lo conosce bene. Fondamentali per lo scambio dei flussi marini, i vortici creano però al loro interno enormi isole di plastica, ciclopiche barriere di rifiuti che viaggiano per chilometri prima di disperdersi e avvelenare ogni sponda. Hanno deciso di battezzarsi in nome di quel ballo delle onde i fondatori di Ogyre, la start up che lavora con piccoli pescatori dall’Indonesia al Brasile fino al Senegal per “ripulire gli oceani, un rifiuto alla volta”. Vengono pagati per pescare non pesce, ma immondizia e “questo ha un impatto ambientale e anche sociale” racconta Antonio Augeri. Molti dei suoi 36 anni li ha trascorsi su una tavola da surf in pelago, come Andrea Faldella, velista e subacqueo: insieme hanno deciso di creare nel 2020 la piattaforma globale che collabora con “chi conosce meglio degli altri i problemi” dei mari: i piccoli pescatori che, da una costa all’altra del mondo, soffrono delle stesse tragedie.
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