Ci sono due aspetti rilevanti per la festa di oggi della Repubblica: il voto e il ripudio della guerra. Se festeggiamo oggi è perché i cittadini italiani sono andati in massa a votare per la Repubblica. Infati risultarono votanti circa 13 milioni di donne e 12 milioni di uomini, pari complessivamente all'89,08% degli allora 28 005 449 aventi diritto al voto. Quindi chi ci ha preceduto non è stato invitato a non esercitare il diritto – dovere del voto e non ha scelto di andare al mare. O se li hanno invitati ad astenersi hanno risposto con l'esercizio del voto e della scelta. Non si sono girati dall'altra parte. Hanno pensato alla vita, al futuro, alla democrazia, alla libertà respingendo le imposizioni. Il ripudio della guerra è stato sancito dall'articolo 11 della Costituzione italiana che è la base della nostra democrazia che, per adesso, ci consente ancora di votare grazie al sacrificio, anche di sangue dei nostri nonni, genitori, zii. Con quello che succede, attualmente, sono in corso nel mondo 56 conflitti armati, c'è da vergognarsi di essere italiani. Infatti oltre 6,3 miliardi di autorizzazioni per la vendita di armi italiane all’estero: continua l’export verso Paesi autoritari o con violazioni di diritti umani e anche verso l’Ucraina in guerra. Nel solo mese di dicembre del 2023, nel pieno dei bombardamenti da parte di Tel Aviv sulla Striscia di Gaza, l’export italiano di “Armi e munizioni” ha toccato quota 1,3 milioni di euro. E' il caso di fare, oggi, esibizioni e dimostrazioni di forze armate e di armi con la complicità italiana nelle morti e devastazione di bambini, del disprezzo della vita?
Il 2 giugno è la “Festa della Repubblica che ripudia la guerra”:
Il 2 giugno è la “Festa della Repubblica che ripudia la guerra”: incontri ed eventi a Roma e in tutta Italia
Da Roma a tutta Italia per celebrare la Festa della Repubblica secondo lo spirito della Costituzione che ripudia la guerra. È questo l'intento delle iniziative organizzate da cinque reti del mondo della pace, del disarmo e del servizio civile e che fanno seguito alle lettere in tal senso inviate al Presidente della Repubblica Napolitano e tutti parlamentari.
Una serie di iniziative che Rete Italiana per il Disarmo, Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, Forum per il Servizio Civile, Tavolo Interventi Civili di Pace e Campagna Sbilanciamoci hanno organizzato per ribadire che la nostra Repubblica ha vero fondamento sulla Costituzione e sull’impegno quotidiano di tutti i cittadini e cittadine. E non può quindi essere celebrata solo con la “rivista militare” che ogni anno sfila sui Fori Imperiali di Roma. Anche perché le Forze Armate hanno già una propria festa, il 4 novembre, mentre le forze civili hanno bisogno di maggiori risorse, anziché di parate.
Un tema chiaro ed espresso nella lettera inviata nei giorni scorsi al Presidente della Repubblica cui è seguita una risposta da parte dello stesso Giorgio Napolitano, che nella sua missiva significativamente ribadisce quanto sostenuto dalle reti della pace affermando che "il 2 giugno è la festa di tutti gli italiani, che in quel giorno ricordano e riaffermano i valori democratici della convivenza civile che trovano espressione nelle varie forme della loro partecipazione alla vita sociale del Paese". E sottolinea poi come la "sicurezza" (usando un termine dello stesso Presidente Napolitano) non sia garantita solo dalle "formazioni armate", ma dalla "Protezione Civile, del Servizio Civile Nazionale, dei Vigili del Fuoco e della Croce Rossa".
La nostra iniziativa della "Festa della Repubblica che ripudia la guerra" non intende tanto contestare la “rivista militare” quanto piuttosto ribadire il significato della Festa nazionale come momento principale per riportare al centro dell’attenzione pubblica i valori fondanti della nostra Repubblica, rappresentati da quelle categorie sociali che hanno il pieno diritto di essere celebrate in occasione del 2 giugno: le forze del lavoro, i sindacati, i gruppi delle arti e dei mestieri, gli studenti, gli educatori, gli immigrati, i bambini con le madri e i padri, le ragazze e i ragazzi del servizio civile, i volontari delle numerose associazioni...
L’invito ai parlamentari rivolto da Rete Italiana per il Disarmo, Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, Forum per il Servizio Civile, Tavolo Interventi Civili di Pace e Campagna Sbilanciamoci è perciò stato quello di recarsi nel giorno del 2 giugno nelle diverse sedi di servizio civile e associative che rimarranno aperte per celebrare secondo la pienezza dello spirito costituzionale la festa della nostra Repubblica. A Roma l’evento principale sarà dalle ore 11.00 in Piazza Mignanelli (zona Piazza di Spagna) con un presidio-evento in cui le reti promotrici della “Festa della Repubblica che ripudia la guerra” andranno a premiare alcuni cittadini rappresentanti di categorie simboliche di questo spirito. Come “Testimoni di Pace” verranno premiati donne e uomini del Servizio Civile, della Cooperazione allo Sviluppo, della Sanità e Istruzione, del mondo del Lavoro (stabile e precario), della lotta alla criminalità organizzata, della Informazione e Mobilità sostenibile e uno rappresentante degli stranieri senza cittadinanza. Uno speciale attestato verrà rilasciato alla memoria di Daniele Ghillani, giovane volontario in Servizio Civile all’estero morto in Brasile durante in progetto educativo.
Infine la Presidente della Camera Laura Boldrini incontrerà alle 14.30 i referenti delle reti promotrici della “Festa della Repubblica che ripudia la guerra” oltre che giovani che hanno scelto la strada del Servizio Civile per la propria crescita personale e sociale in un centro di Servizio Civile romano. Si tratta della struttura di “Salesiani per il Sociale” di Via Marsala 42 che si occupa in particolare di rifugiati e di contrasto alla devianza. http://www.disarmo.org/rete/a/38470.html
martedì 2 giugno 2020
2 giugno festa della repubblica italiana
Il cerimoniale della manifestazione organizzata a Roma comprende la deposizione di una corona d'alloro in omaggio al Milite Ignoto all'Altare della Patria da parte del Presidente della Repubblica Italiana e una parata militare lungo via dei Fori Imperiali.
domenica 2 giugno 2019
Festa della Repubblica: perché si festeggia il 2 giugno? Si celebra oggi per ricordare il referendum con il quale gli italiani votarono per scegliere tra monarchia e repubblica, ma per molti anni è stata una "festa mobile"
giovedì 25 aprile 2024
Anniversario della liberazione d'Italia
tratto da https://it.wikipedia.org/wiki/Anniversario_della_liberazione_d%27Italia
L'anniversario della liberazione d'Italia, noto anche come festa della Liberazione (o semplicemente il 25 aprile), è una festa nazionale della Repubblica Italiana, che si celebra ogni 25 aprile per commemorare la liberazione d'Italia dall'occupazione nazista e dal fascismo, a coronamento della resistenza italiana al nazifascismo.[2]
È un giorno fondamentale per la storia d'Italia, come simbolo della lotta condotta dai partigiani e dall'esercito a partire dall'8 settembre 1943 (giorno in cui gli Italiani seppero dell'armistizio di Cassibile, appena firmato con gli Alleati); esso ha assunto un significato propriamente politico e militare.
Storia[modifica | modifica wikitesto]
Il 25 aprile 1945 è il giorno in cui il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) – il cui comando aveva sede a Milano ed era presieduto da Alfredo Pizzoni, Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani (presenti, tra gli altri, il presidente designato Rodolfo Morandi, Giustino Arpesani e Achille Marazza) – proclamò l'insurrezione generale in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, indicando a tutte le forze partigiane attive nel Nord Italia, facenti parte del Corpo volontari della libertà, di attaccare i presìdi fascisti e tedeschi, imponendo la resa, giorni prima dell'arrivo delle truppe alleate. Parallelamente il CLNAI emanò alcuni decreti: uno relativo all'assunzione di poteri da parte del CLNAI, «delegato dal solo Governo legale italiano, in nome del popolo italiano e dei Volontari della Libertà»;[3][4] un altro relativo all'amministrazione della giustizia, che all'articolo 5 stabiliva la condanna a morte per tutti i gerarchi fascisti,[5] senza citare esplicitamente Benito Mussolini, che fuggì da Milano il giorno stesso e che sarebbe stato catturato e fucilato tre giorni dopo.
«Arrendersi o perire!» fu l'intimazione che i partigiani quel giorno e in quelli immediatamente successivi diedero ai nazifascisti ancora in armi.[6]
«Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l'occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire.»
Entro il 1º maggio tutta l'Italia settentrionale fu liberata: Bologna (il 21 aprile), Genova (il 23 aprile) e Venezia (il 28 aprile). La Liberazione mise così fine all'occupazione tedesca, a vent'anni di dittatura fascista e a cinque anni di guerra; la data del 25 aprile simbolicamente rappresenta il culmine della fase militare della Resistenza e l'avvio effettivo di una fase di governo da parte dei suoi rappresentanti, che porterà prima al referendum del 2 giugno 1946 per la scelta fra monarchia e repubblica, poi alla nascita della Repubblica Italiana, fino alla stesura definitiva della Costituzione.
Il termine effettivo della guerra sul territorio italiano, con la resa definitiva delle forze nazifasciste all'esercito alleato, si ebbe solo il 2 maggio, come stabilito formalmente dai rappresentanti delle forze in campo, durante la cosiddetta resa di Caserta, firmata il 29 aprile 1945; tali date segnano la sconfitta definitiva del nazismo e del fascismo in Italia.
Istituzione della festa nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Su proposta del presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, Umberto II di Savoia, principe e luogotenente del Regno d'Italia, il 22 aprile 1946 emanò un decreto legislativo luogotenenziale con Disposizioni in materia di ricorrenze festive,[1] che all'articolo 1 stabiliva la festività del 25 aprile per quell'anno.
«A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale.»
Si ebbero decreti per celebrare la ricorrenza anche nel 1947[7] e nel 1948;[8] solo nel 1949 la ricorrenza venne istituzionalizzata stabilmente quale giorno festivo, insieme con la festa nazionale italiana del 2 giugno.[9]
Celebrazioni[modifica | modifica wikitesto]
Tra gli eventi del programma della festa c'è il solenne omaggio, da parte del Presidente della Repubblica Italiana e delle massime cariche dello Stato, al sacello del Milite Ignoto con la deposizione di una corona d'alloro in ricordo ai caduti e ai dispersi italiani nelle guerre.[10]

In tale giorno la bandiera italiana e la bandiera europea vengono esposte su tutti gli edifici che siano sede di uffici pubblici ed istituzioni.[11]
Inoltre in tutte le città italiane – specialmente in quelle decorate al valor militare per la guerra di liberazione – vengono organizzate manifestazioni pubbliche in memoria dell'evento.
Nel 1955, in occasione del decennale, il presidente del Consiglio Scelba rivolse un messaggio alla Nazione tramite la RAI.
«Se ricordiamo le tragiche vicende della più recente storia d'Italia non è per rinfocolare odi o riaprire ferite, coltivare la divisione, ma perché vano sarebbe il ricordo dei morti e la celebrazione dei sacrifici sofferti se non ne intendessimo il significato più genuino ed il valore immanente, se gli italiani non avessero a trar profitto dagli insegnamenti delle loro comuni esperienze, e, tra gli italiani, i giovani sopra tutto, a cui è servato l'avvenire della Patria.»
Nell'aprile dello stesso anno il Movimento Sociale Italiano portò avanti una campagna per l'abolizione dei festeggiamenti del 25 aprile tramite il «Secolo d'Italia», su iniziativa di Franz Turchi. Venne inoltre organizzata una celebrazione a Roma a ricordo dei caduti della Repubblica Sociale Italiana;[13] i saluti romani e i canti dei missini provocarono scontri con alcuni giovani comunisti che erano presenti.[14]
Nel 1960, quando era in discussione al Senato la fiducia al governo Tambroni con il sostegno parlamentare del Movimento Sociale Italiano, al momento delle celebrazioni della Liberazione i senatori del MSI uscirono dall'aula, accolti al rientro da commenti sarcastici (ad esempio è citato «Vi eravate squagliati, come d'abitudine» da parte del socialista Sansone).[15]

Per la ricorrenza del 1973 Sandro Pertini tenne un discorso in piazza Duomo a Milano,[16] dopo le violenze del 12 aprile commesse da militanti di gruppi neofascisti e del MSI durante una manifestazione vietata dalla questura.
«Parliamo dunque di coloro che vorrebbero ancora una volta [...] uccidere la libertà, di questi sciagurati, rifiuti di fogna, che sono i neofascisti»
Iniziative ufficiali[modifica | modifica wikitesto]
- «Mostra del primo e del secondo Risorgimento», tenuta a Milano all'Arengario dal 21 aprile 1946.[17]
- A. Garosci (a cura di), Il secondo Risorgimento. Nel decennale della Resistenza e del ritorno alla democrazia 1945-1955, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1955, SBN IT\ICCU\IEI\0412329. Pubblicazione del Ministero della pubblica istruzione.
Citazioni e riferimenti[modifica | modifica wikitesto]
Musica[modifica | modifica wikitesto]
- Non maledire questo nostro tempo, brano de I Gufi, inciso come singolo nel 1967 insieme a Soldati a me; lo stesso brano fu inciso con il titolo 25 Aprile 1945 da Milva e incluso nell'album Libertà (1975)
- 25 aprile, brano di Vinicio Capossela, incluso nell'album Modì (1991)
- Quel giorno di aprile, brano di Francesco Guccini, incluso nell'album L'ultima Thule (2012)
- I campi in aprile, brano di Luciano Ligabue, incluso nell'album Giro del mondo (2015)
Letteratura[modifica | modifica wikitesto]
- Canto degli ultimi partigiani, poesia di Franco Fortini, pubblicata nel (1946)[18]
- La madre del partigiano, poesia di Gianni Rodari pubblicata nel 1954[19]
- Per i morti della Resistenza, poesia di Giuseppe Ungaretti inclusa nella raccolta Nuove (1968-1969)
Note[modifica | modifica wikitesto]
- ^ a b c Decreto legislativo luogotenenziale 22 aprile 1946, n. 185, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 24 aprile 1946. URL consultato il 22 aprile 2023.
- ^ Festività e giornate nazionali, su Ufficio del Cerimoniale di Stato. URL consultato il 22 aprile 2023.
- ^ Assunzione di potere (PDF), in Avanti, 26 aprile 1945, p. 1. URL consultato il 22 aprile 2023.
- ^ Verso il governo del popolo, p. 331.
- ^ «I membri del Governo Fascista e i gerarchi del fascismo colpevoli di aver contribuito alla soppressione delle garanzie costituzionali, di aver distrutto le libertà popolari, creato il regime fascista, compromesso e tradito le sorti del Paese, e di averlo condotto all’attuale catastrofe, sono puniti con la pena di morte e, nei casi meno gravi, con l’ergastolo.» Cfr. Verso il governo del popolo, p. 325.
- ^ Arrendersi o perire (PDF), in Avanti, 26 aprile 1945, p. 1. URL consultato il 22 aprile 2023.
- ^ Decreto legislativo del Capo Provvisorio dello Stato 12 aprile 1947, n. 208, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 18 aprile 1947. URL consultato il 22 aprile 2023.
- ^ Decreto legislativo 20 aprile 1948, n. 322, in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 24 aprile 1948. URL consultato il 22 aprile 2023.
- ^ Cfr. art. 2 della Legge 27 maggio 1949, n. 260, in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 31 maggio 1949. URL consultato il 22 aprile 2023.
- ^ Bruno Tobia, L'Altare della Patria, Il Mulino, 2011, p. 109, ISBN 978-88-15-23341-7.
- ^ Decreto del Presidente della Repubblica 7 aprile 2000, n. 121, in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 16 maggio 2000. URL consultato il 12 aprile 2024.
- ^ Serene parole di concordia nelle celebrazioni del 25 aprile, in La Stampa, 26 aprile 1955, p. 1. URL consultato il 24 aprile 2023.
- ^ I riti a Roma per la pacificazione, in Secolo d'Italia, 24 aprile 1955, p. 1.
- ^ Vivaci incidenti a Roma tra missini e comunisti, in La Stampa, 26 aprile 1955, p. 1. URL consultato il 24 aprile 2023.
- ^ Una seduta movimentata da polemiche e clamori, in La Stampa, 26 aprile 1960, p. 1. URL consultato il 24 aprile 2023.
- ^ a b Il 25 Aprile del Presidente partigiano nel 1973 al Duomo di Milano, su Raiplay. URL consultato il 24 aprile 2023.
- ^ Celebrazione del 25 aprile, in Corriere della Sera, 21 aprile 1946, p. 2.
- ^ F. Fortini, Foglio di via e altri versi, Torino, Einaudi, 1946, SBN IT\ICCU\UBO\0093615.
- ^ G. Rodari, La madre del partigiano, in Pioniere, n. 10, 1954, p. 4.
Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]
- G. De Luna, Revisionismo e Resistenza, in A. Del Boca (a cura di), La storia negata. Il revisionismo e il suo uso politico, Vicenza, Neri Pozza, 2009, pp. 293-328, SBN IT\ICCU\IEI\0362079.
- F. Focardi, Rielaborare il passato. Usi pubblici della storia e della memoria in Italia dopo la prima Repubblica, in Riparare Risarcire Ricordare. Un dialogo tra storici e giuristi, Napoli, Editoriale Scientifica, 2012, pp. 241-271.
- Verso il governo del popolo. Atti e documenti del CLNAI 1943-1946, Milano, Feltrinelli, 1977.
Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]
- Anniversario della liberazione
- Anniversario dell'Unità d'Italia
- Antifascismo
- Comitato di Liberazione Nazionale
- Festa del Tricolore
- Festa della Repubblica Italiana
- Festa nazionale
- Giorno dell'Unità nazionale
- Guerra di liberazione italiana
- Resistenza italiana
- Simboli patri italiani
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