11 marzo 2011 Disastro nucleare di Fukushima Dai-ichi https://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_nucleare_di_Fukushima_Dai-ichi L'incidente nucleare di Fukushima Dai-ichi (In giapponese: 福島第一原子力発電所事故 Fukushima Dai-ichi genshiryoku hatsudensho jiko) è stato un incidente nucleare avvenuto nella centrale nucleare omonima, situata a Naraha, nella Prefettura di Fukushima, sulla costa est del Giappone. Insieme al disastro di Černobyl' del 26 aprile 1986, sono gli unici incidenti nucleari a essere stati classificati come livello 7 della scala INES, cioè il livello di gravità massima degli incidenti nucleari.[6]
Dopo circa quaranta minuti, l'enorme onda di maremoto (o tsunami), proveniente dall'Oceano Pacifico, generata dal sisma, si abbatté sulla centrale, non adeguatamente protetta: le sue barriere anti-tsunami erano infatti alte meno di dieci metri, mentre l'onda di maremoto raggiunse circa i quattordici metri. Lo tsunami distrusse i generatori di emergenza che alimentavano i sistemi di raffreddamento dei reattori 1, 2 e 3 e anche la linea elettrica ad alta tensione che li collegava ai reattori 5 e 6.[7] Ciò causò un blackout elettrico e il blocco dei sistemi di raffreddamento nei primi tre reattori.
L'interruzione dei sistemi di raffreddamento e di ogni fonte di alimentazione elettrica, oltre a un malfunzionamento del sistema di raffreddamento di emergenza passivo del reattore 1, causò nelle ore successive la perdita di controllo dei reattori 1, 2 e 3, attivi al momento del terremoto. Tutti e tre i reattori subirono un meltdown completo, seppur in momenti diversi, tra il 12 e il 15 marzo. Nelle ore e nei giorni successivi, negli edifici dei reattori si verificarono quattro distinte esplosioni, causate da fughe di idrogeno, alcune delle quali distrussero le strutture superiori degli edifici di due reattori.[8]
Il 5 luglio 2012, una commissione d'inchiesta appositamente nominata (National Diet of Japan Fukushima Nuclear Accident Independent Investigation Commission - NAIIC) concluse che le circostanze che portarono al disastro sarebbero potute essere previste e l'incidente evitato. In particolare, l'azienda che operava sull'impianto, la Tokyo Electric Power Company (TEPCO), non avrebbe disposto misure di sicurezza adeguate al rischio sismico e non si sarebbe dotata di piani di contenimento danni né di adeguati piani di evacuazione. La TEPCO si assunse pubblicamente alcune responsabilità.[9][10][11][12]
Nei giorni successivi al disastro, in seguito al rilascio di radioattività nell'aria e alla contaminazione dei terreni circostanti, le autorità ordinarono l'evacuazione dei residenti entro un raggio di 20 chilometri.[13] Circa 154 000 residenti dovettero lasciare le proprie abitazioni. Nel 2021, circa 36 000 di questi non erano ancora potuti tornare nelle proprie abitazioni e tuttora vivono in condizioni di disagio.[14] A differenza di quanto avvenne a Černobyl', nell'incidente di Fukushima non vi fu un incendio con immissione di grandi quantità di radionuclidi nell'atmosfera, ma un rilascio di elementi radioattivi nell'oceano. La contaminazione da perdite d'acqua radioattiva verso il sottosuolo e l'ambiente oceanico è ancora esistente, e vi sono incertezze e preoccupazioni riguardo alla sua evoluzione.
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