mercoledì 12 agosto 2020

L’ennesimo (secondo qualche fonte oltre 700 dal 5/5/2017) rogo più o meno temuto o probabile di uno dei tanti impianti e depositi per rifiuti sembra passare inosservato

 

La situazione non è semplice. La situazione non è semplice. L’ennesimo (secondo qualche fonte oltre 700 dal 5/5/2017) rogo più o meno temuto o probabile di uno dei tanti impianti e depositi per rifiuti sembra passare inosservato (stranamente) a livello regionale e nazionale. I dati pubblicati dall’Arpa Lazio sono impressionanti essendo peggiori di quelli dell’Ama Salario di Roma (ma lì c’è da attaccare la Raggi) e dell’ECO X di Pomezia (e lì c’era un altro sindaco del M5S). Ma non è solo una motivazione politica. C’entrano l’assuefazione, l’abitudine al peggio, al degrado, la povertà, la crisi di un sistema sotto tutti i punti di vista. Ingegneristico, progettuale, tecnico, amministrativo, impiantistico, sociale ed economico. Le soluzioni sarebbero semplici da un punto di vista logico, naturale, ambientale, produttivo. Il virus del potere e del sistema attuale è difficile da debellare. L’unico vaccino è l’informazione, quella vera diversa dalle redazioni pagate, tante, troppe, dai troppi operatori del settore malato. Per qualcuno la difesa (dalle grane giudiziarie, dai problemi economici) è la famosa discesa in campo, politica o dell’informazione che sia. Si paga e le redazioni non scrivono e non dicono oppure si attacca l’avversario. Controlli? Quanti? Chi li fa? Chi non ha risorse tecniche ed amministrative ed approva tutto per silenzio assenso? Oppure proroga con le stesse motivazioni? Questo sistema che uccide o che tiene la borsa a chi avvelena può essere sconfitto in qualche battaglia, ma è con mille gangli che avvolgono la società. In un paese normale le persone farebbero resistenza quella vera che ha ricostruito l’Italia dopo un sistema sbagliato, violento e suicida, dopo una guerra civile per dare un futuro economico, sociale di serenità, pace, collaborazione e solidarietà. In un paese normale si volterebbe pagina, certi soggetti (imprenditori o tecnici, amministratori o politici o dirigenti) che hanno reso possibile questo ennesimo scempio ambientale sarebbero sollevati dall’incarico, forse sarebbero messi in condizione di non nuocere o di riparare al danno. Sia chi ha progettato, voluto, sostenuto, approvato o chi non ha controllato o verificato 

(stranamente) a livello regionale e nazionale. I dati pubblicati dall’Arpa Lazio sono impressionanti essendo peggiori di quelli dell’Ama Salario di Roma (ma lì c’è da attaccare la Raggi) e dell’ECO X di Pomezia (e lì c’era un altro sindaco del M5S). Ma non è solo una motivazione politica. C’entrano l’assuefazione, l’abitudine al peggio, al degrado, la povertà, la crisi di un sistema sotto tutti i punti di vista. Ingegneristico, progettuale, tecnico, amministrativo, impiantistico, sociale ed economico. Le soluzioni sarebbero semplici da un punto di vista logico, naturale, ambientale, produttivo. Il virus del potere e del sistema attuale è difficile da debellare. L’unico vaccino è l’informazione, quella vera diversa dalle redazioni pagate, tante, troppe, dai troppi operatori del settore malato. Per qualcuno la difesa (dalle grane giudiziarie, dai problemi economici) è la famosa discesa in campo, politica o dell’informazione che sia. Si paga e le redazioni non scrivono e non dicono oppure si attacca l’avversario. Controlli? Quanti? Chi li fa? Chi non ha risorse tecniche ed amministrative ed approva tutto per silenzio assenso? Oppure proroga con le stesse motivazioni? Questo sistema che uccide o che tiene la borsa a chi avvelena può essere sconfitto in qualche battaglia, ma è con mille gangli che avvolgono la società. In un paese normale le persone farebbero resistenza quella vera che ha ricostruito l’Italia dopo un sistema sbagliato, violento e suicida, dopo una guerra civile per dare un futuro economico, sociale di serenità, pace, collaborazione e solidarietà. In un paese normale si volterebbe pagina, certi soggetti (imprenditori o tecnici, amministratori o politici o dirigenti) che hanno reso possibile questo ennesimo scempio ambientale sarebbero sollevati dall’incarico, forse sarebbero messi in condizione di non nuocere o di riparare al danno. Sia chi ha progettato, voluto, sostenuto, approvato o chi non ha controllato o verificato

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