venerdì 14 agosto 2020

gli impianti senza emissioni e rischi per la salute pubblica per carta, plastica o frazione secca come la LOAS di Aprilia?

 In questi anni mi sono sentito dire in vari comuni, province e regioni che questo o quell’impianto o deposito per rifiuti o energetico da rifiuti, sono ad “emissioni zero”. Oppure che “non hanno emissioni trattando la frazione secca e non essendoci combustione nel ciclo produttivo”.

Anche che, trattandosi di carta o plastica o frazione secca, “non puzza e non da nessun fastidio nel vicinato”.

Questi professionisti (ingegneri o chimici o altre professionalità con titoli accademici, master e lauree da esporre in bacheca), così come certi amministratori o politici cercavano di zittire cittadini e comitati sul mancato pericolo, in favore dello “sviluppo sostenibile, posti di lavoro, economia…”.

Alcuni poi si dichiarano favorevoli alla tecnologia ma in altro contesto oppure favorevoli a seconda di simpatie politiche o aziendali. Impianti simili (nel senso di tecnologia o materiali da trattare) approvati o proposti anche con silenzio assenso (quindi senza opposizione) o con parere favorevole ad Anzio o Cisterna o Aprilia, Latina, Pontinia o Sabaudia.

Da domenica tutti questi scienziati e politici smentiti dal rogo che, stando alle analisi dell’Arpa Lazio, è il peggiore del Lazio anche dopo la ECO X di Pomezia, che per una settimana aveva aperto i notiziari nazionali) definita “bomba chimica o nube tossica” e l’incendio del TMB Ama Salario.

Forse uno dei peggiori dei circa o oltre 700 in Italia.

Mentre si ringrazia la professionalità, puntualità, competenza dell’Arpa Lazio che, spesso, viene lasciata sola a spiegare l’evento con i Vigili del Fuoco che ogni volta devono correre a riparare i danni di impianti non osteggiati o non controllati o favoriti da scienziati, amministratori e politici, l’Arpa ci pone diversi dubbi.

1)    Rivolgetevi alle autorità sanitarie competenti per conoscere gli effetti dell’inquinamento sulla popolazione.

2)    Dopo la prima mappa diffusa sulle probabili ricadute degli inquinanti a terra invita gli enti competenti ad analizzarne venti, direzione, effetti sulle coltivazioni in atto.

3)    Chi farà le valutazioni e il monitoraggio (se mai verranno fatte)?

Ancora una volta poi si tratta di capire se gli altri enti o istituzioni avranno le risorse idonee oppure se la risposta sarà la stessa della provincia alle due richieste di proroga “difficoltà di espletamento delle procedure tecnico – amministrative”.

Difficoltà che se fossero state risolte o segnalate a chi di competenza o se semplicemente avesse chiesto l’ausilio dell’Isde o di professionisti volontari o comitati o cittadini non ci sarebbero sicuramente stati.

I cittadini temono di essere lasciati soli ancora una volta o semplicemente senza le adeguate notizie e informazioni e che nemmeno questa disgrazia ambientale consenta di attuare la prevenzione

 

Nessun commento: