In questi anni mi sono sentito dire in vari comuni, province e regioni che questo o quell’impianto o deposito per rifiuti o energetico da rifiuti, sono ad “emissioni zero”. Oppure che “non hanno emissioni trattando la frazione secca e non essendoci combustione nel ciclo produttivo”.
Anche che, trattandosi
di carta o plastica o frazione secca, “non puzza e non da nessun fastidio nel
vicinato”.
Questi professionisti
(ingegneri o chimici o altre professionalità con titoli accademici, master e lauree
da esporre in bacheca), così come certi amministratori o politici cercavano di
zittire cittadini e comitati sul mancato pericolo, in favore dello “sviluppo
sostenibile, posti di lavoro, economia…”.
Alcuni poi si dichiarano
favorevoli alla tecnologia ma in altro contesto oppure favorevoli a seconda di
simpatie politiche o aziendali. Impianti simili (nel senso di tecnologia o materiali da trattare) approvati o proposti anche con silenzio assenso (quindi senza opposizione) o con parere favorevole ad Anzio o Cisterna o Aprilia, Latina, Pontinia o Sabaudia.
Da domenica tutti questi
scienziati e politici smentiti dal rogo che, stando alle analisi dell’Arpa
Lazio, è il peggiore del Lazio anche dopo la ECO X di Pomezia, che per una
settimana aveva aperto i notiziari nazionali) definita “bomba chimica o nube
tossica” e l’incendio del TMB Ama Salario.
Forse uno dei peggiori
dei circa o oltre 700 in Italia.
Mentre si ringrazia la
professionalità, puntualità, competenza dell’Arpa Lazio che, spesso, viene
lasciata sola a spiegare l’evento con i Vigili del Fuoco che ogni volta devono
correre a riparare i danni di impianti non osteggiati o non controllati o
favoriti da scienziati, amministratori e politici, l’Arpa ci pone diversi
dubbi.
1) Rivolgetevi alle autorità sanitarie
competenti per conoscere gli effetti dell’inquinamento sulla popolazione.
2) Dopo la prima mappa diffusa sulle probabili
ricadute degli inquinanti a terra invita gli enti competenti ad analizzarne
venti, direzione, effetti sulle coltivazioni in atto.
3) Chi farà le valutazioni e il monitoraggio (se
mai verranno fatte)?
Ancora una volta poi si
tratta di capire se gli altri enti o istituzioni avranno le risorse idonee
oppure se la risposta sarà la stessa della provincia alle due richieste di
proroga “difficoltà di espletamento delle procedure tecnico – amministrative”.
Difficoltà che se
fossero state risolte o segnalate a chi di competenza o se semplicemente avesse
chiesto l’ausilio dell’Isde o di professionisti volontari o comitati o
cittadini non ci sarebbero sicuramente stati.
I cittadini temono di
essere lasciati soli ancora una volta o semplicemente senza le adeguate notizie
e informazioni e che nemmeno questa disgrazia ambientale consenta di attuare la
prevenzione
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